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Ney Yorker: Bush sta preparando l’attacco a Teheran

22.11.2006
 
Ney Yorker: Bush sta preparando l’attacco a Teheran

Potrebbe Bush, nonostante la clamorosa debacle al Congresso, avere ancora voglia di attaccare Teheran? Oltre al pelo i falchi hanno perso anche il vizio? Se lo chiede il premio Pulitzer Seymor Hersh (celebre per gli scoop sul massacro di Mi Lai e Abu Ghraib) sul Ney Yorker di questa settimana, sostenendo che sì, l’ amministrazione repubblicana potrebbe andare avanti contro tutto (un rapporto della Cia che assicura che il programma nucleare iraniano è solo per scopi civili) e tutti (la maggioranza democratica) pur di terminare il restyling dell’ area mediorientale.

Tutto sarebbe cominciato il mese scorso quando Cheney, durante una riunione con i capi della sicurezza nazionale, avrebbe affermato che un’ eventuale vittoria dei democratici non avrebbe significato l’ abbandono dell’ opzione militare contro Teheran. Bush anzi si sarebbe già messo al lavoro. L’ apparente mossa conciliatoria di sostituire l’ architetto della guerra in Iraq, Rumsfeld, con il più moderato Robert Gates, altro non sarebbe che il tentativo di piazzare alla Difesa una persona abbastanza credibile (agli occhi dell’ elettorato) per guidare l’ offensiva contro Teheran, sostengono ex ufficiali dell’ intelligence Usa. Il ragionamento potrebbe essere stato più o meno questo: “ Gates non è colui che ci ha detto che l’ Iraq aveva armi di distruzione di massa, e quindi sarà preso seriamente dal Congresso”.

A testimoniare la determinazione dei falchi, ci sarebbe la loro ostilità nei confronti di un recente rapporto segreto stilato dalla Cia. Il documento affermerebbe che non ci sono “prove conclusive di un programma iraniano segreto di armi nucleari condotto parallelamente alle operazioni civili che l´Iran ha dichiarato all´ IAEA (Agenzia internazionale dell´energia atomica )”. I livelli di radioattività riscontrati confermerebbero che per ora gli ayatollah si stanno concentrando esclusivamente sul programma civile; gli stessi sistemi di rilevamento piazzati vicino alle centrali dagli 007 israeliani e americani, avallerebbero quest’ ipotesi.

Ma a Washington, sostiene Hersh, non starebbero cercando “la pistola fumante, ma qualcosa che li conforti nel loro obiettivo, che è quello di compiere una missione”. E quindi il rapporto della Cia non sarebbe sufficiente a scoraggiare Bush: “se non riusciamo a trovare tracce del programma militare segreto significa solo che lo hanno nascosto bene” pensano alla Casa Bianca. E già la Dia, l’ agenzia d’ intelligence della Difesa, si è messa all’ opera per smontare le conclusioni della sorella Cia. Argomenti che ricordano da vicino i preparativi della guerra contro Saddam, altrettanto forzati e razionalmente discutibili.

E alcune fonti citate dal giornalista del New Yorker, sostengono che l’ obiettivo di una futura guerra all’ Iran sarebbe proprio quello di far dimenticare il fallimento a Bagdad e magari, perchè no, riportare ordine in Iraq; Bush e il segretario di Stato Rice hanno più volte sottolineato l’ influenza destabilizzante di Teheran nel paese, esercitata attraverso i legami con le milizie sciite di Moqtada al- Sadr. Conclusioni quanto meno affrettate. Lo stesso rapporto della Cia metterebbe ben in guardia la Casa Bianca contro la tentazione di colpire l’ Iran: “Un attacco americano farà sparire ogni differenza all’ interno del mondo arabo, e ci ritroveremo Hamas, Hezbollah, Siria e Iran uniti a combattere contro di noi e stati come l’ Egitto e l’ Arabia Saudita mettere in discussione i propri legami con l’ Occidente”.

Scenari apocalittici. Ma la Casa Bianca (come poteva essere altrimenti?) ha già pubblicamente smentito la ricostruzione di Hersh, definendola “una truffa piena di inesattezze”.

Il giornalista, sostengono a Washington, “ha cercato ancora una volta di creare una storia per soddisfare le sue opinioni estremiste”.

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