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Societa'

L'ingiustizia naturale

13.03.2007
 

Il numero delle coppie conviventi "more uxorio", vale a dire il numero delle coppie di fatto, è aumentato di molto. Il numero dei regolarmente sposati, viceversa, è diminuito. Da non trascurare poi le coppie omosessuali, sempre più in evidenza.

"La società deve adeguarsi alle nuove realtà", "La famiglia tradizionale ha fatto il suo tempo", "Si va verso un nuovo concetto di famiglia", "L'istituto del matrimonio deve adeguarsi", sono tra i commenti che si odono su questo fenomeno.

Tali frasi, in apparenza neutre, comportano in realtà un giudizio negativo nei confronti della famiglia "tradizionale", e positivo verso il "progresso" costituito da queste nuove forme di convivenza più avanzate, più libere, più giovani, più moderne.

L'idea che metodi antichi, rigidi, superati siano da rimpiazzare, è un'idea difficilmente contestabile in molti campi, quello dell'agricoltura per esempio. In campagna, l'uso della carriola, del badile, la mungitura a mano, e così via, sono metodi sempre meno diffusi. I cicli della natura sono rimasti gli stessi, ma i metodi agricoli sono cambiati. Succederà la stessa cosa con il riconoscimento ufficiale e la benedizione delle nuove forme di convivenza: la natura non cambierà.

Due dello stesso sesso potranno ufficialmente considerarsi ed essere considerati coniugi, ma il loro atto sessuale non sarà mai riproduttivo. Ciò spiega perché la società finora non ha voluto tutelare legalmente l'unione omosessuale, come invece fa per le unioni eterosessuali. La società, dopo tutto, ha bisogno di futuri uomini e di future donne, cioè di bambini.

È difficile però fermare la ruota del "progresso" come anche l'evolvere inesorabile della nuova morale - e del nuovo moralismo. Le nuove coppie vogliono la benedizione, e l'avranno. Ma nessuno deve farsi illusioni: la natura non cambierà. I due uomini o le due donne si accoppieranno con tutti i crismi legali e con l'incoraggiamento amoroso delle autorità. Ma non procreeranno. Ciò è senz'altro un'ingiustizia. Ma un'ingiustizia naturale.

Claudio Antonelli

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