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Argentina, Brasile e Venezuela discutono la questione del gasdotto sudamericano

04.03.2006
 
Argentina, Brasile e Venezuela discutono la questione del gasdotto sudamericano

Esperti di tutti e tre i paesi si sono incontrati a Caracas per discutere l'iniziativa da 20 bilioni di dollari. La compagnia russa Gazprom, da parte sua, si e' dichiarata interessata a prendere parte al progetto.

Esperti e ministri rappresentanti Venezuela, Brasile ed Argentina si sono incontrati mercoledi' a Caracas per discutere la costruzione di un gasdotto della lunghezza di 4970 miglia, che trasferira' gas naturale in direzione sud-est dal Mar dei Caraibi, attraverso la foresta amazzone, in Brasile ed Argentina. Il progetto controverso, dal costo approssimativo di 20 bilioni di dollari, in grado di trasferire giornalmente 150 milioni cubici di gas, e' stato aspramente criticato dai difensori dell'ambiente ed ha attratto l'attenzione di molte compagnie energetiche, tra le quali il colosso russo Gazprom.

Il progetto consiste nel trasferire gas dai depositi situati nella zona meridionale del bacino dei Caraibi e dall'oceano Atlantico attraverso la costa del Venezuela in direzione dell'estuario di Rio de la Plata, tra Argentina ed Uruguay. Secondo diverse stime, l'itinerario previsto sara' lungo tra i 7000 e 9300 chilometri e il gasdotto verra' collegato a linee di gas in Bolivia, Cile, Paraguay, Peru' ed Uruguay.

Eulogio del Pino, presidente del gruppo coordinatore ad alto livello, ritiene che sia stato fatto un passo in avanti in merito al progetto. "Questa e' una decisione di grande importanza per i nostri popoli, e stiamo facendo progressi", ha rilasciato del Pino. Una nota ufficiale diramata all'inizio della riunione a porte chiuse, ha ricordato che il presidente venezuelano Hugo Chavez considera il gasdotto un passo "per un nuovo livello di integrazione tra l'America Latina ed i Caraibi.

I sostenitori del progetto affermano che l'iniziativa promuovera' l'integrazione, migliorera' la solidarieta' tra i popoli complementandone le risorse, comprese quelle sociali.

Gli ambientalisti, da parte loro, descrivono il progetto relativo al gasdotto come "un progetto nato dalla piu' antiquata, primitiva, neo-liberale politica di sviluppo economico", che offre carburante piu' pulito rispetto al petrolio "ma comporta grandi rischi a livello operativo, contribuisce al processo di riscaldamento globale non meno del petrolio, comportera' la deforestazione lungo tutto l'itinerario del gasdotto e sara' soggetto a disastri naturali o atti di sabotaggio".

In Bolivia, la quale si trova in fase di dicsussione in merito ai nuovi prezzi del gas con Argentina e Brasile, l'annuncio della proposta relativa al mega-gasdotto e' stata commentata dal legale del partito al potere Gustavo Torrico come "una bomba ad orologeria per le corporazioni transnazionali, proprio ora che ci stiamo muovendo sulla via della nazionalizzazione degli idrocarburi".

Nelle scorse settimane, la russa Gazprom, la ispano-argentina Repsol nonche' altre multinazionali si sono messe in contatto con le autorita' dell'industria petrolifera in Venezuela ed in Brasile, esprimendo il desierio di prendere parte alla costruzione del gasdotto, considerato l'infrastruttura fisica piu' ambiziosa in tutto il Sudamerica. Tuttavia, i bassi costi al dettaglio del gas naturale per usi domestici nel Sudamerica dove il mercato e' regolato, lasciano perplessi i potenziali investitori sulla bonta' del progetto.

Hernan Etchaleco

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