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Iran: grande strategia o grande illusione

03.01.2007
 
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Iran: grande strategia o grande illusione

Le provocazioni del presidente Ahmadinejad non riusciranno a dissuadere gli Stati Uniti dal distruggere l'Iran. La guerra è stata programmata a Washington, sia per conquistare i giacimenti petroliferi che per rinforzare la presidenza Bush e soddisfare Israele.

Non c'è più nulla che possa fermarla e Teheran ha torto a credere nella protezione dei suoi amici, che siano musulmani, russi o cinesi. In simili circostanze, la saggezza sarebbe la discrezione. Molto dopo che gli Usa avranno lasciato il suolo iracheno, che avremo scoperto fonti d'energia alternativa e che le risorse in idrocarburi del Medio Oriente saranno finite, le conseguenze dell'intervento statunitense in Iraq nel marzo 2006 continueranno a farsi sentire nella regione.

L'accordo Sykes-Picot (tra Francia e UK, 1916, n.d.t.), firmato dopo la Prima Guerra mondiale, ha modellato la storia e la geografia del Medio Oriente. Le sue conseguenze si fanno sentire ancora oggi. Gli effetti delle politiche condotte dagli Usa nella regione durante questo primo decennio del 21° secolo saranno certamente visibili alla fine del secolo.

L'agitazione in Iraq si espanderà fino a quando il mondo Arabo precipiterà, dal Golfo persico al Mediterraneo. Si tende spesso a concentrarsi sulle conseguenze immediate di un cataclisma; purtroppo gli effetti a lungo termine sono spesso insospettati al momento della catastrofe.

Tale è la situazione in Iraq nel 2006. L'Iran, Israele e gli Stati Uniti sono stati inghiottiti in questo pantano, in modo tale che gli sarà difficile adoperare dei cambiamenti significativi nelle loro politiche regionali e nazionali senza toccare altri paesi. Poiché un'offensiva terrestre per destituire il regime iraniano non è più intraprendibile, in ragione dell'impegno degli Stati Uniti in Iraq e in Afghanistan, i raid aerei sembrano essere divenuti la sola alternativa possibile.

Gli attacchi aerei da parte delle forze israeliane o statunitensi, che mirano a distruggere sistematicamente i centri di ricerca, di sviluppo, di mantenimento e di formazione in materia nucleare così come di fabbricazione di missili, potrebbero ritardare di parecchi anni il programma nucleare iraniano. Un attacco statunitense avrebbe anche per obiettivo una distruzione sistematica delle capacità di risposta iraniana. In effetti la maggior parte dei ricercatori pensa che l'Iran risponderebbe violentemente, con tutti i mezzi a disposizione per attaccare gli interessi statunitensi e il rifornimento di petrolio del Medio Oriente.

Dopo lo sferzante discorso anti-russo pronunciato dal vicepresidente Dick Cheney durante una conferenza a Vilnius in Lituania, la questione posta dai politici e ricercatori russi è la seguente: gli Stati Uniti hanno dichiarato una nuova guerra fredda alla Russia? Potrebbe darsi che il cambiamento di punto di vista di Washington sulla Russia sia stato provocato dalle politiche estere assertive di Mosca. Si è molto lontani dalle relazioni di routine mantenute dal Presidente Bush e Putin durante il loro primo incontro, sei anni fa. Mosca ha sfidato Washington riguardo l'Iran, ha rifiutato le sue proposte di sanzioni contro Teheran, permettendo la costruzione della prima centrale nucleare iraniana e non volendo ritornare sulla sua decisione di vendere all'Iran missili antiaerei per la somma di 700 milioni di dollari.

A causa della domanda mondiale di petrolio e gas, sempre più consistente, la Russia utilizza le risorse energetiche come un'arma politica che le permette di affermare il proprio dominio sui paesi dell'ex-Urss ed installarsi nei mercati europei. Ugualmente, la Russia ha fermamente rigettato la domanda dell'Occidente di rinunciare al monopolio del governo sugli oleodotti ed aprire ai mercati stranieri le proprie risorse energetiche.

Mantenere l'Iran sotto la sua ala protettrice è un'azione chiave per la Russia. Nonostante l'amministrazione Bush non si sia mostrata particolarmente critica riguardo alla vendita di missili dalla Russia all'Iran, i pianificatori del Pentagono e dell'US Centcom (Comando Centrale Militare Statunitense) ne avrebbe preso nota.

Malgrado la pressione internazionale, concernente il loro programma nu cleare, gli Iraniani si mostrano sempre più aggressivi, principalmente sul piano verbale, contro Israele ed Usa. Poiché né la Cina né la Russia si sono voluti compromettere, gli Usa si preparano inesorabilmente alla prova di forza finale. Senza alcun dubbio, il dispiegamento dei missili aerei TOR-M1 aiuterà considerevolmente la protezione delle istallazioni nucleari iraniane.

Il trasporto del petrolio del Mar Caspio verso gli Usa, Israele ed i mercati europei aveva come obiettivo ridurre la dipendenza rispetto ai produttori di petrolio dell'Opec, situati in Medio Oriente. La presenza intensificata delle forze statunitensi nella regione si spiega con due fattori: il fatto che questa regione sia presa come un sandwich tra due dei più grossi fornitori di petrolio al mondo - l'Iran che è membro dell'Opec e la Russia che non lo è - ed il fatto che l'oleodotto Baku-Tbilissi-Ceyhan attraversi regioni di alta instabilità politica. Questi fattori hanno aumentato il sentimento di vulnerabilità sia in Iran che in Russia. La politica di Washington è stata criticata perché avrebbe incoraggiato la polarizzazione delle politiche regionali.

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