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I falsi successi degli Stati Uniti

02.06.2006
 
I falsi successi degli Stati Uniti

Attualmente le autorita' federali stanno attivamente indagando nei confronti di decine di canali televisivi americani che trasmettevano materiali realizzati su ordine dell'amministrazione di Bush e da altre grosse compagnie, spacciandole per le comuni notizie quotidiane.

Molte di tali false notizie evidenziavano i "successi" della campagna militare in Iraq oppure reclamizzavano sfacciatamente la produzione di questa o quella compagnia. Gli investigatori della Commissione federale delle comunicazioni hanno iniziato ad occuparsi della raccolta di informazioni relative alle stazioni televisive nazionali, in seguito alla pubblicazione da parte di un'organizzazione sociale di un rapporto contenente i dettagli di utilizzo su vasta scala di tale tattica di influenza nei confronti dei telespettatori.

Nel rapporto dell'organizzazione a fini non di lucro "Centro dei mass-media e della democrazia", si comunica che nell'arco di 10 mesi, almeno 77 canali televisivi hanno deliberatamente utilizzato informazioni prese dal canale di trasmissione di notizie contraffatte, noto come Video News Releases (VNR). Ovviamente agli telespettatori l'autentica fonte di tali servizi non veniva comunicata, scrive il quotidiano The Independent.

Uno dei principali organizzatori del Centro dei mass-media e della democrazia, Diana Farsetta, che ha pesonalmente curato l'indagine, afferma che le compagnie di pubbliche relazioni alle quali il governo e le altre compagnie affidavano l'incarico di fabbricare notizie false, hanno utilizzato questa tecnica nel miglior modo possibile.

Per il momento la Commissione federale delle comunicazioni si e' astenuta dal commentare la propria indagine, ma i suoi rappresentanti si sono rivolti a Diana Farsetta chiedendole di far loro avere una copia del rapporto.

I servizi della VNR toccavano i temi piu' svariati, uno dei quali la guerra in Iraq. L'amministrazione di Bush ha fatto trasmettere nel corso della trasmissione di notizie un video sul quale si vede un iracheno che dopo la caduta del regime di Saddam Hussein grida: "Grazie a Bush! Grazie agli Stati Uniti!". Ne e' emerso che tale video venne girato su ordine del dipartimento di stato da una delle 20 agenzie federali specializzata nella produzione di cose del genere allo scopo di convincere l'opinione pubblica americana sull'indispensabilita' dell'invasione in Iraq e del susseguente rafforzamento della politica intrapresa dall'amministrazione di Bush.

Le reali conseguenze dell'invasione americana in Iraq sono adesso facilmente immaginabili. Circa un anno fa, grazie all'intromissione di un tribunale del Pentagono, vennero pubblicate centinaia di immagini relative a cadaveri di soldati americani caduti in Iraq. All'epoca la causa venne vinta dall'ex corrispondente della CNN Ralf Begleiter, il che rese possibile la pubblicazione delle immagini nei mass-media. Il tribunale prese in seria considerazione la posizione della parte querelante sul fatto che i servizi fotografici hanno un'importante significato sociale che le autorita' non hanno il diritto di occultare ai propri cittadini.

Nel corso degli ultimi due anni, le organizzazioni sociali americane hanno piu' volte rimproverato alla Casa Bianca di non onorare in modo adeguato la memoria dei soldati caduti in Iraq. Ad esempio l'opinione pubblica e' rimasta profondamente sdegnata dal fatto che la comunicazione della morte di un soldato veniva fissata su di un modulo convenzionale sul quale la firma del ministro della difesa veniva semplicemente fotocopiata. Solamente a seguito del grosso scandalo sollevato dai mass-media, Donald Rumsfeld ha promesso di esprimere personalmente le condoglianze alle famiglie dei caduti in Iraq e di firmare altrettanto personalmente tutte gli avvisi di morte.

Secondo i piu' recenti dati ufficiali, il numero dei militari americani caduti in Iraq e' di 2470. Nel giro di tre anni, la campagna militare in Iraq ha gia' stabilito un doloroso record: le perdite dei corrispondenti militari nel corso di questa guerra sono cresciute fino alle 71 unita'. "Questa e' la guerra piu' pericolosa nella storia contemporanea per i rappresentanti dei mass-media", ha sottolineato il quotidiano New York Times, considerando che durante la guerra in Vietnam i giornalisti caduti furono 63, durante quella di Corea 17 e in tutto 69 quelli caduti durante la Seconda guerra mondiale.

Tratto da: www.vzglyad.ru

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