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Veleni nucleari: il commercio mortale

12.12.2006
 
Pagine: 1234

Si dice che isotopi di polonio vi siano tuttora prodotti, dietro la protezione di filo spinato e pattuglie armate. Nel 1993 il Bollettino degli Scienziati Atomici comunicò che 10 chili di polonio erano scomparsi dallo stabilimento. Due anni fa l’IAEA comprovò che l’Iran stava conducendo esperimenti con il polonio 210 come parte di un programma nucleare, probabilmente usando materiale ottenuto dalla Russia.

Nel frattempo, la National Threat Initiative (Iniziativa per la Minaccia Nazionale) di Washington mette in guardia sul fatto che i confini russi, facilmente valicabili, presentano pochi ostacoli a contrabbandieri che portano sostanze radioattive fuori dal Paese e che la preoccupazione che dai grandi depositi russi il materiale radioattivo stia scivolando verso il mercato nero internazionale rimane alta. Alcuni giorni fa Vladimir Slivyak dell’organizzazione Eco-Difesa di Mosca, ha fatto presente che le sostanze radioattive sono spesso poco presidiate, e quindi vulnerabili al furto, tuttavia l’IAEA asserisce di non aver mai avuto conferma di un solo caso di polonio 210 rinvenuto sul mercato nero, indirettamente avvalorando l’accusa che la morte di Litvinenko sia stata un affare di stato.

Ma la morte di Litvinenko ha un eco ben più grande. Voci che un’organizzazione terroristica è riuscita ad acquistare del raro e potente materiale radioattivo che ha poi contrabbandato in Gran Bretagna dove è stato usato con effetto letale hanno causato grave preoccupazione tra i servizi segreti del Regno Unito. I funzionari temono che la prossima volta l’obiettivo potrebbe essere ben altro che gli organi interni di un singolo essere umano.

L’Intelligence dice che ultimamente ha ricevuto conferma che al –Qaida sta intensificando gli sforzi per ottenere un qualche tipo di dispositivo radioattivo, proprio quando i dati svelano che il mercato nero di materiale radioattivo sta prosperando.
Negli ultimi quattro anni sono stati fermati più di 300 contrabbandieri di materiale nucleare, il che raddoppia il numero di tali confische. C’è quindi poco da sorprendersi nell’apprendere che l’investigatore messo a capo dell’indagine sulla morte di Litvinenko sia Peter Clarke, vice commissario di Scotland Yard e incaricato di proteggere la Gran Bretagna dalla minaccia del terrorismo islamico. Si pensa che Clarke sia convinto che rintracciare l’origine del polonio 210 trovato nel corpo di Litvinenko sia l’elemento chiave per trovare la soluzione alla sua morte, confidando nel fatto che la rarità del materiale tossico sia ciò che condurrà la polizia ai responsabili.

Funzionari del Dipartimento Armi Atomiche di Aldermaston e Porton Down, il Laboratorio di Scienza e Tecnologia per la Difesa del governo britannico, continuano a studiare campioni di materiale radioattivo trovato sulla tovaglia del ristorante giapponese dove Litvinenko mangiò il giorno in cui morì.

Gli esperti sostengono che il campione abbia in sé una propria “impronta digitale” che può essere utilizzata per arrivare all’origine del polonio. Quanto ci possono dire per ora è che il polonio 210 sembra arrivare dalla Russia ed essere stato portato in Gran Bretagna di recente; ha una mezza vita (misura di tempo in cui la sua radioattività diminuisce del 50 per cento) di soli 138 giorni. Chiunque sia il responsabile sa quello che faceva, conoscendo la facilità e la sicurezza con cui il materiale può essere trasportato, ad esempio in un barattolo di vetro, senza che il portatore corra alcun rischio.

“Per chiunque voglia uccidere usando materiale nucleare, il polonio 210 è l’isotopo radioattivo da scegliere”, dice un funzionario dell’IAEA.

L’assassino può essere arrivato in Gran Bretagna poco prima del 1° novembre, la data in cui si pensa che Litvinenko sia stato avvelenato, e una delle piste d’indagine è che sia volato via da Londra dopo aver somministrato la dose letale, sapendo bene che appena i primi raggi alfa fossero entrati in circolo, Litvinenko non avrebbe avuto scampo.
Nessuno disputa che Litvinenko si era anche fatto molti nemici. Alcuni pericolosi, altri meno, eppure se si potrà far luce o meno nella nebulosa e complessa vicenda di questo caso è difficile a predirsi. Gli amici dissidenti di Litvinenko danno la colpa al Cremlino, il Cremlino dà la colpa a loro. Si sono fatti nomi di agenti russi truffaldini, ma finora non è emerso un netto sospetto su alcuno.

Si pensa che Scotland Yard abbia cercato il primo tentativo di aiuto dal Cremlino attraverso il Ministero degli Esteri. Gli investigatori stanno anche esaminando quattro pagine A4 passate a Litvinenko dall’avvocato italiano Mario Scaramella il giorno in cui il russo fu avvelenato. Le pagine svelano che i servizi segreti russi “hanno deciso di usare la forza” contro Litvinenko per le sue “continue attività anti-russe”. Ma, in linea col resto del caso, è impossibile determinare se i documenti sono genuini oppure no. Una delle teorie più bizzarre è che gli stessi alleati di Litvinenko possano essere i suoi assassini. Persino per gli standard machiavellici della politica russa questo complotto raggiungerebbe uno stadio superiore.

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