Pravda.ru

Dal mondo

Separatisti d'Europa

13.03.2007
 

Quest'anno promette di essere un momento decisivo per i movimenti dell'indipendenza regionale nell'Unione Europea. Il pro-indipendenza Scottish National Party (Snp) ha ampi consensi nei sondaggi per le elezioni del parlamento scozzese del 3 maggio prossimo. Il mese seguente, i belgi votano in un'elezione nazionale e il partito nazionalista fiammingo Vlaams Belang – che chiede di staccarsi dai belgi francofoni – ha secondo i sondaggi il 25% del consenso dei fiamminghi.

L'accordo di devolution per la Catalogna è messo in discussione dall'opposizione parlamenta spagnola, e se la cosa avrà successo potrebbe innescare una reazione favorevole all'indipendenza totale della regione; i tentativi del governo di Madrid di trovare una soluzione pacifica con Batasuna, ala politica del gruppo separatista basco Eta, si sono interrotti. Le pressioni separatiste in Spagna probabilmente continueranno. Ma in tutti questi casi – o in quelli di altri movimenti simili in Europa – esistono particolari radici economiche, culturali, storiche, che rendono difficile distinguere la direzione delle spinte per l'indipendenza regionale, e di conseguenza le probabilità di successo.

E pure i tentativi dei governi centrali di placare i movimenti indipendentisti garantendo qualche tipo di ampia autonomia ai gruppi di minoranze regionali, o aumentando la loro rappresentatività a livello nazionale, non sempre riescono. In realtà in alcuni casi si sono alimentate ulteriori domande. L'ampia autonomia concessa dalla Spagna alle regioni basche non sembra aver intaccato il sostegno alla tesi dell'indipendenza, anche se quello della popolazione alla strategia violenta è fortemente diminuito dopo il 2004.

Le motivazioni dietro alla recente ascesa del separatismo scozzese non appaiono chiare. Negli anni '70 il dibattito sulla devolution si inquadrava nella cosiddetta “questione West Lothian”, riferita al fatto che i parlamentari scozzesi a Londra potessero votare su questioni inglesi, non quelli inglesi su questioni scozzesi. Ma nel corso degli anni '80 e primi ‘90, coi Conservatori a dominare la politica di Londra, il fatto che ci fosse assai poco sostegno per il partito fra gli elettori scozzesi a acuito la sensazione di essere governati da un'entità straniera. Un umore che si prevedeva in diminuzione con l'ascesa al potere del Labour nel 1997, che vantava un enorme numero di rappresentanti parlamentari scozzesi e ministri. Furono anche approvate nel 1999 le leggi che devolvevano poteri a un nuovo parlamento scozzese. E pure nessuna di queste cose ha fatto diminuire la fame di indipendenza in Scozia.

In modo simile, le Fiandre godono già di considerevole autonomia in Belgio, ma probabilmente dopo le elezioni di giugno si dovrà modificare la costituzione, per consentire una ulteriore devolution . I baschi sono abbastanza indipendenti in Spagna, salvo non fissare proprie tasse e per la politica estera. Per contro, la Francia ha resistito con successo alle pressioni – in alcuni casi violente – di Bretagna e Corsica per l'autonomia, e i movimenti si sono riposizionati.

Invece la Lega Nord italiana – che afferma e proprie regioni abbiano poca affinità culturale col sud del paese – ha abbandonato la propria campagna per l'indipendenza dopo essere entrata nella coalizione di centrodestra di Silvio Berlusconi al potere dal 2001 al 2006.

Il colore politico, dei movimenti regionali o delle autorità centrali, offre pochi indizi sui possibili equilibri futuri. In Belgio Vlaams Belang è su posizioni di estrema destra riguardo a molte scelte politiche. Ma ci sono altri partiti fiamminghi, dai Socialisti ai Liberali, che pure vogliono il massimo di autonomia possibile, anche se non l'indipendenza. La Lega Nord italiana si colloca saldamente a destra; i separatisti baschi sono all'estrema sinistra, in parte a causa della loro storia antifranchista; lo Scottish National Party è considerato di centro-sinistra.

La distinzione più valida forse è quella fra regioni separatiste economicamente forti e deboli, nel contesto del rispettivo sistema federale. Comprensibilmente, le aree più povere tendono a non desiderare la secessione da uno stato più ricco, mentre quelle più ricche – o dotate di più risorse naturali da sfruttare – hanno l'orientamento opposto. La popolazione fiamminga è una grande forza economica in Belgio, e considera i legami coi francofoni valloni come un freno al proprio sviluppo. La Lega Nord in Italia voleva staccarsi dal Sud più povero.

Anche in Spagna, Catalani e Baschi hanno un reddito superiore alla media nazionale. E i cechi a quanto pare sono stati lieti di vedere la più povera Slovacchia imboccare la propria strada nel 1993. In Scozia, il reddito pro capite è inferiore a quello inglese, anche se alcuni nazionalisti scozzesi in passato hanno sperato di acquisire dal Regno Unito le riserve di gas in rapido esaurimento del Mare del Nord. Un senso di benessere economico può anche derivare dal fatto che il governo spende molto di più per ciascun cittadino in Scozia che in Inghilterra. Val la pena notare che un sostegno all'indipendenza scozzese arriva anche in misura crescente dagli elettori inglesi più agiati, lieti di mettere fine a quanto considerano un livello eccessivo di sussidi dal governo centrale.

Al momento, esistono due fattori principali che agiscono contro una radicale affermazione dei movimenti di indipendenza regionale in Europa. Quello più importante, è che essi non hanno il sostegno della maggioranza delle proprie popolazioni. Gran parte degli elettori in queste regioni preferisce restare all'interno del proprio stato, anche se con vari livelli di autonomia. Gli elettori scozzesi potranno dare al Snp un grosso impulso nelle prossime elezioni per il parlamento locale, ma qualunque successivo referendum sull'indipendenza probabilmente fallirebbe.

In Belgio, dove il sostegno fiammingo all'indipendenza va ben oltre le scelte politiche del Vlaams Belang, la maggioranza vuole restare belga, se non altro per mantenere la preziosa capitale a Bruxelles, nell'area francofona del paese. Nonostante una grossa minoranza di baschi sostenga un percorso nonviolento all'indipendenza, la maggioranza di chi abita nei territori baschi – molti di etnia non basca – preferisce restare nel quadro di una libera federazione spagnola. Se si dovesse realizzare l'indipendenza, si creerebbe una nuova minoranza scontenta.

E l'Ue poco probabilmente sosterrebbe qualunque azione che porti ad una disintegrazione degli stati membri. I movimenti regionali pesos indicano l'Unione come salvaguardia transnazionale, tale da consentire loro più facilmente di staccarsi dal proprio stato-nazione. Ma l'Ue potrebbe preoccuparsi di più di processi che scuotono il proprio delicate equilibrio istituzionale, per non parlare della maggiore difficoltà nel trovare consenso ad una costituzione europea. Dopo aver messo un freno a ulteriori allargamenti, l'Unione non auspica certo una articolazione interna.

Un esame realistico delle posizioni di tutti i contesti trattati sopra, indica come, pur in presenza di una base storica per alcune rivendicazioni, nella condizione attuale essi godano di alcuni notevoli privilegi. Nonostante sia comunque possibile che un tentativo secessionista riuscito nei prossimi anni riesca a innescare un “effetto di imitazione” stimolandone altri, questi movimenti, da soli, mancano ancora della forza politica e della legittimazione popolare necessari a realizzare le proprie ambizioni nel futuro prevedibile.

Fonte:www.megachip.info

| Ancora
7995