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Attacco di panico, dove nasce questa bugia

13.09.2006
 
Attacco di panico, dove nasce questa bugia

Tremore, sensazione di soffocamento, senso di morte. Sono i sintomi, spesso comuni a molti soggetti, degli attacchi di panico. Si presentano all’improvviso in momenti di pieno benessere e portano a sprofondare in antiche e incomprensibili paure fino a indurre la persona a ricorrere urgentemente al pronto soccorso.

Il dottor Rosario Sorrentino neurologo responsabile dell’Unità Operativa Attacchi di Panico della clinica Paideia di Roma, autore con la sua équipe di un’importante scoperta che svela le aree del cervello interessate dagli attacchi di panico, spiega nel dettaglio questo disagio, quali le cause scatenanti e come affrontarlo.


Dott. Sorrentino, cosa sono gli attacchi di panico?
“Sono l’insorgenza, in pieno benessere a ciel sereno, di sintomi che per la loro unicità sono descritti dal paziente come un incontro ravvicinato con un profondo senso di morte perché danno una sensazione di morte imminente, di soffocamento, di paura di morire, di impazzire, insomma, di perdere il controllo e il contatto con la realtà. A tutto ciò si affiancano fenomeni fisici tipo senso di vertigine, palpitazioni, tremori e una serie di altri sintomi che richiedono al paziente il bisogno urgente di recarsi al pronto soccorso perché sono convinti di essere sul punto di morire.”

Quali le cause che scatenano questi sintomi?
“Alla base c’è sempre una predisposizione genetica. Sono soggetti predisposti, non necessariamente candidati ad avere attacchi di panico, ma che in virtù della loro forte predisposizione genetica in rapporto all’esposizione a fattori esterni che riguardano la nostra esistenza (fattori di natura affettiva, sociale, la morte di una persona cara, uno stress prolungato, l’interruzione di un relazione sentimentale, un abbandono) questi fattori possono andare, in quella persona predisposta geneticamente, a smascherare ed accelerare la comparsa di attacchi di panico. Altri fattori di scatenamento possono essere per esempio l’uso o l’abuso di sostanze stupefacenti, ma anche di cannabinoidi che in virtù di un alto quantitativo di THC (tetraidrocannabinolo) fanno girare quell’interruttore nel cervello.”

C’entra anche l’abuso di alcol?
“Molto indirettamente perché l’alcol prima svolge un’azione deprimente sul sistema nervoso e poi eccitante. Molti pazienti per cercare di contenere i livelli di ansia tendono a fare uso/abuso di superalcolici perché in quel momento dà la sensazione di contenimento dei fenomeni ansiosi.”

Cosa bisogna fare nel momento in cui si subisce un attacco di panico?
“Il primo attacco di panico è caratteristicamente contrassegnato da un bisogno urgente di recarsi al pronto soccorso perché il paziente è convinto di essere sul punto di morire a causa di sensazioni che non ha mai provato. Successivamente questi episodi tenderanno a ripetersi anche e soprattutto per la negatività di tutti gli accertamenti. La persona, certamente gli agnostici, entrerà nella convinzione di avere qualcosa di natura psiconeurologica. Bisogna iniziare a spiegare alla persona la natura del suo disturbo e convincerla ad assumere delle terapie come qualsiasi altro disturbo di natura fisica.”

Quindi la cura è una terapia da seguire…
“Esatto. E prima si mette in pratica prima si sfratta quel corpo estraneo che è quel ricordo dell’attacco di panico che rimane per tutta la vita nella mente della persona perché in quel momento ha avuto la sensazione di essere scampato alla morte imminente. Le terapie servono a sfrattare quel corpo estraneo dal cervello della persona e aiutarla a recuperare una vita normale.”

Di recente la sua équipe è riuscita in una scoperta importante in questa direzione, ce la spieghi.
“Il mio gruppo ed io, attraverso una ricerca svolta presso le cliniche Paideia e Materdei di Roma insieme al professor Stefano Bastianello un neuro radiologo, abbiamo sottoposto a risonanza magnetica funzionale una paziente con attacco di panico e siamo riusciti, per la prima volta al mondo, a catturare le aree del cervello che sono coinvolte nell’attacco di panico sollecitando, al semplice stimolo del paziente di rievocare il suo attacco di panico, a mostrare quali aree del cervello si illuminano e qual è quello che possiamo definire il triangolo della paura”.

Cosa dimostra questa ricerca?
“Si può dimostrare dove si inceppa il cervello durante l’attacco di panico, dove nasce quella bugia, con questa metafora definisco gli attacchi di panico, in quale parte del cervello abita. Le regioni coinvolte sono: la regione insulare dove risiede l’amigdala, una sorta di radar che ci segnala il pericolo imminente, l’ippocampo che è il luogo dove maggiormente risiede la memoria, e la regione frontale inferiore che è quella parte del nostro cervello che rappresenta una sorta di tutore delle nostre azioni e attribuisce ad esse un significato.”

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