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Dal mondo

Riallineamento globale e declino della superpotenza

21.03.2007
 
Pagine: 123

C'è forse qualche dubbio che Bush marcerebbe in tutta fretta verso Tehran e Damasco? C'è forse qualche dubbio che Guantanamo e gli altri "siti neri" della CIA in tutto il mondo aumenterebbero in numero e dimensioni? C'è forse qualche dubbio che il riscaldamento globale, il picco del petrolio, la non-proliferazione nucleare, la povertà, la fame e l'AIDS continueranno ad essere ignorati dagli aziendalisti e dalle elite bancarie di Washington?

C'è forse qualche dubbio che un successo in Iraq rinforzerebbe ancor più un sistema tirannico che limita il processo decisionale su tutti i temi di importanza globale, compresa la stessa sopravvivenza del pianeta, ad una piccola fratellanza di ricchi plutocrati e gangster?

Il "nuovo ordine mondiale" promette dispotismo, non democrazia.

Molte persone credono che gli Stati Uniti abbiano subito un golpe silenzioso e siano stati sequestrati da una cabala di fantasisti politici e guerrafondai. Ma questo è solo parzialmente vero. Gli Stati Uniti hanno una lunga storia di attività segrete e altre chiare violazioni del diritto internazionale. Forse, siamo reclutanti ad accettare la verità perché è più facile nascondere la testa nella sabbia e lasciare che la rapina continui.

La verità è che c'è una linea retta dalla fondazione di questo paese ai campi di sterminio di Baghdad. Questa linea potrà anche essere deviata da periodi di illuminismo e pace, ma è ininterrotta dal Congresso Continentale ad Abu Ghraib, da Bunker Hill a Falluja, da Valley Forge a Guantanamo. Cresce tutto dalla stessa radice.

Adesso gli Stati Uniti stanno affrontando una crescente resistenza da tutti gli angoli della Terra. La Russia, la Cina, e i paesi dell'Asia Centrale si sono uniti nella Shanghai Cooperation Organization (SCO) per respingere l'influenza Usa-NATO nella regione. E in America latina un'alleanza di governi di sinistra ha formato il Mercosur sotto la leadership di Hugo Chavez. L'Africa resta ancora politicamente frammentata e aperta allo sfruttamento occidentale, nonostante maldestri interventi in Somalia, Nigeria e Sudan suggeriscano che l'impero affronterà anche qui una resistenza in ascesa.

Queste nuove coalizione indicano gli enormi cambiamenti geopolitici che sono già in corso. Il mondo si sta riallineando in reazione all'aggressione di Washington. Possiamo aspettarci di vedere questi gruppi continuare a rafforzarsi mentre l'amministrazione compie la sua guerra per le risorse con la forza delle armi. Questo significa che il "vecchio ordine" -- le Nazioni Unite, la NATO e l'Alleanza Transatlantica -- saranno sempre più sotto pressione finché le relazioni saranno infine tagliate.

Le Nazioni unite sono già diventate irrilevanti con il cieco supporto alle politiche Usa in Medio Oriente. Il loro silenzio durante il distruttivo assalto di Israele al Libano, come il loro mancato riconoscimento dei "diritti inalienabili" dell'Iran secondo il Trattato di Non-proliferazione Nucleare (NPT) ha esposto l'ONU ad un cieco avvallo per la belligeranza statunitense. Un attacco all'Iraq sarebbe la fine delle Nazioni Unite, un'istituzione che aveva portato grandi promesse al mondo, ma che adesso serve meramente come copertura per l'agenda dell'elite occidentale. L'ONU facilita più guerre di quante nel fermi.

L'Afghanistan è la chiave per capire cosa c'è in serbo per l'UE, la NATO e l'Alleanza Transatlantica. Non c'è possibilità di successo in Afghanistan. Se gli uomini che hanno programmato l'invasione conoscessero un briciolo di storia del paese avrebbero saputo come sarebbe progredita la guerra. Avrebbero realizzato che gli Afghani, tradizionalmente, si prendono il loro tempo prima di rispondere (Eric Margolis predisse che la vera guerra non avrebbe avuto luogo fino a 4 o 5 anni dopo l'invasione iniziale), misurando la forza del loro nemico e guadagnandosi un più ampio supporto popolare. Poi hanno proceduto con passi deliberati per liberare il loro paese dagli invasori. Queste sono persone fieramente nazionaliste ed indipendenti che hanno combattuto l'occupazione prima di oggi e sanno cosa ci vuole per vincere.

Siamo indotti a pensare erroneamente che la guerra in Afghanistan sia meramente un'insorgenza talebana (o peggio ancora) "terrorista". L'attuale conflitto rappresenta una sollevazione generale dei nazionalisti Pashtun, che cercano di porre fino all'occupazione straniera. Conoscono di prima mano la politica Usa-NATO, che ha rafforzato i signori della guerra, esteso il commercio di droga, ridotto la sicurezza ed aumentato il terrorismo. Secondo il rapporto del Senlis Council, l'occupazione ha scatenato "una crisi umanitaria di fame e povertà... le politiche Usa in Afghanistan hanno ricreato un paradiso sicuro per il terrorismo che l'invasione del 2001 mirava a distruggere".

La resistenza armata afghana è piena di risorse ed indomabile. Ha un numero crescente di reclute per infoltire i propri ranghi. Alla fine, vinceranno loro. E' il loro paese e saranno lì per molto tempo dopo che ce ne saremmo andati.

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