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L'attacco all'Iran sara' il preludio ad un conflitto globale?

04.04.2007
 
L'attacco all'Iran sara' il preludio ad un conflitto globale?

L'attacco americano ai siti nucleari iraniani e' previsto per venerdi' 6 aprile alle ore 04:00 locali. Questa e' perlomeno la data sulla quale insiste tutta una serie di canali televisivi sia statunitensi che europei, i quali hanno ottenuto la sensazionale notizia da fonti vicine ai servizi segreti israeliani che, a loro volta, citano anonime fonti dell'intelligence militare russa. In ogni caso, la sostanza della notizia sta nel fatto che gli Stati Uniti hanno completato tutti i preparativi relativi all'aggressione militare nei confronti dell'Iran e che ormai piu' niente e nessuno riuscira' a fermarli nel loro intento.

Ciononostante nessun esperto occidentale dubita del fatto che in ogni caso il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad continuera' ostinatamente a portare avanti il programma nucleare della Repubblica islamica nonostante le ultime sanzioni adottate dal Consiglio di sicurezza dell'ONU. Da parte sua Washington potra' dapprima affermare di aver fatto tutto il possibile per interrompere il programma nucleare iraniano per poi passare alle vie di fatto, iniziando a bombardare gli obiettivi nucleari della Repubblica islamica.

Tuttavia esiste il concreto pericolo che il bombardamento dei siti nucleari iraniani rappresenti solamente la prima di una serie di operazioni militari che vedranno di conseguenza coinvolti tutti i Paesi confinanti con l'Iran, da Israele all'Azerbaijan, al Caucaso. Andiamo quindi a vedere il possibile scenario che ne conseguira'.

Obiettivo dell'attacco americano, l'Iran a sua volta rispondera' colpo su colpo, lanciando i propri missili nei confronti di obiettivi di chiaro interesse statunitense. In quest'ottica l'Iran iniziera' con Israele (il quale a sua volta ovviamente replichera'), per passare poi ai giacimenti petroliferi ed ai condotti di gas in Azerbaijan, controllati dagli Stati Uniti. Inoltre la Repubblica islamica provvedera' sicuramente a bloccare il Golfo di Ormuz, lungo il quale transita circa la meta' dei rifornimenti petroliferi mondiali, provocando di conseguenza un brusco aumento del greggio che gli esperti quantificano dai 100 ai 150 dollari al barile.

A seguito dell'attacco statunitense, dall'Iran sciita enormi masse di profughi si riverseranno nel vicino Iraq, dove la maggioranza della popolazione (il 58%) e' altresi' sciita. E' assai probabile che di questa situazione ne approfitteranno i curdi dell'Iran settentrionale, i quali gia' da tempo sognano di formare un proprio stato indipendente. A questo punto entrera' pero' in scena la Turchia, nei confronti della quale i curdi spingono ad ottenere l'autonomia, facendo irrompere le proprie truppe nei territori curdi dell'Iraq.

Non va inoltre dimenticato il fatto che i missili iraniani potranno raggiungere un altro obiettivo di interesse americano, la Georgia, priva ormai da tempo di una propria linea politica e al completo servizio degli Stati Uniti, ai quali con grande piacere ha gia' provveduto a mettere a disposizione i propri corridoi aerei.

La cosa piu' terribile di questo scenario e' pero' rappresentata dalla diffusione della "polvere nucleare" radioattiva che inevitabilmente verra' a crearsi. I potenti venti che soffiano dal deserto saranno infatti in grado di alzare e diffondere a distanza di migliaia di chilometri gigantesche nubi radioattive che "impolveriranno" non solo i cieli dell'Iran, bensi' anche quelli dell'Europa centrale e del sud della Russia.

Masse gigantesche di profughi dall'Iran nel panico piu' totale si riverseranno dappertutto, soprattutto nei territori sciiti dell'Iraq, dove le forze antiamericane si uniranno, al pari dei talebani afghani, con i correligionari in un unico fronte di lotta. In questo caso la guerra contro le truppe americane nel Medio Oriente potra' effettivamente rappresentare l'inizio della Terza guerra mondiale, dal momento che inevitabilmente prendera' il via una molteplice contrapposizione tra molti Paesi sugli opposti lati delle barricate.

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