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Societa'

Violenza negli stadi: scaricabile?

13.02.2007
 
Pagine: 1234

Oltre a queste misure ci sono anche diversi provvedimenti immediati con disegno di legge:

1 - gestione degli impianti: si dovrà arrivare a stadi di proprietà delle società di calcio
2 - sicurezza: all'esterno dello stadio sarà appannaggio delle forze dell'ordine, dentro solo ed esclusivamente a carico degli steward delle società
3- osservatorio sulla comunicazione sportiva
4- promozione della cultura sportiva nelle scuole
5- abbassamento del limite di capienza, dalle 10 mila alle 7.500 unità, sotto il quale gli stadi non debbono rispettare il decreto Pisanu.

Potranno bastare queste misure? E chi controllerà se continueranno ad esserci legami fra tifosi e società? Dato che le società si dimostrano irresponsabili e incapaci, come mai si propone loro di acquisire la proprietà degli stadi? Chi controlla che le violenze non siano organizzate da qualcuno? Mettere tutto sul piano delle punizioni e dei controllo può bastare?

Il ministro dell'Interno Giuliano Amato, piuttosto che trattare il problema in modo più esteso, si scaglia contro le società:

Dal mondo del calcio verranno pressioni perché lo spettacolo continui, perché le entrate dello stato e delle società dipendono dal calcio. Noi abbiamo il dovere verso le forze dell'ordine e i cittadini di resistere alle pressioni... La serenità delle famiglie italiane vale di più degli interessi economici che pretendono che lo spettacolo continui... Il pubblico non potrà più entrare negli stadi non sicuri... Non tutto ha funzionato dopo la Pisanu... Molti impianti sportivi non solo sono rimasti lontani dai decreti Pisanu, ma molte società hanno dimostrato di non avere intenzione di farlo.

Ma il ministro non esprime nulla riguardo a come le società potranno essere maggiormente responsabilizzate e costrette ad assolvere tutti i loro doveri. Secondo Amato "il calcio è uno dei più grandi catalizzatori della violenza. E diventa occasione di formazione della violenza. Offre canali attraverso i quali la violenza si esprime".

Ma il ministro non affronta il problema della violenza giovanile in un ambito più esteso, e preferisce rimanere nel vago. Eppure riconosce che le misure attuate in precedenza sono state fallimentari: "C'è stata... una ripresa del fenomeno della violenza". Pur riconoscendo il fallimento della prospettiva con cui il problema è stato affrontato finora, i politici non hanno cambiato il modo di intendere ed affrontare il problema.

Amato è bacchettone: "Per educare i nostri giovani serve la scuola e la famiglia, ma la punizione davanti a comportamenti trasgressivi è elemento essenziale di un'ordinata convivenza civile"; ma non riconosce che la violenza può essere fomentata dal sistema. Non generalizza il fenomeno e non riconosce un vero problema per le nuove generazioni. Egli pensa che la violenza possa essere eliminata completamente dalle norme: "La violenza di oggi effetto della non applicazione delle misure, forti e capaci di efficacia, già votate"... La violenza non nasce negli stadi, è connessa agli estremismi politici".

Per Amato quindi, è normale che gli adolescenti gettino bulloni, pietre e bombe carta, e ciò, secondo lui, accade perché non c'è abbastanza repressione dall'esterno. L'"estremismo politico" appare come un'etichetta per deviare il problema da argomenti che sarebbero davvero difficili da affrontare senza scalfire il sistema politico-economico dominante.

Lo sport più praticato dai politici negli ultimi anni, sembra essere il mostrare ciò che non va, toccando soltanto gli aspetti più superficiali del problema e senza offrire soluzioni efficaci. Ad esempio, ormai si dedica molto spazio al lavoro precario, ma nessun politico propone di abrogare tutte le leggi che lo consentono. Lo stesso accade per la violenza giovanile. Eminenti studiosi hanno ormai provato che la violenza televisiva e dei videogiochi è altamente diseducativa e nociva ai giovani, eppure nessun politico ha proposto una legge che vieti il commercio dei videogiochi violenti o la trasmissione di programmi basati sulla violenza.

Ci si chiede: c'è davvero la volontà di eliminare la violenza giovanile, oppure si vogliono offrire canali di sfogo che non mettano in discussione e non intacchino il sistema?

Lo scaricabarile delle responsabilità, tra società calcistiche e governo appare davvero un atto di cinismo all'interno di una situazione di grave problematicità per le attuali generazioni di giovani. Giovani in balìa della Tv spazzatura, dell'invasione pubblicitaria e della violenza di un sistema che ha espulso la vera realtà umana soppiantandola con un mondo in cui apparire sembra l'unico modo per essere.

di Antonella Randazzo per www.disinformazione.it

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