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Le trame di Cheney per un attacco atomico contro l'Iran

09.10.2006
 
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* L'edizione dell'11 settembre di Aviation Week ha pubblicato un lungo articolo intitolato “USA e Israele considerano come rallentare lo sviluppo di armi nucleari iraniane: distruggere la bomba”, firmato da David A. Fulghum e Douglas Barrie.
Con l'aiuto della Corea, spiegano gli autori, l'Iran ha collocato i suoi principali laboratori nucleari a 200 metri di profondità, sotto strati alternati di cemento e di terra, irraggiungibili quindi alle armi convenzionali, come confermano uno specialista missilistico e un generale dell'aviazione israeliani, citati nell'articolo, che preferiscono l'anonimato. Per Lee Willett del British Royal United Services Institute (RUSI) non vi sono dubbi in merito al programma nucleare iraniano: “Evidentemente è orientato alle armi. Altrimenti perché sotterrarlo così profondamente?”.
Partendo da tale presupposto l'articolo fa presto a concludere che gli USA e Israele non tarderanno molto a fare ricorso all'aggressione nucleare. Il generale dell'aviazione israeliana avrebbe detto: “Una volta che ce l'hanno [l'arma nucleare] non c'è tanto da temporeggiare. Quello che può essere fatto adesso non potrà essere fatto tra alcuni anni”. Non occorre colpire ogni sito che abbia a che fare con il nucleare; basterebbero alcuni elementi essenziali, dai 4 ai 40 siti, oppure un minimo di 15 ed un massimo di 70.

* Il colonnello dell'aviazione USA Karen Kwiatkowski, che ha lavorato nell'ufficio del Segretario della Difesa, ha pubblicato un articlo su LewRockwell.com il 25 settembre, in cui afferma che un attacco contro l'Iran “non è soltanto pianificato, ma in effetti è già in corso ... I falchiconigli ci riprovano e forse riusciranno ... questa volta con l'Operazione Colpire l'Iran”. Kwiatkowski riferisce un incontro avuto nel 2003 con un ufficiale della US Navy, al Pentagono, che le riferì come dalla primavera del 2002 il suo incarico riguardava “Logistica per il Golfo. Carichi di intere navi da portare nel teatro per sostenere l'invasione dell'Iraq”. “Questo è ovviamente il vantaggio principale delle guerre da boutique, scelte a piacimento, dal forte contro il debole. Le operazioni d'ingaggio debbono attendere non i materiali, che sono trasferiti per ordine esecutivo, ma il raggiro di un pubblico democratico, distratto, male informato e irragionevole”.

* Paul Craig Roberts, assistente del Segretario del Tesoro sotto Reagan, ha pubblicato un articolo su AntiWar.com, il 26 settembre, intitolato “Perché Bush bombarderà nuclearmente l'Iran”. Roberts afferma con sicurezza che “l'amministrazione Bush attaccherà l'Iran con armi nucleari tattiche”, perché l'amministrazione Bush ha perso le sue guerre in Iraq e Afghanistan e la “coalizione dei volenterosi” si è squagliata. “Bush è incapace di riconoscere i propri errori. Può solo rincarare la dose”. Roberts spiega che, secondo l'attuale dottrina di guerra, le armi nucleari tattiche provocano danni collaterali minimi mentre alterano il clima psicologico e possono terrorizzare il nemico tanto da indurlo a sottostare alle imposizioni.

* In occasione del voto dell'“Iran Freedom Support Act”, buffo nome con cui si intende la politica di sanzioni e di sostegno a gruppi eversivi in Iran, che la Camera dei Rappresentanti ha approvato per direttissima il 28 settembre, i democratici Dennis Kucinich e Jim Leach hanno espressamente denunciato il pericolo di guerra. Il primo ha fatto mettere agli atti l'articolo del colonnello dell'Air Force Sam Gardiner (vedi qui: znews178.htm) aggiungendo di suo: “Questa amministrazione sta cercando di creare una crisi internazionale gonfiando lo sviluppo nucleare iraniano come fece con la truffa sulle armi di distruzione di massa irachene”. A sostegno della sua tesi, Kucinich ha citato la testimonianza di Hans Blix al Congresso, secondo cui l'Iran non costituisce una minaccia.
Leach, più abbottonato, ha spiegato che acuendo i problemi con l'Iran non si fa che complicare i problemi per le truppe USA in Iraq. Ha quindi proposto “più diplomazia e meno strategia”. Ha notato come certi neocons propongono attacchi preventivi contro l'Iran, come se dopo fosse tutto risolto. “Il problema è che l'altra parte finirà per rispondere. E può rispondere per 100 anni”.

* Qualche mese fa la rivista The National Interest del Nixon Center, ha pubblicato un'ampia analisi del col. W. Patrick Lang e di Larry C. Johnson, due esperti di questioni mediorientali che contano decenni di esperienza militare in particolare nel settore dell'intelligence. Nel loro articolo, intitolato “Contemplando i se”, smontano la tesi secondo cui gli USA ed Israele dispongono delle effettive opzioni militari che occorrono per affrontare l'Iran. In maniera molto distaccata, i due riferiscono come “amici nella comunità d'intelligence ci dicono che i funzionari civili al dipartimento della Difesa da quasi due anni pigiano sull'acceleratore affinché si faccia 'qualcosa di violento' in Iran. Ma prima di imbarcarci in un'altra operazione militare occorre calcolare i costi, sincerarci di essere disposti a pagarli, e dobbiamo essere sicuri che gli entuasisti neoconservatori non siano tentati a dire - se un'avventura in Iran si trasforma in una sventura - che era impossibile prevedere le conseguenze negative. Tante sono le cose che potranno farci male se lanciamo una guerra preventiva in Iran. Prima di agire occorre considerare attentamente quali opzioni militari effettivamente sono disponibili”.

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