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L'Onu: servono 43 milioni per sfamare l'Afghanistan

24.10.2006
 

Più di due milioni di afgani hanno bisogno di un aiuto alimentare a causa della situazione del Paese. Lo sostengono il governo di Kabul e l´inviato dell´Onu in Afghanistan che hanno lanciato domenica un appello per un aiuto urgente della comunità internazionale per 43 milioni di dollari.

È la seconda, drammatica richiesta in tre mesi. Nel luglio scorso Onu e governo avevano chiesto 76,4 milioni di dollari, ma ne erano giunti meno della metà. La sola missione militare italiana nel Paese costa ai contribuenti circa 200 milioni di dollari ogni sei mesi, abbastanza per dare assistenza per due anni a tutti gli afgani bisognosi.

Circa 1,9 milioni di afgani hanno bisogno di assistenza alimentare, cioè quasi 200mila in più di quanti non fossero stati stimati a luglio. La causa principale di questa situazione va ricercata nella siccità, resa ancora più devastante dallo stato di guerra in cui si trova il Paese e che impedisce a molti contadini di lavorare la propria terra. Inoltre, almeno 20mila famiglie (in media composte da sei persone ciascuna) sono profughe a causa dei combattimenti che infuriano nel sud del Paese, dove Talebani e forze Nato si danno battaglia, ha spiegato la signora Amirah Haq, rappresentante speciale aggiunta dell´Onu nel Paese.

«Oltre al milione e 900 mila persone che avranno bisogno di un aiuto alimentare da qui al raccolto di aprile, l´appello riguarda anche le famiglie che sono state costrette a fuggire dalle regioni del su» ha detto la rappresentante delle Nazioni Unite.

In Afghanistan vivono tra i 26 e i 30 milioni di abitanti (l´ultimo censimento risale al 1979). Nell´appello sono compresi oltre circa 50mila tonnellate di prodotti alimentari anche strumentazione sanitaria, per la potabilizzazione dell´acqua e per l´educazione scolastica. Il ministro afgano per la Riabilitazione rurale ha ammesso che questa penuria alimentare non ci sarebbe se i contadini afgani smettessero di coltivare l´oppio. La coltivazione della pianta è ripresa su grande scala dopo l´arrivo dei soldati statunitensi e Nato e la caduta del governo talebano, che aveva in gran parte fatto distruggere le piantagioni di oppio.

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