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Gli americani preparano un triplice attacco nel Medio Oriente

25.03.2007
 
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Gli americani preparano un triplice attacco nel Medio Oriente

Il direttore del Centro di stime militari presso l'Istituto di analisi politiche e militari russo, Anatolij Zyganok, ritiene che nella regione del Medio Oriente si stiano ultimando i preparativi relativi a tre operazioni militari che gli Stati Uniti sarebbero intenzionati ad intraprendere in contemporanea e a breve tempo nei confronti rispettivamente di Afghanistan, Iraq, e con tutta probabilita', Iran.

"La prima operazione, appoggiata da gruppi di portaerei ognuna delle quali in grado di trasportare dagli 80 ai cento aerei, prendera' il via con un attacco nei confronti delle basi e delle posizioni dei Talebani. All'operazione prenderanno altresi' parte bombardieri strategici provenienti dall'isola Diego Garcia, nonche' basi aeree d'ubicazione avanzata a Fairford, in Gran Bretagna. A riprova di cio', il fatto che gli inglesi abbiano recentemente ritirato 1500 militari dall'Iraq, forze che a loro volta sono state ridislocate in Afghanistan al fine di effettuare operazioni terrestri con l'appoggio dell'aviazione d'assalto e di bombardieri strategici", ha dichiarato l'esperto militare russo.

"Gli Stati Uniti hanno gia' annunciato la possibilita' di intraprendere azioni militari nei confronti dei talebani afghani, mentre da parte sua, il movimento dei Talebani ha annunciato un riordinamento su vasta scala delle proprie forze con relativa concentrazione dei propri reparti mobili. I leader dei Talebani spaventano gli americani e gli alleati con centinaia di "kamikaze" pronti a farsi autoesplodere, dichiarazioni altamente credibili, anche se gli attacchi suicidi nei confronti di colonne, posti di blocco e caposaldi della coalizione sono prevedibili". In quest'ottica, secondo Zyganok, il Pentagono non dovrebbe avere grossi problemi in Afghanistan.

Dove pero' i militari statunitensi incontreranno grossi problemi e' in Iraq, sebbene il comando regionale sia pieno di ottimismo grazie all'efficacia della nuova tattica intrapresa. Il senso dell'operazione in fase di preparazione in questa zona, consiste nel minimizzare le possibili perdite alla vigilia dell'ormai inevitabile ritiro dal territorio iraqeno del contingente delle forze d'occupazione, mantenendo contemporaneamente il pieno controllo del sistema di difesa dei giacimenti pertoliferi.

Al fine di risolvere favorevolmente questo compito, secondo Zyganok gli americani hanno due possibilita': la prima consiste nella creazione nell'Iraq settentrionale di una nuova formazione governativa, un enclave curdo, che fungera' da tutore principale degli interessi economici statunitensi in Iraq, sebbene le possibilita' che la Turchia appoggi questa decisione di Washington siano praticamente pari a zero. Gli analitici russi infatti, non dubitano del fatto che appena i curdi dichiareranno la propria autonomia, la seconda armata da campo turca invadera' l'Iraq.

La seconda possibilita' prevede il via ad una serie di negoziati con Damasco al fine di ottenere l'appoggio siriano per quanto concerne la copertura dei confini occidentali dell'Iraq, anche se gli esperti militari russi sostengono che esista una variante di riserva per cio' che concerne lo sviluppo della situazione in Iraq, e piu' precisamente la divisione del Paese sulla base di principi nazional-religiosi.

In questo caso, la parte sunnita dell'Iraq passerebbe sotto il diretto controllo dell'Arabia Saudita, che a sua volta invierebbe in questa zona le proprie truppe al fine di garantirsi la sicurezza delle vie di comunicazione strategiche. In quest'ottica, difficile pero' prevedere cosa ne sara' della parte sciita del dell'Iraq, dal momento che ambirebbero al suo controllo sia l'Iran che gli sciiti arabi, i quali da parte loro non nutrono troppa simpatia nei confronti di Teheran.

La terza operazione militare che, secondo Zyganok, gli Stati Uniti hanno come minimo il 50% di probabilita' di intraprendere a breve tempo nel Medio Oriente, ha come obiettivo l'Iran. All'inizio di gennaio dell'anno in corso alcuni gruppi di portaerei statunitensi sono stati schierati nel Golfo Persico e, verso la fine dello stesso mese, l'aviazione di queste portaerei ha gia' attaccato alcuni villaggi di radicali islamici in Somalia.

Dopodiche' sono stati annunciati sia l'invio di due portaerei statunitensi nell'Oceano Indiano che lo spiegamento in Arabia Saudita di un centro di comando di aviazione militare predestinato alla redesignazione in fase di volo degli obiettivi dei bombardieri strategici, obiettivo questo che nella regione in questione non veniva utilizzato dal 2003. Nel frattempo gli Stati Uniti sono riusciti ad accordarsi con la Russia per cio' che riguarda l'aumento di traffico aereo nei cieli di quest'ultima degli aerei da trasporto Herclues, al servizio delle truppe alleate nelle province settentrionali dell'Afghanistan.

"T?heran segue con grande attenzione il raggruppamento di forze in atto nella zona settentrionale dell'Oceano Indiano, rendendosi perfettamente conto del fatto che oltre ai bombardamenti a cui verrebbe sottoposto l'Iran da parte delle forze dislocate nei Golfo Persico unitamente alle basi aeree in Bahrein, Kuwait e Giordania, il pericolo principale e' rappresentato dai missili alati lanciati sia da basi terrestri che marine", spiega Zyganiuk.

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