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La guerra d'informazione contro l'Unione Sovietica continua

25.03.2006
 
Pagine: 12
La guerra d'informazione contro l'Unione Sovietica continua

Nel mondo contemporaneo il blocco economico rappresenta un metodo efficace al fine di logorare l'economia di uno stato considerato nemico. A dire il vero, la dichiarazione ufficiale di blocco economico comporta una moltitudine di problemi. Il progetto va ratificato dall'ONU e da altre organizzazioni internazionali, bisogna inoltre accordarsi con i paesi confinanti dello stato in questione, bloccarne i conti in tutto il mondo...

Quando la strada ufficiale che porta alla dichiarazione di blocco economico sembra essere impraticabile (o eccessivamente ardua), e' lo stesso possibile arrecare un danno economico seguendo altre vie. Ad esempio fare in modo che potenziali investitori stranieri rinuncino all'idea di investire somme ingenti in questo o quel paese. Ma come si fa? Per quella parte di mondo chiamata "occidente", oggigiorno questa questione e' diventata una questione puramente tecnica.

Su cosa si basano investitori e businessmen nel prendere la decisione di investire capitali all'estero? Sulla valutazione individuale del rischio, nonche' sulle valutazioni pubblicate da strutture di carattere internazionale, dalla Banca mondiale fino alla Transparency International. Anche se formalmente organizzazioni indipendenti, esse sono in grado di modificare radicalmente le proprie raccomandazioni, come se fossero guidate da una bacchetta magica...

Il recente esempio riguardante l'Uzbekistan calza a pennello. Islam Karimov, presidente di questo paese dell'Asia centrale, ha recentemente resa pubblica "la infida guerra d'informazione" condotta dall'occidente nei confronti dell'Uzbekistan.

Il motivo che ha indotto il presidente uzbeko ad una dichiarzione di questo genere, e' rappresentato dall'ultimo rapporto da parte della Banca mondiale relativo allo sviluppo economico dell'Uzbekistan, nel quale l'Uzbekistan stesso viene visto come un'insignificante dittatura di stile africano dalla popolazione affamata ed un'economia a terra. Tutto sembrerebbe logico se il rapporto in questione non contraddicesse in pieno le ricerche del Fondo valutario internazionale relative all'economia dell'Uzbekistan, pubblicato alcuni mesi in precedenza.

Contraddizioni sbalorditive. Nel dicembre 2005, la commissione del Fondo valutario internazionale nonostante alcune divergenze politiche, e' stata costretta ad ammettere gli evidenti successi economici dell'ex "paradiso del cotone".

E cosi', secondo i dati del Fondo, nel 2005 l'Uzbekistan ha raggiunto una crescita economica pari al 7%, gli introiti della popolazione sono cresciuti del 20%, mentre l'inflazione si e' fermata a quota 7,8% - decisamente non male per un ex repubblica sovietica.

Su ammissione dello stesso Karimov, questa disamina coincide con i dati ufficiali, tanto piu' che queste cifre sono state confermate da alcune organizzazioni di ricerca internazionali. Ad esempio, il centro di ricerche londinese "Global Insight", specializzato nell'analisi di processi economici nel mondo, ha riconosciuto che le cifre pubblicate relative allo sviluppo economico dell'Uzbekistan nel 2005 sono pienamente veritiere. La "Global Insight" ha evidenziato il processo di introduzione di norme giuridiche in vari settori della vita economica del paese.

"La rapida crescita dell'economia dell'Uzbekistan" - cosi' ha intitolato la propria nota relativa al rapporto del presidente uzbeko l'agenzia d'informazioni tedesca Deutsche Press Agentur, mentre l'agenzia "Down Jones" ha diffuso tra i propri clienti la seguente comunicazione: "l'Uzbekistan continua le riforme economiche", nella quale vengono sottolineati i successi dello sviluppo economico dell'Uzbekistan.

Tuttavia, secondo il rapporto della Banca mondiale, risulta che all'atto pratico l'inflazione corrisponda al 31,8% (percentuale quasi quattro volte superiore a quella fissata dai servizi statistici uzbeki e da diverse organizzazioni occidentali) e che lo stipendio medio in Uzbekistan corrisponda a 50 dollari americani. Questo, considerando che secondo ricerche indipendenti, essa supera i 60 dollari ad un corso commerciale o 90 dollari ad un corso interno.

In quest'ottica e' doveroso ricordare la ricerca effettuata dalla Banca mondiale tre anni fa relativa all'Uzbekistan, dalla quale risultava che lo stipendio medio era inferiore ai 30 dollari. Una percentuale di prosperita' pari al 100% in tre anni non e' che sia poi male. Oppure la Banca Mondiale ha presentato ai suoi clienti-investitori danni non veritieri in uno dei rapporti?

L'opinione della Banca Mondiale e' un punto di riferimento per gli investitori di tutto il mondo. E' fuori di dubbio che adesso una loro parte si sara' un pochino raffreddata nei confronti dell'economia uzbeka. Ma in che modo la Banca mondiale giustifichera' nei confronti dei propri clienti l'enorme baratro nelle valutazioni appartenenti a svariate strutture analitiche nonche' a se' stessa? Va aggiunto che ad occidente l'inganno di azionieri ed investitori viene considerato un grave crimine corporativo.

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