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Violenza negli stadi: scaricabile?

13.02.2007
 
Pagine: 1234

La vittoria è onnipresente, che l'eroe corra o rimorchi, piloti o affronti il suo capufficio... la pubblicità gioca soltanto con gli stereotipi e ogni volta per inculcarli ancor di più nel pubblico: stereotipi maschili e femminili, nazionali, rurali, giovanili, di periferia ecc... La pubblicità... alimenta la confusione... quello che non è stato "visto alla Tv" non esiste. E ciò che è stato visto, anche se è falso, viene accettato... Il mondo della pubblicità... funziona come una mafia al servizio dell'ideologia più autoritaria che esista... ci propone una visione maschilista, razzista, colonialista, totalitaria, occidentale ed escludente, favorisce soltanto quelli che ci conducono alla catastrofe... Questa offensiva generalizzata della merce crea carestie, catastrofi ecologiche e sanitarie, disoccupazione ed esclusione.

I messaggi pubblicitari, televisivi e cinematografici sono sempre più spesso messaggi di distruzione, morte e di esaltazione della forza fisica. Questa è diventata la realtà di molti giovani di oggi. A tutto questo si aggiunge la grave situazione lavorativa. Ormai i giovani assunti con contratti precari sono l’87% contro il 12,3% assunti a tempo determinato. Una situazione che peggiora nel tempo, e del 75% delle assunzioni di lavoratori lavori precari soltanto 1/3 di loro saranno assunti a tempo indeterminato. La precarizzazione è in aumento: nel 2000 i contratti di lavoro con durata inferiore ai 30 giorni erano il 35% delle assunzioni, nel 2006 sono diventati il 50%.

Molti dei lavoratori precari sono costretti anche a subire problemi nei pagamenti dello stipendio. Oltre a non avere tutele sindacali o aziendali, il 30% di loro non percepisce regolarmente (mensilmente) lo stipendio. La disoccupazione è in aumento, e in alcune regioni d'Italia tocca vette del 70%. I giovani disoccupati o precari, sono soggetti ad accumulare una forte rabbia che non sanno come indirizzare contro il sistema, e finiscono per esprimerla contro coetanei, disabili, animali, immigrati, o attraverso la "tifoseria" sportiva.

I nostri politici invocano punizioni e misure repressive contro la violenza giovanile. Queste misure toccano soltanto la punta dell'iceberg, e non affrontano il problema alla radice. L'accento è posto sulle società calcistiche che non attuano i necessari controlli per evitare che i giovani entrino negli stadi con oggetti pericolosi, oppure non elaborano un piano efficace che agisca come deterrente ai comportamenti violenti.

Occorre senza dubbio rivedere gli stadi, come avverte l'assessore provinciale allo sport Nino Capriotti: "Gli impianti italiani sono assolutamente inadeguati e le Amministrazioni comunali che ne sono spesso proprietarie non hanno le possibilità economiche di intervenire per ammodernarli. Credo che sia giunto il momento di ripensare radicalmente il rapporto tra Comuni e società sportive. Le società devono prendersi l'onere di gestire anche la struttura in cui si svolge la loro attività... Per far questo, ovviamente, devono avere una ragionevole prospettiva di rientro dei notevoli investimenti che saranno costrette ad effettuare. Le forme di questo rapporto potranno essere le più varie, ma non vedo altre soluzioni che trasferire ai sodalizi professionistici la gestione, anche per lungo tempo, degli impianti con la possibilità di integrarvi strutture polivalenti e servizi che rendano l'operazione economicamente sostenibile".

Oltre a questo, dovrebbe essere messo a punto un piano razionale per impedire che i giovani portino oggetti pericolosi e possano capire che non sarà più possibile esprimere violenza utilizzando la tifoseria calcistica. Un piano razionale è possibile, se realmente si vuole risolvere il problema. Ma si vuole davvero risolvere il problema? Perché, dato che esso esiste da anni, non si è fatto nulla di efficace, anzi, al contrario, si continua ad istigare i giovani alla violenza attraverso la Tv e la radio?

Di sicuro questa violenza risulta altamente funzionale al sistema. Esso, se non offrisse valvole di sfogo asociali e violente, dovrebbe rispondere di parecchi problemi e disagi che attanagliano le nuove generazioni: scuole sempre più scadenti, precariato, disoccupazione, mass media che insabbiano la vera realtà in cui vivono, programmi Tv violenti o scadenti, pubblicità sempre più aggressiva e basata su stimoli sessuali o aggressivi, ecc.

Ci si chiede come mai i politici che trattano la violenza negli stadi non estendono questo problema alla situazione generale della violenza giovanile. Le proposte per risolvere il problema negli stadi sono tutte "esterne" al problema stesso. Si affrontano aspetti reali, ma non si tocca il tema dei gravi disagi che colpiscono i giovani.

Il decreto anti-violenza emanato dal Consiglio straordinario dei ministri, in sintesi, impone:

a - porte chiuse per gli stadi non a norma con il decreto Pisanu. Gli abbonati potranno rientrare non appena saranno installati tornelli e zone di prefiltraggio
b - le società ospitanti non invieranno più blocchi di biglietti per la tifoseria avversaria
c - vietato qualsiasi tipo di rapporto economico, finanziario e lavorativo tra i club e i tifosi
d - inasprimento del DASPO, che ora potrà essere preventivo e applicato anche ai minori
e - inasprimento dei controlli per i soggetti sottoposti a DASPO: oltre all'obbligo di firma i soggetti in questione dovranno fornire prestazioni imposte e utili
f - pene da 5 a 16 anni per violenza e resistenza a pubblico ufficiale
g - reclusione da 6 mesi a 5 anni e un'ammenda da 500 a 2 mila euro con processo per direttissima per chi verrà trovato in possesso di fumogeni, bengala e materiale esplodente.

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