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La borsa petrolifera iraniana e' una minaccia diretta contro il dollaro

22.11.2006
 
Pagine: 12
La borsa petrolifera iraniana e' una minaccia diretta contro il dollaro

L’amministrazione Bush non permetterà mai che il governo iraniano apra una borsa petrolifera iraniana basata sull’euro. Se ciò dovesse accadere centinaia di miliardi di dollari rifluirebbero negli Stati Uniti con l’effetto di schiacciare il biglietto verde e affondare l’economia. Ecco perchè Bush & Co, vogliono fare la guerra all’Iran. Si tratta puramente e semplicemente di difendere l’attuale sistema mondiale e la sua moneta di riserva: il dollaro.

L’accusa che l’Iran si stia preparando a sviluppare armi atomiche è un semplice pretesto. Secondo la NIE (National Intelligence Estimate) l’Iran avrà bisogno ancora di una decina d’anni per poter sviluppare qualche forma di armamento atomico. Il direttore della IAEA, Mohammed ElBaradei ha ripetuto continuamente che la propria agenzia di controllo non ha trovato “nessuna prova” che esista un programma nucleare militare.

Non esiste infatti nessun piano nucleare di armamenti, né tantomeno nessun armamento nucleare, in realtà sono i progetti economici iraniani che costituiscono una minaccia mortale per l’economia americana, e la minaccia non può essere ignorata lasciando che sia l’inesorabile funzionamento delle leggi del libero mercato a regolare le cose.

Fatto sta che l’America ha il monopolio sul mercato del petrolio. Il petrolio viene venduto esclusivamente in dollari presso le borse di New York (NYMEX) o di Londra (IPE), ambedue in mani americane. Questo comporta che le banche centrali mondiali sono costrette a mantenere grosse riserve di dollari anche con un biglietto verde appesantito da un debito di 8 mila miliardi di dollari e con l’amministrazione Bush che ha dichiarato di continuare nella sua politica di indebitamento rendendo permanenti i tagli alle tasse.

Il monopolio americano, come valuta mondiale di riserva, segue perfettamente lo schema piramidale di una catena di Sant’Antonio. Dal momento che le altre nazioni sono obbligate a comprare dollari per potersi approvvigionare di petrolio, gli USA possono continuare nella loro politica sfrenata di indebitamento senza pagare pegno. (Attualmente il dollaro rappresenta il 68% dell’ammontare complessivo delle riserve mondiali, contro il 51% di appena una decina di anni fa.) L’unica minaccia a questa strategia è la prospettiva di una concorrenza rappresentata da una terza borsa mondiale indipendente, che costringerebbe il già pericolante dollaro a confrontarsi faccia a faccia con una valuta di riserva più stabile (e senza grossi debiti) come l’euro. Questa situazione consentirebbe alle banche centrali di diversificare le loro riserve rimandando in America miliardi di dollari con l’effetto di provocare un devastante ciclo di iperinflazione.

 Gli sforzi di mantenere lontano dai titoli di prima pagina l’apertura della borsa petrolifera iraniana sono stati coronati da un grande successo. Una ricerca con Google ci dimostra che NESSUNO dei maggiori giornali o reti TV ha parlato dell’imminente borsa iraniana. L’avversione dei mezzi di informazione principali a riferire su temi controversi di interesse del pubblico si è manifestata in modo evidente in molti altri casi, come per esempio le elezioni fraudolente del 2004, i resoconti stenografici di Downing Street e la distruzione di Falluja. I grandi mezzi di comunicazione invece di informare il pubblico hanno fatto da grancassa ai disegni del governo, manipolando così l’opinione pubblica ripetendo in continuazione i temi demagogici di Bush. Il risultato è che pochi sono a conoscenza della gravità della situazione che minaccia l’economia americana.

La controversia non è quindi tra “liberali contro conservatori”. Tutti quelli che hanno analizzato il problema sono giunti alla medesima conclusione, se la borsa iraniana avrà successo il dollaro precipiterò con gravi conseguenze per l’economia americana.
Ecco che cosa riferisce Krassimir Petrov, laureato in economia, in un suo recente articolo dal titolo: La proposta borsa petrolifera iraniana:
“Da un punto di vista puramente economico se la borsa iraniana avrà successo verrà presto preferita dalle maggiori forze economiche mondiali accelerando l’abbandono del dollaro. La caduta del dollaro aumenterà in modo drammatico l’inflazione americana facendo salire verso l’alto gli interessi americani a lungo termine. A questo punto la Fed si troverà a fronteggiare una difficile scelta… deflazione o iperinflazione, quindi o farà ricorso alla “medicina classica” dello schema deflativo, con l’aumento dei tassi di interesse, che, a loro volta causeranno una depressione economica grave, con la caduta del mercato immobiliare, l’implosione delle azioni, dei bonds e dei mercati dei derivati, insomma un collasso finanziario totale, oppure, in alternativa, scegliere la strada di Weimar dell’inflazione….

Senza alcun dubbio il Comandante in Capo Ben Bernanke, un applaudito studioso della Grande Depressione…, sceglierà l’inflazione… il Maestro gli ha insegnato che la panacea di ogni problema finanziario è quella inflativa, accada quello che accada… per evitare la deflazione si farà ricorso alle rotative tipografiche del Tesoro, …e, se necessario, si monetizzerà tutto quello che c’è da monetizzare. Il risultato finale sarà la distruzione della valuta americana per mezzo delle iperinflazione…”
Così, o si aumentano i tassi di interesse e si provoca un “crollo finanziario totale” oppure si sceglie “la strada di Weimar” e si ottiene la “distruzione dell’economia americana a causa della iperinflazione.”

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