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Tribu' amazzonica lascia la foresta colombiana ed entra nella civilta'

20.09.2006
 
Tribu' amazzonica lascia la foresta colombiana ed entra nella civilta'

Per secoli, per millenni, hanno vissuto lontano dalla civilta', immersi nella foresta ammazzonica, vivendo di caccia alle scimmie, non avendo alcuna idea del concetto di denaro, proprieta', ignorando anche l'esistenza di uno stato che si chiama Colombia. Poi, un giorno, qualche tempo fa, per ragioni ancora non del tutto chiare, un gruppo di circa 80 Nukak-Maku' ha lasciato la foresta e si e' presentato in citta', con i bambini in braccio e delle scimmiette al seguito, dichiarando di voler abbracciare la modernita'.

E, tanto per iniziare a capire, hanno chiesto se per gli aerei che volano sulle loro teste esista una sorta di strada invisibile nel cielo. ''Non vogliamo tornare indietro - racconta un uomo, che si fa chiamare Ma-be, entrato in citta', a San Jose' del Guaviare, nel sud della Colombia, nel marzo scorso, tra la sorpresa e lo stupore dei 'civilizzati' abitanti - Vogliamo stare vicino a una citta', dove poter coltivare il nostro cibo e nel frattempo la citta' puo' aiutarci''. E a chi gli pone l'interrogativo 'esistenzialistico' - cosi' tipico del mondo moderno e delle sue sovrastrutture - su cosa immagini per il proprio futuro, il gruppo risponde per bocca del suo 'portavoce', Belisario, uno che aveva gia' visitato il mondo moderno e che conosce un po' di spagnolo: ''Il futuro, cos'e'?'''.

Gia' nel 2003, decine di Nukak lasciarono la foresta e arrivarono a San Jose' del Guaviarie, sostenendo di essere stati costretti a lasciare le loro riserve a causa della guerra civile che giorno dopo giorno si avvicinava alle loro terre. Da allora, in circa 250 vivono fuori dalla citta', ma in condizioni che gli antropologi non vorrebbero si ripetessero anche per il gruppetto 'emerso' due mesi fa.

Senza contare il rischio di epidemie che potrebbero decimarli, come gia' avvenuto per molte tribu' dell'Amazzonia, venute in contatto con missionari e coltivatori. Quello che al momento si sa sugli 80 Nukak che hanno deciso di 'civilizzarsi' e' che nei mesi scorsi hanno lasciato il Nukak National Park, grande quasi la meta' del New Jersey, guidati da Belisario che li ha condotti attraverso un viaggio per nulla facile, oltre 300 chilometri a piedi, fino alla piazza centrale di San Jose', dove sono arrivati stremati e denutriti. ''Quando gli ho chiesto da dove venissero, mi hanno solo detto, 'dalla foresta' - racconta Xismena Martines, responsabile degli aiuti ai Nukak - Ma questo significa tutto e niente''.

Ma a chi ha cercato di capire meglio le ragioni della scelta di una nuova vita, hanno raccontato poche ma significative cose, che lasciano intendere una decisione tutt'altro che volontaria e consapevole. ''Il Nukak verde (termini con cui potrebbero riferirsi ai guerriglieri marxisti in lotta con il governo) ha detto che non potevamo continuare a camminare nella giungla, altrimenti ci sarebbero stati problemi - spiega Va-di - Il Nukak verde ci ha detto di andare dove siamo al sicuro''.

Ma c'e' anche chi sostiene che a cacciarli dalla loro foresta sia stata una tribu' rivale. E qui si pone il problema della loro 'classificazione': dal momento che si considera siano fuggiti da una guerra civile, i Nukak - che, tra l'altro, non avendo documenti di identita', non esistono per la burocrazia colombiana - sono considerati 'profughi', hanno diritto ad essere aiutati dallo Stato, che deve dare loro un tetto. Cosa che sta facendo ad Aguabonita, fuori San Jose', dove si sono stabiliti, e dove la popolazione locale li aiuta dando loro cibo e vestiti. T

Tutti, pero', sono d'accordo su una cosa: al nuovo gruppo dei Nukak bisogna risparmiare la sorte del gruppo arrivato in citta' tre anni fa. Sistematisi a Barrancon, non lavorano, in attesa degli aiuti dello Stato, non hanno imparato lo spagnolo e non vogliono neanche tornare nella foresta. Per il momento, pero', se vogliamo continuare ad applicare loro i nostri concetti di felicita' e infelicita', i nuovi arrivati dei Nukak si dicono contenti.

Abituati a dover cacciare, a fare decine di chilometri per procacciarsi il cibo, non possono che godere della nuova situazione. Cosa gli piace di piu' della nuova vita? ''Il riso, la farina, lo zucchero e l'olio, ma anche le uova e le cipolle'', elenca Ma-Be. Poi ''le pentole, i pantaloni, i cappelli e le scarpe''. E vogliono mandare i loro figli a scuola, ma non vogliono perdere le loro tradizioni, non vogliono rinunciare alla caccia ne' alla loro lingua. ''Vogliamo entrare a far parte della famiglia bianca - spiega Pia-Pe - Ma non vogliamo dimenticare le parole dei Nukak''. Ci riusciranno?

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