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Le armi cinesi inquietano l'America

25.03.2007
 

La Cina ha aumentato del 17,8% il proprio bilancio militare per l'anno in corso. Questa decisione è stata resa pubblica dal portavoce dell'Assemblea popolare cinese (Parlamento) durante i dibattiti annuali sul budget di Stato. Con un tale incremento, il budget dell'esercito raggiunge il 7,5% del budget generale, 350 miliardi di yuan ( l'equivalente di 45 miliardi di dollari).

Nel suo discorso d'apertura, il Primo Ministro Wen Jiabao ha sottolineato la determinazione del proprio governo a modernizzare l'esercito del suo Paese, affermando che " la costruzione di un sistema di difesa nazionale e di un esercito popolare potente è un obiettivo strategico della modernizzazione socialista".

Ciò è bastato per far scattare una valanga di critiche da parte degli Stati Uniti contro le "intenzioni belliche" di Pechino.

Washington trova nell'aumento progressivo, che continua da una ventina d'anni, del budget militare della Cina "un segnale inquietante" e "una minaccia" per i vari Paesi confinanti, specie per Taïwan ed il Giappone: " questo genere di spese non preoccupa solo noi, ma suscita anche l'inquietudine tra i vicini della Cina. Ciò contraddice la politica cinese di sviluppo pacifico " ha dichiarato un portavoce della Casa Bianca, Gordon Johndrœ.

Gli Americani, il cui budget militare è dieci volte più importante di quello annunciato dalla Cina, sospettano quest'ultima di nascondere la verità. Secondo loro, il Paese di Mao spenderebbe per potenziare il proprio esercito circa 115 miliardi di dollari l'anno, cosa che la collocherebbe al secondo posto nel mondo. Di gran lunga, tuttavia, dietro agli Usa, dove l'Amministrazione Bush ha reclamato quest'anno 484 miliardi di dollari per il proprio budget di "difesa" (senza tener conto delle spese impegnate in Iraq e in Afghanistan).

La politica militare cinese ha registrato questi ultimi anni un salto qualitativo sufficientemente importante per preoccupare la Nato in generale ed il Pentagono in particolare. Terra, mare, spazio…il potenziamento si afferma su tutti i fronti, geografici, come tecnologici. Sottomarini, missili, spionaggio, l'antico Impero di mezzo registra un avanzamento considerevole in settori estremamente specialistici. Esso accumula le prestazioni, mentre riduce il personale militare (almeno duecentomila posti soppressi dal 2003), preferendo investire nella ricerca.

Ciò che inquieta particolarmente Washington, sono i risultati registrati in un campo particolarmente sensibile come quello della tecnologia. Nel gennaio scorso, la Cina ha provocato lo stupore dell'Occidente distruggendo uno dei propri vecchi satelliti meteorologici, situato a 800 Km d'altezza. Il perfetto successo di questo tiro di un missile anti-satellite è stato molto commentato negli Usa e in varie capitali europee, che hanno intravisto un potente mezzo supplementare, capace di minacciare la presenza occidentale nel cielo asiatico. Ormai il "modo di fare" cinese può rendere "ciechi" - dunque inutilizzabili - i satelliti spia dell'America e dei suoi alleati.

Per concludere, Pechino, che dispone ormai di sottomarini a propulsione nucleare, sarebbe riuscita in un colpo da maestro, lanciando, per prova, missili a 8000 Km. Ce n'è abbastanza per minacciare la potenza navale degli Stati Uniti nel Pacifico, modificandone la velocità di crociera.

Smarriti, gli Usa hanno annunciato la consegna prossima di circa 443 missili a Taiwan, prima misura preventiva che sarà seguita da altre. La Cina ha reagito vigorosamente. Sta cominciando la "seconda guerra fredda" tra Pechino e Washington?

da www.tunishebdo.com - traduzione per www.megachip.info  di Cristina Falzone

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