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Sulle tracce degli schiavi Robinson

20.03.2007
 

Una spedizione si è recata su un’ isola dove una nave è naufragata nel XVIII° secolo. Un’ isola dispersa in mezzo all’oceano dove la terra più vicina è il Madagascar, a 500 km da lì... I superstiti faranno i Robinson per quindici anni!

L’archeologia ha appena completato i pezzi di una storia straordinaria poiché questi superstiti erano schiavi originari del Madagascar imbarcati illegalmente da un equipaggio francese. Per la prima volta, il relitto ed i resti dell’accampamento sono stati analizzati da un gruppo di ricercatori di ritorno dall’isola.

Il 17 novembre 1760, l’Utile, nave della società francese delle Indie, viene armata a Bayonne. Si reca in Madagascar per cercare del cibo, riso, carne, ecc.. Gli è stato vietato di riportare schiavi, ma il comandante non obbedisce e carica tra le 100 e le 200 persone. L’Utile non arriverà mai a destinazione all’Ile de France (oggi Isole Mauritius). Naufraga sull’isola di Tromelin, nel passato conosciuta come Isola di Sabbia, ed all’epoca era male indicata sulle carte: 1.500 metri di lunghezza per 700 metri di larghezza; non vi è alcuna vegetazione poiché si trova nella direzione dei cicloni e gli alberi non vi resistono.

Naufragati. Su quest’isola trovano scampo 122 membri d’equipaggio francese e 88 cittadini del Madagascar. Marc Guérout, capo della spedizione, ha trovato negli archivi di Lorient le note dello scrivano di bordo con due carte dell’isola. Egli riferisce che molti schiavi non hanno potuto uscire dalla barca e sono morti durante il naufragio "perché i pannelli erano fissi". Dice anche che i naufraghi hanno trovato l’acqua dopo tre giorni, cosa che ha permesso loro di sopravvivere.

A due mesi dal naufragio, i marinai francesi, che hanno costruito una barca di fortuna, riprendono il mare lasciando sul posto gli schiavi ai quali promettono di ritornare con degli aiuti. Arrivano sull’Ile de France, ma il governatore rifiuta di organizzare il salvataggio. L’ autore Bernardin di Saint Pierre, che si trovava là, protesta contro questa decisione, altre voci si uniscono alla sua, ma invano. Gli schiavi vengono dimenticati.

Tuttavia durante i successivi quindici anni, i Malgasci sopravviveranno su questo pezzo di terra attraversata dai venti. È nel 1776 che vengono avvistati da una nave di passaggio. L’isola è molto difficile da raggiungere, tre barche non riescono ad accostare, la quarta, quella del Cavaliere di Tromelin, che dà il suo nome all’isola, ci riesce. Riporta all’Ile de France otto sopravvissuti, sette donne ed un bambino di otto mesi.

Nel quadro dell’anno internazionale di commemorazione della lotta contro la schiavitù, sotto il patronato dell’Unesco, Max Guérout, ex ufficiale di marina, creatore di un gruppo di ricerca in archéologie navale (GRAN) ha organizzato la sua spedizione per trovare le tracce del soggiorno dei naufragati. Il gruppo ha lavorato sull’isola dal 10 ottobre al 9 novembre 2006.

Oggi, Tromelin, rivendicata dalle Isole Mauritius e dal a stazione Madagascar, è collegata alle terre australi ed antartiche francesi (TAAF). Vi è unmeteo con quattro meteorologi e delle tartarughe. La ricerca è stata particolare perché si trattava allo stesso tempo di scavi subacquei e terrestri: 120 immersioni, non di grande profondità ma in condizioni difficili a causa dei venti, hanno permesso di individuare le ancore, i cannoni... Lo scavo del relitto non ha tuttavia fornito molto di nuovo. A terra, gli archeologici scoprono in compenso il forno utilizzato dagli sciagurati e le vestigia dell’insediamento conservate sotto 60 o 80 cm di sabbia.

Mostrano come questi hanno provato "con ordine e metodo a sopravvivere", nota Max Guérout. "Strutture di pietra ben costruite, resistenti a causa dei cicloni, non danno l’impressione di avere a che fare con gente schiacciata dalla sorte. Hanno utilizzato recipienti di cucina in rame recuperati del relitto e rappezzati più di una volta... " Le donne naufragate hanno raccontato di avere mantenuto il fuoco acceso durante i quindici anni, e di essersi vestite con stoffe ottenute dalle piume di uccello.

Conchiglie: I superstiti si nutrivano di piccoli uccelli e di tartarughe, " oggi non esistono più uccelli di così piccola dimensione, sia perché sono scomparsi dall’isola, sia perché i superstiti li mangiavano mentre erano ancora giovani e quindi facili da prendere", spiega Thomas Romon, archeologo dell’INRAP, membro del gruppo, che abitualmente lavora in Guadalupa e conosce bene il periodo coloniale. Si aggiungano alcune conchiglie e pochi pesci poiché era troppo difficile pescare in questo mare.

La spedizione dell’autunno scorso è stata un po’ frustrante per i ricercatori che speravano di trovare le sepolture degli schiavi morti durante questi quindici anni. "vi torneremo con materiale più adeguato per questa ricerca, in particolare dei piccoli trapani, e penso che li troveremo", nota Thomas Romon. Un’altra spedizione è prevista per il 2008.

Fonte: www.girodivite.it

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