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Dal mondo

Vietnam: una piccola Cina

24.03.2007
 

Il Vietnam contemporaneo sta conoscendo grandi trasformazioni, di cui segna il passo l’ingresso nel Wto, dal gennaio di quest’anno, che ha sancito il conseguimento di un nuovo e decisivo traguardo verso un modello di sviluppo economico orientato all’economia di mercato.

La visita di George W. Bush nel novembre 2006, a ridosso dell’entrata ufficiale del paese nella World Trade Organization, ha definitivamente suggellato anche una nuova fase di collaborazione con l’ex nemico di un tempo.

Sono successi che vanno ascritti alla dirigenza di Hanoi, che sta esprimendo una strategia geopolitica molto accorta e pragmatica nel ricostruire i rapporti con rivali storici come la Cina e gli Stati Uniti. Con questi ultimi sono stati stipulati importanti accordi commerciale, mentre sul versante della cooperazione nel settore militare sono in fase di avviamento alcuni progetti, anche se in campi piuttosto limitati. Ma nel frattempo Hanoi, lo scorso dicembre, ha ottenuto lo status conferito dalla Normal Trade Relations, che Washington ad oggi nega solo a Cuba e alla Corea del Nord.

Anche con Pechino i rapporti si sono normalizzati, migliorando di anno in anno. Sistemate le questioni sulla contestata sovranit? sull’arcipelago delle isole Spratly, posizionate strategicamente al centro delle rotte commerciali che attraversano il Mar Cinese Meridionale, per mezzo del Codice di Condotta siglato nel 2002, i due paesi stanno conoscendo un forte sviluppo del loro interscambio commerciale. La Cina nel 2006 si e' collocata al quindicesimo posto per livello di investimenti su 74 paesi stranieri con asset in Vietnam e conta gi? su una presenza di circa 400 imprese.

Tuttavia, con opportuna lungimiranza, Hanoi sta intessendo relazioni anche con altri vicini importanti, nell’ottica della ricerca di alleanze con quelle potenze regionali, come l’India e il Giappone, le cui strategie prevedono uno scenario di “competizione-contenimento” nei confronti del gigante cinese.

Emerge, pero', lo spiccato boom economico che sta vivendo la Repubblica Popolare del Vietnam, tale da farla definire una “piccola Cina”. Rappresenta la seconda economia per crescita del Sud Est asiatico, il costo del lavoro ? piu' basso rispetto a molte delle famose zone economiche speciali cinesi e, anche nel Nord del paese, si ? avviata una politica commerciale che attrae gli investimenti dall’estero. Ad oggi troviamo in Vietnam ben 260 aziende americane, che hanno effettuato investimenti per un ammontare di 1,45 miliardi di dollari.

Un esempio significativo e' quello del colosso mondiale dei chip, la Intel, che ha deciso di impiantare uno stabilimento del valore iniziale pari a 300 milioni di dollari, mentre sembra certo che un secondo sar? a breve termine. La Russia ha offerto, dal canto suo, assistenza e tecnologia per la costruzione del primo impianto nucleare vietnamita, i giapponesi della Samsung e varie altre aziende del Sol Levante vi hanno stanziato numerose attivit?.

Questi ultimi, contemporaneamente ai cinesi, hanno scoperto che produrre nel nord del Vietnam costa meno (50 dollari in media anziche' 100) che nella regione cinese, oramai troppo sviluppata, del Guangzhou. E il lungo confine terrestre Cina-Vietnam si sta riempendo di case da gioco e casin? per soddisfare la nota passione nazionale cinese per il gioco d’azzardo.

Alla base dell’attuale crescita economica vi e' l’avvio del Doi Moi (rinnovamento), sancito con grande pragmatismo nel 1986, e nonostante, come gi?' avvenuto in Cina, venga mantenuto saldo il modello del partito unico, si e' scelta la strada dell’economia di mercato globalizzata. Ancor piu' il nuovo corso politico della leadership di Hanoi si e' rafforzato proprio lo scorso anno, con il rinnovamento dei vertici piu' importanti del Politburo.

E, quasi si trattasse di una rivincita della storia, alcuni tra i suoi dirigenti piu' importanti, il nuovo presidente Nguyen Minh Triet e il Primo Ministro Nguyen Tan Dung, provengono dal quel Sud un tempo alleato degli Stati Uniti e sconfitto dai Vietcong nel 1975 con l’ingresso a Saigon.

di Marco Leofrigio

Fonte: www.geopolitica.info

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