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L'ombra di Nixon aleggia ancora sugli Stati Uniti

24.04.2007
 

Il 22 aprile del 1994 moriva Richard Nixon, 37 presidente degli Stati Uniti d’America e uomo dalle tante vite. A 13 anni di distanza, gli storici incontrano ancora qualche difficoltà nel riassumere la sua figura perché, a parte la data di nascita e la fede quacchera dei genitori, tutto il resto è opinabile.

Dopo l’elezione alla Camera dei Rappresentanti nel 1946, la sua ascesa politica fu veloce come una meteora, ma già allora si intravedeva in lui una straordinaria propensione alla menzogna. Nel 1960, Richard Nixon ottiene la nomination repubblicana e tenta la carta presidenziale, ma l’aria tirata e gli abiti da provinciale non possono reggere il confronto con il giovane e sorridente Kennedy. La sconfitta è una batosta formidabile, ma quattro anni dopo Nixon tira di nuovo fuori le unghie e si ripresenta alle elezioni sfidando il democratico Humphrey. Stavolta la vittoria è sua, soprattutto grazie ai voti della cosiddetta “maggioranza silenziosa”.

Tuttavia, fin dal primo giorno alla Casa Bianca, Nixon, che ha ereditato dal predecessore Johnson la guerra del Vietnam, viene contestato dal movimento pacifista e risponde autorizzando l’uso della forza per sgomberare le piazze dai manifestanti e l’uso delle armi per dare una lezione agli studenti che occupano le università. Mentre l’esercito si scaglia come un bufalo in calore sulla Cambogia, il 4 maggio del 1970 la Guardia Nazionale varca i cancelli del complesso universitario di Kent e spara alla cieca uccidendo quattro studenti e paralizzando per sempre un quinto ragazzo.

Nel 1972, Richard Nixon affronta la terza campagna elettorale per la presidenza degli Stati Uniti per la quale arruola anche moglie e figlie in veste di addette alle pubbliche relazioni. Finge di avere un piano di pace ma continua a sferrare coltellate al sud est asiatico Gli effetti della guerra, le bombe cadute a migliaia sul Vietnam, rischiano di fargli fare un brutto capitombolo politico e invece diventa presidente per la seconda volta sconfiggendo il democratico Mc Govern.

Ormai è un uomo solo perché i pochi amici che aveva gli hanno girato le spalle da tempo e l’unica persona sulla quale può ancora contare è la sua segretaria, Rose Mary, che il Ladies Home Journal aveva più volte definitivo “una delle donne più potenti degli Stati Uniti”.

Sempre nel 1972, ed esattamente l’otto giugno, cinque uomini vengono scoperti mentre piazzano cimici nel quartiere generale dei Democratici. Scassinatori di infimo ordine secondo la Casa Bianca, invece è solo il primo atto del caso Watergate, che si svilupperà sul proseguo politico della guerra del Vietnam e sarà la rovina del presidente. Tutto questo non impedisce a Nixon di appoggiare il colpo di Stato di Pinochet contro l’allora presidente cileno Allende sotto la direzione del diabolico Henry Kissinger e con l’aiuto dell’esercito cileno che provvederà a far sparire migliaia di oppositori.

Si scopre che tra il 1971 ed il 1973 Nixon faceva registrare tutte le telefonate in entrata ed in uscita dalla Casa Bianca, ma ad un certo punto le registrazioni si interrompono. Ad una richiesta della Corte Suprema di consegnare i nastri con le registrazioni Nixon risponde picche. Il Comitato Senatoriale sul Watergate lo accusa formalmente di sabotaggio ed altre trame oscure oltre che di aver pagato le cinque maldestre talpe sorprese nella sede del partito Democratico, il che è troppo anche per i Repubblicani più fedeli.

Costretto alle dimissioni, Nixon si fa portare un flacone di valium dal segretario di Stato Haig. Il tappo è duro ed è costretto a svitarlo con i denti, E’ l’ultimo atto della seconda presidenza di Nixon che il giorno seguente esce per sempre dalla Casa Bianca. Nei venti anni intercorsi tra il Watergate e la sua morte, si dedica alla biblioteca che porta il suo nome. Il 22 aprile del 1994, muore al Cornell Hospital di New York, quattro giorni dopo essere stato colpito da un infarto. Il tempo gli aveva restituito un ruolo come consigliere in politica estera e gli americani lo avevano già perdonato.

Qualcuno ha persino ammesso di averlo rimpianto dopo l’arrivo di George Bush ma non al punto di approvare che gli venissero tributate esequie solenni. Fu Bill Clinton a volerlo e a consentire che venissero sparati anche i tradizionali 21 colpi di cannone. Tutto molto suggestivo. Peccato solo che il rumore spaventò i bambini e fece volare via stormi di uccelli terrorizzati. Fu l’ultima invadenza di Richard Nixon.

di Bianca Cerri

Fonte: www.altrenotizie.org

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