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Il piano di attacco israeliano contro l’Iran

25.10.2006
 
Pagine: 123

Il documentario fornisce ulteriore credito alle opinioni dell’establishment della sicurezza israeliana, dando ampia rappresentazione ad un discorso di Amadinejad – discorso che le autorità israeliane e i suoi alleati a Washington hanno continuato ad usare con malizia – in cui il presidente iraniano ripete una dichiarazione di un ex leader spirituale iraniano, l’Ayatollah Khomeini, che non era stato notato quando fu pronunciato la prima volta. Nel programma della BBC, Amadinejad viene citato per aver detto che: “Il regime che occupa Gerusalemme dovrebbe essere eliminato dalle pagine della storia”. Questo almeno rappresenta un miglioramento della sua originale traduzione, ripetuta spesso nel programma da Netanyahu ed altri, cioè che “Israele dovrebbe essere eliminata dalle carte geografiche.”

Ma per qualche strana ragione chi ha realizzato il programma deduce dalla loro traduzione più accurata lo stesso diabolico intento da parte di Amadinejad suggerito dalla versione falsificata di Netanyahu. Le armi nucleari dell’Iran, ci viene detto dal programma come se già esistessero, hanno “mostrato ai leaders di Israele un nuovo tipo di minaccia.

” Facendo il suo discorso, dice il film della BBC, Amadinejad “ha decretato una sentenza di morte contro Israele.” Ma come è stato sottolineato in varie circostanze (comunque chiaramente non abbastanza perché la BBC lo abbia rilevato) Khomeini ed Amadinejad si riferivano alla necessità di un cambio di regime, il porre fine ad un regime che occupa la Palestina in violazione delle leggi internazionali.

Non hanno parlato, come pretendono Netanyahu ed i suoi, di distruzione dello stato di Israele o del popolo ebraico. Quel che implica il discorso è che l’attuale regime di Israele dovrà finire perché l’occupazione è illegittima ed insostenibile, non perché l’Iran sta pianificando di colpire con missili nucleari lo stato di Israele o di commettere un genocidio.

Sfugge agli artefici del programma il fatto che il “fragile” Israele sia attualmente l’unico paese del Medio Oriente munito di parecchie centinaia di testate nucleari, ed anche una delle più potenti forze militari del mondo, che con tutta probabilità fa sentire i suoi vicini “fragili”, con molte più ragioni. E visto che dobbiamo essere persuasi di quanto sia davvero “fragile” Israele, viene intervistato un altro ex primo ministro, Ehud Barak. “In definitiva siamo soli” dice, in un’evidente giustificazione di un attacco illegale e unilaterale.

Gli impianti per la ricerca nucleare dell’Iran, avverte Barak, sono nascosti in profondità, così in profondità che “nessun arma convenzionale può arrivarci” lasciandoci inferire che in tali circostanze Israele non avrà scelta se non usare un attacco nucleare tattico di “auto-difesa”. E continuando di questo passo, Barak aggiunge che alcuni impianti sono in aree urbane ad alta densità “dove qualunque attacco potrebbe portare a danni collaterali sui civili.” Ma nonostante questo terrificante scenario evidenziato dai leaders israeliani, il sito web della BBC incoraggia Israele come fanno gli stessi artefici del programma, lasciando intendere che Israele ha il diritto di pianificare uno scontro di civiltà: “Con l’America poco verosimilmente incline a condurre un’azione militare, la pressione a sferrare un raid sta aumentando per i leaders israeliani.”

Come dovrebbe ormai essere chiaro, le impronte del governo israeliano sono dovunque in questo “documentario” della BBC. E non è affatto sorprendente perché l’uomo che sta dietro la sua produzione “indipendente” è il regista israeliano Noam Shalev. Shalev, diplomato alla scuola cinematografica di New York, sta facendo una gran quantità di documentari tramite la sua compagnia di produzione Highlight Films, con sede a Herzliya, vicino a Tel Aviv, che è coccolata dalla BBC e da altre emittenti straniere.

Con il marchio di approvazione della BBC è facile per Shalev vendere i suoi film al mondo intero. Shalev che pretende di “non sposare una causa politica” ha iniziato la sua carriera realizzando documentari su soggetti meno controversi. Ha prodotto films sugli immigranti etiopi che arrivavano in Israele, e sull’organizzazione Zaka, fondamentalisti religiosi ebrei che vanno sulla scena degli attacchi suicidi e nel vero senso della parola raccolgono i pezzi delle spoglie umane.

In passato i suoi film sono riusciti ad eludere la riluttanza delle emittenti come la BBC ad avviare un discorso sul soggetto scottante del conflitto israelo-palestinese al di fuori dei notiziari, toccando l’argomento indirettamente.

Il piano di attacco israeliano contro l’Iran
Comunque i film di Shalev umanizzano sempre i suoi soggetti israeliani, mostrandoli come esseri complessi, emotivi e premurosi, mentre ignorano ampiamente i milioni di palestinesi che governo israeliano ed esercito stanno opprimendo.

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