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A distanza di 61 anni gli inglesi e gli americani iniziano a capire chi abbia effettivamente vinto la Seconda guerra mondiale

13.11.2006
 
A distanza di 61 anni gli inglesi e gli americani iniziano a capire chi abbia effettivamente vinto la Seconda guerra mondiale

Sia la Gran Bretagna che gli Stati Uniti continuano ad insistere col fatto che sono stati proprio i loro rispettivi eserciti a sconfiggere i nazisti, sebbene tutta una serie di fatti documentabili storicamente dimostra chiaramente che il loro contributo nella liberazione dell'Europa dal nazismo sia stato d'importanza secondaria.

Il tono generale per cio' che riguarda molte pubblicazioni relative alla storia del piu' sanguinario conflitto che la storia ricordi, nei paesi occidentali e' stato dato dal famoso libro scritto personalmente da Winston Churchill ed intitolato "La Seconda guerra mondiale", nel quale il premier inglese ai tempi della guerra sostiene che il ruolo principale nel corso del conflitto spetti di diritto alla Gran Bretagna.

Sempre secondo il punto di vista di Churchill, i principali alleati della Gran Bretagna che facevano parte della coalizione antihitleriana, cioe' gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica, hanno solamente contribuito a garantire una forza d'urto supplementare che ha consentito alla Gran Bretagna di ottenere la vittoria finale.

Tuttavia, secondo quanto riportato nell'edizione di giovedi' scorso del "Sunday Times", ora ai britannici spettera' il compito di riflettere a lungo sul fatto che tale punto di vista e' ben lungi dall' essere la quintessenza della verita'. Infatti a tutti i fautori del pensiero churchiliano e' stato comunicato che ad esempio i russi non solo non dubitano minimamente del fatto che siano stati proprio loro i veri protagonisti dello sgominamento del nazismo, ma giudicano l'operato dei loro alleati occidentali non poi cosi' significante ai fini della vittoria finale, mentre da parte loro gli Stati Uniti sottolineneano il proprio ruolo in qualita' di "arsenale della democrazia".

Tanto piu' che sia i russi che gli americani insistono col fatto che la "vera guerra" prese il via solamente nel 1941 e tutti gli avvenimenti che vanno dal 1939 al 1941, nel loro insieme vanno ritenuti nient'altro che una fase di preludio, cosa decisamente insolita secondo l'opinione dei britannici.

Per lungo tempo alle rispettive societa' sia di Gran Bretagna che degli Stati Uniti e' stata inculcata l'idea secondo la quale "la guerra l'abbiamo vinta noi". Negli Stati Uniti ad esempio, in qualita' di monumento in memoria della Seconda guerra mondiale, e' stato fondato uno speciale museo chiamato "Il giorno D", mentre da parte sua Steven Spielberg, regista del film "Salvate il soldato Ryan" nonche' coproduttore del film "Le bandiere dei nostri padri", che prossimamente uscira' sugli schermi cinematografici di tutto il mondo, ha fatto del rendere eterno il mito churchilliano lo scopo della propria vita.

In Gran Bretagna si continua a dare un'importanza assoluta al fatto che prima dello sbarco in Normandia, avvenuto il 6 giugno 1944, l'esercito inglese in Francia riusci' a neutralizzare 56 divisioni tedesche, tralasciando quasi completamente il fatto che se nello stesso periodo l'Armata Rossa sul Fronte orientale non si fosse rivelata in grado di annientare 150 divisioni tedesche, lo sbarco in Normandia sarebbe stato pressoche' impossibile da effettuarsi.

Successivamente l'invasione della Germania avvenne effettivamente grazie ad un'azione congiunta, ma cio' non sta assolutamente a significare che gli Alleati contribuirono alla vittoria finale in maniera eguale. Il merito principale appartiene esclusivamente alle armate di Stalin, scrive l'autore dell'articolo sul "Sunday Times", rafforzando il proprio concetto con fatti tuttora sconosciuti dai britannici.

Sembrera' paradossale, ma a ben 61 anni di distanza dalla fine della Seconda guerra mondiale, l'opinione pubblica britannica non era al corrente del fatto che la Germania subi' il 75-80% delle proprie perdite sul Fronte orientale, per cui, se la matematica non e' un'opinione, e' semplicissimo giungere alla conclusione che il restante 20-25% va a merito degli Alleati occidentali. Inoltre, e forse e' questo l'aspetto piu' emblematico, dal momento che la Gran Bretagna impiego' in tutto 28 divisioni (gli Stati Uniti 99), il suo contributo concreto alla vittoria finale rappresenta una percentuale che si aggira intorno al 5-6% complessivo, per cui i britannici che tuttora continuano a sostenere che "la guerra l'abbiamo vinta noi", farebbero bene a riflettere un attimo su queste cifre.

Un'analisi separata meritano inoltre le modeste dimensioni del contingente americano impiegato all'epoca. Se il generale George Marshall durante la Seconda guerra mondiale mobilito' in tutto 99 divisioni, va detto che la Germania ne' mobilito' un quantitativo 2,5 volte superiore, per non parlare dell'Unione Sovietica, che ne mobilito' 3-4 volte di piu' rispetto agli americani.

Per cui, assegnare tutti i meriti dei successi riportati esclusivamente a Gran Bretagna e Stati Uniti e' errato alla radice, sottolinea l'autore dell'articolo sul "Sunday Times". Ed e' assai probabile che a questo punto agli analitici occidentali, seppur a denti stretti, tocchera' ammettere il fatto che il tradizionale punto di vista di Churchill necessita di una revisione globale.

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