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Pena di morte: in calo, ma aumenta in Iran e Iraq

28.04.2007
 
Pena di morte: in calo, ma aumenta in Iran e Iraq

Il numero delle esecuzioni nel mondo è sceso da 2148 nel 2005 a 1591 nel 2006 - afferma il Rapporto di Amnesty International silla pena di morte presentato ieri a Roma. Ma il dato è fortemente al ribasso - avverte Amnesty - in quanto non tiene conto di tutte le esecuzioni capitali in Cina, paese leader delle esecuzioni dove Amnesty ha registrato almeno 1000 esecuzioni, ma si ritiene che il numero effettivo delle persone messe a morte possa arrivare a 8000: i dati sulla pena di morte sono considerati dal governo di Wen Jabao un "segreto di Stato".

L’ Iraq si e' aggiunto alla lista dei leader mondiali delle esecuzioni. L’uso della pena di morte in questo paese è cresciuto rapidamente dopo la reintroduzione, avvenuta a metà del 2004. Da allora, vi sono state oltre 270 condanne a morte e almeno 100 esecuzioni: nessuna nel 2004, tre nel 2005. Quanto al 2006, le immagini dell’impiccagione di Saddam Hussein a dicembre hanno sviato l’attenzione dalla drammatica escalation delle esecuzioni, con oltre 65 persone messe a morte nel corso dell’anno, tra cui due donne.

Raddoppiano le esecuzioni in Iran, almeno 177, mentre il Pakistan sale ad almeno 82 esecuzioni. In Sudan sono state 65, ma si teme che il dato effettivo possa essere più alto. Negli Usa, 53 persone sono state messe a morte in 12 Stati. E Iran e il Pakistan sono stati gli unici due paesi in cui, in violazione del diritto internazionale, sono stati messi a morte minorenni all’epoca del reato.

Amnesty International mette in luce una serie di casi che testimoniano la natura crudele, arbitraria e iniqua della pena di morte e la devastante sofferenza causata da ogni esecuzione:
• Kuwait: Sanjaya Rowan Kumara, originario dello Sri Lanka, è stato messo a morte a novembre. Dichiarato morto subito dopo l’impiccagione, è stato portato all’obitorio, dove i medici si sono accorti che si muoveva ancora. Ulteriori esami medici hanno riscontrato un debole battito cardiaco. È stato dichiarato morto cinque ore dopo l’inizio dell’esecuzione.
• Florida, Usa: a dicembre, il governatore Jeb Bush ha sospeso tutte le esecuzioni nello Stato e ha istituito una commissione “per valutare l’umanità e la costituzionalità dell’iniezione letale”. La decisione è stata presa a seguito dell’esecuzione di Angel Diaz, che ha sofferto 34 minuti prima che ne fosse dichiarata la morte. In seguito è emerso che l’ago con cui gli veniva somministrata l’iniezione di veleno gli aveva trapassato la vena, col risultato che le sostanze letali erano state iniettate nei tessuti.
• In Iran, nonostante nel 2002 il presidente dell’autorità giudiziaria abbia dichiarato una moratoria sulla lapidazione, un uomo e una donna sono stati uccisi a colpi di pietre nel maggio 2006. Le pietre sono scelte di dimensioni tali da provocare una morte lenta e dolorosa piuttosto che istantanea.

Il rischio di mettere a morte innocenti esiste sempre e comunque. Nel 2006, tre persone sono state dichiarate innocenti dopo aver trascorso anni e anni nei bracci della morte di Giamaica, Tanzania e Usa. Si ritiene che siano circa 20.000 i prigionieri detenuti nei bracci della morte, in attesa di essere uccisi dallo Stato.

“Chiediamo una moratoria universale sulle esecuzioni. L’anno scorso, il 91% delle esecuzioni è stato registrato in soli sei paesi: Cina, Iran, Iraq, Pakistan, Sudan e Usa. Questi sostenitori a oltranza delle esecuzioni sono isolati e ormai non più in sintonia con la tendenza mondiale” – ha affermato Irene Khan, segretaria generale di Amnesty International. “I dati sulla pena di morte nel 2006 sono inaccettabili, tuttavia persino in Iraq e in Cina rappresentanti dello Stato hanno espresso il desiderio di vedere la fine dell’uso della pena capitale” – ha aggiunto Irene Khan.

Nel 1977, solo 16 paesi avevano abolito la pena di morte per tutti i reati. Trent’anni dopo, il numero degli abolizionisti continua a crescere, creando le condizioni per porre fine alla pena capitale. Nel 2006, le Filippine sono diventate il 99° paese ad averla abolita per reati ordinari. Molti altri, tra cui la Corea del Sud, sono vicini all’abolizione. L’anno scorso in Africa, solo sei paesi hanno compiuto esecuzioni. In Europa, la Bielorussia è l’unico Stato che continua a ricorrere alla pena capitale, mentre gli Usa restano il solo paese delle Americhe ad aver eseguito condanne a morte dal 2003.

“La pena di morte è la forma estrema di punizione crudele, inumana e degradante. È arbitraria, ha dimostrato di essere inefficace a ridurre la criminalità e perpetua un clima di violenza in cui una giustizia autentica non può mai essere conseguita. La pena di morte dev’essere abolita e una moratoria universale sarà, da questo punto di vista, un importante passo avanti” – ha concluso Irene Khan.

Più della metà dei paesi al mondo ha abolito la pena di morte per legge o de facto: 88 paesi hanno abolito la pena di morte per ogni reato. 11 paesi l’hanno abolita salvo che per reati eccezionali, quali quelli commessi in tempo di guerra. 29 paesi sono abolizionisti de facto poiché non vi si registrano esecuzioni da almeno dieci anni oppure hanno assunto un impegno a livello internazionale a non eseguire condanne a morte. In totale 128 paesi hanno abolito la pena di morte nella legge o nella pratica. 69 paesi mantengono in vigore la pena capitale, ma il numero di quelli dove le condanne a morte sono eseguite è molto più basso.

Fonte: www.unimondo.org

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