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E se fosse Teheran a colpire per prima?

05.04.2007
 
E se fosse Teheran a colpire per prima?

Negli ultimi giorni vanno avanti ininterrottamente, giorno e notte, le riunioni sia del governo iraniano che degli alti vertici militari della Repubblica islamica dedicate alla contrapposizione militare agli Stati Uniti. I leader iraniani si sono divisi in due gruppi: gli uni ritengono che la guerra si possa ancora evitare, mentre gli altri chiedono che venga immediatamente effettuato un attacco preventivo nei confronti delle forze statunitensi nelle acque del Golfo Persico.

I consiglieri del presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad temono che l'obiettivo principale dell'aviazione americana non sia rappresentato dai siti nucleari, i quali a loro volta sono efficacemente difesi da sistemi missilistici di fabbricazione russa, bensi' dalla struttura petrolifera del Paese. Considerando a questo proposito il fatto che l'economia dell'Iran dipende per intero dalla vendita dell'"oro nero", un eventuale attacco americano alla struttura petrolifera iraniana metterebbe di conseguenza in ginocchio l'ardore bellico di Teheran. Nel caso in cui si verificasse effettivamente una situazione del genere, le autorita' iraniane si vedrebbero costrette ad interrompere i rifornimenti di benzina ad uso civile per girarli per intero all'esercito.

In qualita' di scenario alternativo dello sviluppo della situazione, l'Iran prende in considerazione il pericolo rappresentato da un attacco americano nei confronti delle isole Karg e Lavan, situate entrambe nel Golfo Persico e che rappresentano il principale terminale dell'export petrolifero iraniano.

Ciononostante la Repubblica islamica spera ancora nella ragionevolezza del presidente americano Bush, dal momento che un'eventuale distruzione dell'industria petrolifera iraniana comporterebbe un brusco aumento del prezzo del greggio che, secondo le valutazioni di esperti iraniani, potrebbe andare a toccare la quota di 70-80 dollari a barile.

I mass-media russi, citando fonti dell'intelligence locale, gia' da qualche giorno riportano che l'aggressione militare statunitense nei confronti dell'Iran potra' avvenire nell'immediato futuro, e in quest'ottica sono in molti ad averne anche stabilito la data: il 6 aprile. Tuttavia l'atteggiamento di Teheran nei confronti di tale notizia e' piuttosto scettico, nonostante corra voce negli ambienti militari iraniani che prima gli Stati Uniti attaccheranno, meglio sara'. Secondo l'opinione delle autorita' iraniane, mai come in questo momento l'esercito della Repubblica islamica e' pronto a combattere.

In particolare il comando dei Guardiani della Rivoluzione chiede di intraprendere da subito un'azione militare nei confronti delle forze statunitensi attualmente schierate nel Golfo Persico, ritenendo che la soluzione migliore sia costringere il nemico a combattere secondo le proprie regole. Opinione per altro pienamente condivisa dal presidente iraniano Ahmadinejad, il quale pero' non e' in grado di prendere una decisione senza l'approvazione da parte del leader spirituale della Repubblica islamica, l'ayatollah Khomeini, il quale da parte sua al momento mantiene una posizione assai piu' moderata.

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