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Il costo delle rivoluzioni

18.04.2007
 
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Il costo delle rivoluzioni

Solamente al fine di sostenere due delle quattro cosiddette "rivoluzioni colorate", in Ucraina ed in Kirghisia, scoppiate negli ultimi anni nell'area postsovietica, gli Stati Uniti hanno investito piu' di 110 milioni di dollari.

Queste sono le cifre riportate dagli autori di un documentario di produzione francese intitolato "Rivoluzione.com. USA. Alla conquista dell'est", mandato in onda qualche giorno fa dal canale televisivo statale russo "Rossija". I documentaristi francesi sono giunti alla conclusione che dietro alle quattro rivoluzioni avvenute negli ultimi anni nell'area postsovietica, piu' precisamente la "rivoluzione di velluto" in Serbia, la "rivoluzione delle rose" in Georgia, la "rivoluzione arancione" in Ucraina ed infine la "rivoluzione dei tulipani" in Kirghisia, ci siano gli Stati Uniti, convinti a loro volta del fatto che, per far salire al potere il tipo di regime desiderato, non sia indispensabile una guerra.

E, sempre secondo gli autori del documentario, non e' assolutamente escluso il fatto che gli Stati Uniti si fermino qui, dal momento che nel mirino di Washington ci sono ora la Moldavia e alcune delle ex repubbliche sovietiche della zona asiatica.

Secondo l'opinione dei documentaristi francesi, il rovesciamento del regime di Milosevic del 2000, la rimozione nel novembre del 2003 di Eduard Shevarnadze, la venuta al potere in Ucraina di Viktor Yushenko nel dicembre del 2004 ed il trionfo della "rivoluzione dei tulipani" in Kirghisia nel marzo del 2005, non rappresentano altro che gli anelli di un'unica catena.

"Quattro rivoluzioni senza spargimenti di sangue, quattro regimi totalitari, le tracce cioe' di cio' che rappresentava la potenza sovietica, sono svaniti nel nulla nel giro di qualche settimana facendo ricorso ogni volta allo stesso tipo di scenario - elezioni falsificate, un potere che si contrapponeva convulsamente per poi, alla fine dei conti, cedere nei confronti degli insorti", sottolineano gli autori del documentario, secondo i quali tali metodi rivoluzionari vennero sperimentati per la prima volta in Serbia.

Ed e' proprio nell ex repubblica jugoslava che vennero per la prima volta applicate le tesi contenute nel libro dello scrittore americano Jim Sharp "Dalla dittatura alla democrazia", un originale manuale di messa in atto di rivoluzioni pacifiche sulla base di ricette assai semplici. Nel libro, ad esempio, viene raccontato come ai rivoluzionari sia riuscito di instaurare buoni rapporti con la polizia, il perno di qualsiasi tipo di dittatura.

E fu proprio lo stesso Sharp a dichiarare successivamente che coloro i quali tentarono nel 2000 di rovesciare il regime di Slobodan Milosevic in Serbia si attennero ai suoi consigli. A seguito della caduta di Milosevic, furono poi gli stessi serbi a diffondere tale metodica collaborando attivamente prima con i georgiani al fine di rimuovere Eduard Shevarnadze, e poi con gli ucraini nella fase di preparazione che porto' alla "rivoluzione arancione".

A distanza di 10 mesi dalla riuscita campagna di Belgrado, l'ambasciatore americano in Bielorussia Michael Kozak, dall'alto della sua esperienza in simili azioni in America Centrale, in particolare nel Nicaragua, organizzo' una campagna sui generis atta a rovesciare il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko, campagna che pero' per gli Stati Uniti non fini' secondo le attese.

La cosiddetta "rivoluzione arancione" in Ucraina, ha rappresentato la quarta campagna tra quelle organizzate dagli Stati Uniti in quattro diversi Paesi dell'area postsovietica allo scopo di non rendere pubblici e di conseguenza non riconoscere gli effettivi risultati delle elezioni per poi far cadere i rispettivi regimi in questi Paesi. La preziosa esperienza acquisita in Serbia, Georgia e Bielorussia venne di conseguenza impiegata al fine di effettuare azioni di protesta nei confronti del regime dell'allora presidente ucraino Leonid Kuchma.

Il momento chiave dell'introduzione della democrazia all'interno di una societa' e' rappresentato dalla procedura del conteggio dei voti effettuato parallelamente a trucchi e falsificazioni di vario genere che cosi' tanto amano i regimi che godono di una reputazione dubbia. Oltre agli osservatori ufficiali dell'organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, durante la fase di spoglio delle schede nel corso delle elezioni ucraine presenziavano migliaia di osservatori locali, in precedenza addestrati e pagati dall'Occidente.

Nell'occasione furono altresi' organizzati sondaggi nei confronti degli elettori all'uscita dei seggi che dimostravano la vittoria di Yushenko con un margine pari all'11%. E proprio questi dati sono diventati una delle cause principale dell'evolversi dell'attuale situazione in Ucraina.Sulla base di tali sondaggi, l'opposizione ha poi preso l'iniziativa nella battaglia propagandistica contro il regime facendoli apparire di conseguenza sulla stampa.

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