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Bambini soldato: conferenza Unicef a Parigi, spediti in Iraq dalla Gran Bretagna

07.02.2007
 

E' iniziata lunedi' a Parigi una Conferenza internazionale sul tema dei bambini nei conflitti armati. Alla Conferenza, organizzata dal governo francese e dall’Unicef partecipano rappresentanti di paesi in cui i bambini sono coinvolti nei conflitti armati e di paesi donatori. Verranno discussi una serie di impegni e di principi per porre fine al reclutamento dei bambini e per smobilitare e reintegrare i minori che sono stati coinvolti nei gruppi armati.

"Circa 250 mila sono i bambini coinvolti nei conflitti armati in tutto il mondo" - ha detto il Direttore esecutivo dell'Unicef Ann Veneman. "Sono usati come combattenti, messaggeri, spie, facchini, cuochi e le bambine in particolare sono costrette a subire abusi sessuali, deprivandole dei loro diritti e della loro infanzia". Nonostante le risoluzioni delle Nazioni Unite e gli standard legali internazionali definiti nell'ultimo decennio su questo tema, rimangono molte lacune.

La Conferenza "Liberiamo i bambini dalla guerra" aiuterà a identificare le opportunità per meglio aiutare i bambini coinvolti nei conflitti armati. Attualmente in Burundi sono stati smobilitati e reintegrati 3.015 minori, 1.194 in Costa d’Avorio, 27.346 nella Repubblica Democratica del Congo, 360 in Somalia, 16.400 in Sudan, 2.916 in Colombia, 5.900 in Sri Lanka, 20.000 in Uganda, 11.780 in Liberia, 3.200 in Angola, 4.000 in Afghanistan e 8.334 in Sierra Leone - riporta l'Unicef.

Ma nei giorni scorsi l'agenzia Misna segnalava che le forze ribelli in Darfur e le truppe governative continuano ad arruolare con la forza i ragazzi minorenni,

nonostante, almeno per quanto riguarda l’esercito sudanese, Khartoum si fosse impegnata a non ricorrere a bambini-soldato. Lo affermava nella capitale sudanese il Rappresentante speciale del segretario generale dell’Onu sui bambini nei conflitti armati, Radhika Coomaraswamy, citando “dati affidabili di osservatori indipendenti”.

Malgrado le dichiarazioni del governo sudanese per attivare programmi contro l’arruolamento di bambini e contro gli stupri ai danni di ragazze e bambine, tali impegni “non si sono concretizzati sul campo o almeno non se ne vedono ancora i risultati” ha detto Coomaraswamy, che si è recata sia in Darfur che in Sud Sudan, dove ha constatato le condizioni degli ex-bambini soldato in passato arruolati dall’Esercito di liberazione popolare del Sudan (Spla). Secondo la delegata Onu, i programmi di reinserimento per i bambini-soldato “non stanno funzionando come dovrebbero”. I minori, ha aggiunto, sono stati disarmati e congedati “ma poi tornano alle caserme perchè si sentono alienati nelle loro comunità di appartenenza”.

E nei giorni scorsi il governo di Londra ha ammesso che 15 soldati britannici minori di 18 anni sono stati mandati a combattere in Iraq contravvenendo ad un protocollo delle Nazioni unite sui diritti dei ragazzi. Il ministro della difesa Adam Ingram - che ha fornito tali dati in una dichiarazione scritta ai parlamentari - ha affermato che tuttavia la "vasta maggioranza" dei giovani soldati, al momento del loro dispiegamento, avevano compiuto da una settimana il loro diciottesimo anno. I minori di 18 anni erano stati fatti ritirare dalla zona di guerra a meno di una settimana dal loro arrivo in Iraq, ha rilevato Ingram. Alcune, "meno di cinque", erano donne, ha precisato Ingram, e nessuna sotto i 17 anni.

Il ministro ha aggiunto che nessuna soldatessa con meno di 18 anni è stata inviata in Iraq dal luglio 2000. I giovani britannici possono accedere al servizio militare a 16 anni, con il consenso dei genitori. Nel 2003, la Gran Bretagna ha sottoscritto un protocollo facoltativo relativo alla Convenzione dell'Onu sui diritti dei ragazzi, che stabilisce il limite d'età dei 18 anni per il reclutamento obbligatorio e la partecipazione diretta agli eventi bellici.

Fonte: www.unimondo.org

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