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“Morirebbero in 10.000” in un attacco ai siti nucleari iraniani

05.11.2006
 
“Morirebbero in 10.000” in un attacco ai siti nucleari iraniani

"Morirebbero in 10.000" in un attacco ai siti nucleari iraniani. Un attacco americano di vaste proporzioni sui siti nucleari iraniani ucciderebbe fino a 10.000 persone e condurrebbe alla guerra in Medio Oriente, afferma un'odierna ricerca. Centinaia di scienziati e tecnici sarebbero bersaglio dei primi colpi dell'attacco mirato a cancellare l'ulteriore sviluppo del nucleare iraniano, afferma l'Oxford Research Group nel paper "Iran: Consequences of a War".

La ricerca coincide con le notizie che gli strateghi del Pentagono stanno preparando piani per un attacco come "ultima risorsa" nel caso la diplomazia fallisca. Piani di attacco hanno assunto una "maggior urgenza" negli ultimi mesi, il Sunday Telegraph ha riferito di recente. Gli esperti di tattica al Central Command e allo Strategic Command, che tengono informato Donald Rumsfeld, segretario alla Difesa, stanno identificando gli obiettivi e le armi necessarie a colpirli.

Il rapporto dell'Oxford Research Group afferma che la Gran Bretagna potrebbe esser trascinata nel conflitto se il Primo Ministro consentisse ai bombardieri B2, che possono trasportare fino a 13 tonnellate di bombe di precisione, di usare le basi di Fairford, di Glos e quella di Diego Garcia nell'oceano indiano. Bombardamenti di precisione potrebbero portare indietro di 5-10 anni il programma militare iraniano, ma entro un mese la situazione diverrebbe "un conflitto estremamente pericoloso", asserisce il professor Paul Rogers, l'autore del rapporto.

L'attacco si tradurrebbe in un "confronto militare prolungato" che coinvolgerebbe Israele, Libano e alcuni Stati del Golfo. Più di 100 bombardieri americani, molti trasportati dalle portaerei nel Golfo, prenderebbero parte a un enorme, simultaneo attacco aereo di sorpresa contro 20 impianti-chiave nucleari e militari, sostiene il rapporto. Se gli obiettivi includessero il reattore nucleare di Bushehr, che entrerà in funzione quest'anno dopo il rifornimento di combustibile nucleare, una nube radioattiva potrebbe diffondersi sopra il Golfo.

La piccola Marina iraniana, che comprende tre sottomarini, dovrebbe esser attaccata per prevenire minacce contro le rotte marittime attraverso lo stretto di Hormuz. Ma l'Iran potrebbe sempre reagire con motoscafi kamikaze, riuscendo eventualmente a innescare dannosi rialzi del prezzo del petrolio. Il prof. Rogers, professore di studi per la pace all'università di Bradford, afferma che un'azione militare degli Stati Uniti avrebbe anche un effetto unificante sulla capacità di governo del Presidente Mahmoud Ahmadinejad, e che esacerberebbe l'antiamericanismo nel mondo islamico.

Il rapporto sostiene che un'offensiva terrestre in Iran non sarebbe fattibile, poiché richiederebbe almeno 100.000 soldati, quando le forze americane sono già sfruttate oltre il limite fisiologico con 130.000 soldati in Iraq e 18.000 in Afghanistan. L'Iran probabilmente si ritirerebbe dal Trattato di non-proliferazione nucleare e accelererebbe il suo programma nucleare militare segreto.

Il rapporto conclude: "Una risposta militare alla crisi in corso è un'opzione particolarmente pericolosa e non dovrebbe esser presa in considerazione. Approcci alternativi devono esser ricercati per quanto difficili essi possano essere". In un simile briefing prima dell'invasione dell'Iraq nel 2003, l' Oxford Research Group predisse che il regime di Saddam Hussein avrebbe potuto esser facilmente rovesciato, ma il Paese sarebbe diventato un focolare dell'insurrezione.

Fonte: www.canisciolti.info

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