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Veleni nucleari: il commercio mortale

12.12.2006
 
Pagine: 1234

L’élite di Mosca è rimasta allibita di fronte alla risposta britannica a questo scandalo, tra sospetti che il tutto sia soltanto un’elaborata bugia per screditare la Russia post-sovietica. Vladimir Kuznetsov, già capo dell’agenzia russa statale per il controllo dell’energia atomica è persino arrivato a dire che la morte di Litvinenko tramite somministrazione di polonio 210 sia “pura invenzione giornalistica”. Tirano anche in ballo il fatto che la reazione della polizia inglese all’assassinio sia bruscamente cambiata da investigazione su di un “sospetto avvelenamento” a “come quest’uomo si è ammalato”. Gli investigatori di Scotland Yard devono ancora aprire un’inchiesta di omicidio, dicendo che ancora non hanno sufficienti prove per escludere che la morte di Litvinenko non sia accidentale o suicida. Potrebbe davvero trattarsi di suicidio?

Potrebbe essere stato l’ultimo atto di un uomo emarginato dalla società per cui il suo messaggio anti-Cremlino dipendeva dall’ossigeno della pubblicità? Certo è che Litvinenko non è mai stato così in auge. Persino le sue più infiammate accuse al Cremlino avevano avuto poco riscontro in Russia. Tuttavia la sua descrizione di Putin come un presidente “barbaro e spietato” fatta dal letto di morte è stata vista da milioni di persone a livello mondiale. E, indifferentemente da che piega prenda questo caso, l’inchiesta, accompagnata dall’attacco a Putin dai dissidenti, promette nuovi imbarazzi per il presidente russo.

Anche il coinvolgimento dei servizi segreti russi è sprezzantemente negato dal Cremlino, infatti il portavoce dello SVR, una delle organizzazioni che ha rimpiazzato il KGB dice che l’accusa di assassinio progettato dai servizi segreti russi è nient’altro che “fantascienza”. Sergei Markov, analista e consulente del Cremlino ha puntato il dito su elementi rivoltosi tra i servizi segreti, che si sarebbero vendicati per le accuse di corruzione ed omicidio tra le agenzie russe di Intelligence rivolte loro da Litvinenko, aggiungendo che asserire che sia stato il Cremlino a pianificare l’avvelenamento è assurdo: “Questo è solo un sintomo di ‘russofobia’, uno dei principali pregiudizi adesso in voga in Europa”.

La polizia esaminerà anche la cosiddetta connessione cecena, lavorando con il separatista ceceno Akhmed Zakayev, che vive nella stessa strada di Muswell Hill in cui viveva Litvinenko e che si dice sia anche lui sulla lista nera dopo che il parlamento russo ha varato una legge che approva l’eliminazione di terroristi all’estero.

Eppure in questa faccenda c’è qualcosa che non torna e tormenta chi ci guarda dentro: Litvinenko era un pesce piccolo, un esiliato i cui commenti anti-Cremlino erano perlopiù ignorati in Russia. A Londra era conosciuto solo ai suoi amici. “Litvinenko non ne valeva la pena, non rappresentava una minaccia”, dice all’Observer un veterano dell’FSB.
Forse non sapremo mai il danno causato dal polonio agli organi interni di Litvinenko, perché il suo corpo è così contaminato che è considerato troppo tossico da toccare. Come dice un suo amico, Alex Goldfarb: “E’ come essere esposti a Chernobyl, non da fuori, ma da dentro”.

Questa settimana la polizia inizierà ad interrogare i testimoni, ed è probabile che Kovtun sia uno di questi, per verificare esattamente cosa sia successo al Millennium Hotel. Sarà sentito anche il suo socio in affari, Andrei Lugovoi, che ha anche incontrato Litvinenko il 1° novembre. Siccome tracce di polonio 210 sono state trovate in diverse parti di Londra, Kotvun ha detto ieri che questo convalida la sua estraneità all’avvelenamento di Litvinenko.

L’ex ufficiale del KGB ha detto all’Observer che quel giorno incontrò Litvinenko soprattutto per discutere di un progetto commerciale. “E’ chiarissimo che noi non abbiamo nulla a che vedere con tutto questo” ha aggiunto. “Ovviamente saremmo molto felici che i sospetti si allontanassero da noi, ma d’altra parte c’è questo nuovo fattore, che anche noi potremmo essere stati contaminati incontrandolo [Litvinenko]”.

Non ci sono arresti nell’immediato, ma fonti della polizia metropolitana informano che si sta preparando una lista di testimoni – e al Ministero degli Esteri non si aspettano che il Cremlino si intrometta o rifiuti di collaborare.

Figure chiave in un complotto che sa di guerra fredda

Mario Scaramella – Accademico ed esperto di sicurezza che fa parte di un’inchiesta parlamentare italiana sulle attività del KGB. Dice di aver incontrato Litvinenko il giorno in cui si ammalò (1° novembre) per un pranzo della durata di 35 minuti in un sushi bar di Piccadilly. Asserisce di averlo incontrato per mostrargli una e-mail ricevuta in cui i loro nomi comparivano in una lista nera. Scotland Yard vuole sentirlo.

Alex Goldfarb – Amico di Litvinenko. Dirige la Fondazione Internazionale per le Libertà Civili, un gruppo di diritti umani fondato da Boris Berezovsky, l’oligarca russo emigrato a Londra e critico di Vladimir Putin. Berezovsky è l’uomo che Litvinenko disse di essere stato incaricato dal FSB, successore del KGB, di eliminare. Goldfarb ha accusato il Cremlino di aver ordinato l’assassinio del suo amico e accusa Andrei Lugovoi.

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