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Societa'

Violenza negli stadi: scaricabile?

13.02.2007
 
Pagine: 1234

Dato che la violenza giovanile dilaga non soltanto negli stadi, forse c'è un illustre assente fra i responsabili elencati da Peruzzi: il sistema politico-economico in cui questi giovani sono cresciuti.

I giovani più sensibili e suggestionabili risentono dell'esposizione ad input di tipo violento e volgare, e quando ne hanno l'occasione manifestano comportamenti violenti o asociali. Nella maggior parte dei casi si tratta di ragazzi disoccupati e con un basso livello di istruzione. Ma ci sono anche i giovani di famiglie agiate, vestiti alla moda e con oggetti firmati da esibire. In tutti i casi, si tratta di giovani cresciuti in un mondo basato sul consumo e sulla creazione di falsi bisogni.

Un mondo in cui la legalità vale soltanto per alcuni, e in cui la violenza assume spesso un ambiguo significato di vincita del più forte sul più debole. In cui la competizione diviene prevaricazione attraverso la forza. Un mondo in cui sempre più spesso l'empatia e la sensibilità vengono atrofizzate dal rafforzamento degli impulsi distruttivi. La desensibilizzazione empatica induce gruppi di giovani a divertirsi gettando sassi dai cavalcavia, seviziando animali o stuprando coetanee.

I media, specie la Tv e la radio, stimolano sempre più alla violenza. I videogiochi, di cui queste generazioni fanno largo uso, provocano uno stato di eccitazione che alza il livello di aggressività. Come ha spiegato una ricerca pubblicata sul Journal of Experimental Social Psychology, i videogiochi a trama violenta producono una "desensibilizzazione" ai contenuti violenti, cioè "una riduzione delle emozioni in reazione ad atti violenti reali". Ciò permette di abbattere le barriere empatiche ed emozionali che impediscono il comportamento violento. Gli autori della ricerca sostengono che i videogiochi sono una "macchina per la desensibilizzazione sistematica dell'individuo".

A ciò va aggiunto l'inquinamento mentale che i ragazzi subiscono attraverso i programmi televisivi e la pubblicità. Spiega il professore di Pediatria all'Università di Pisa, Giuseppe Saggese:

Disordini alimentari, abitudine a fumo o alcol, inizio dell'attività sessuale e anche bullismo sono direttamente proporzionali alle ore passate da piccoli e ragazzi davanti al mezzo televisivo... Il bullismo arriva a far breccia sul 13% dei bambini tra i 9 e gli 11 anni che passano almeno 5 ore al giorno davanti alla televisione. E ancora, nella fascia d'età 11-14 anni, il consumo di alcol (birra, vino o altro) è doppio tra chi resta davanti al video per almeno 3 ore al giorno rispetto ai coetanei che si concedono al massimo un'ora.

I giovani crescono in un sistema pieno di contraddizioni e paradossi: la religione li reprime sessualmente, mentre la Tv e la pubblicità li stimolano; viene loro insegnato che i beni materiali non possono determinare la loro crescita interiore, tuttavia la pubblicità li condiziona a ritenere che il possesso di oggetti si accompagna ad un senso di adeguatezza e di accettazione sociale di cui non possono fare a meno. Il ragazzo si trova dunque a sperimentare un falso senso di soddisfazione attraverso il consumismo, che non eliminerà il vero bisogno di autorealizzazione o di autoespressione.

I mezzi di comunicazione di massa hanno acquisito così tanto potere da condizionare lo stile di vita dei giovani, inducendoli a costruire identità soggettive attraverso modelli con cui identificarsi. I personaggi offerti dal panorama mediatico sono presentati come adeguati e di successo, e l'identificazione con essi può provocare gravi problemi al sé, in quanto il soggetto perde il riferimento alle proprie vere emozioni e aspirazioni, a favore di una personalità frammentata e fittiziamente costruita sulla base dei condizionamenti esterni. Inoltre, questi modelli sono sempre più aggressivi, violenti e cinici.

Ad esempio, nei telefilm per adolescenti, come "Geni per caso", i protagonisti ridono cinicamente anche quando uno di loro si trova in difficoltà, oppure utilizzano mezzi tecnologici per attuare un controllo onnipotente della realtà. I giovani di oggi sono continuamente bombardati da messaggi che li "disumanizzano", che li privano delle normali emozioni empatiche dirette ai loro simili. L'altro appare sempre come nemico o come avversario. Una realtà ostile da affrontare con ostilità.

Come lo scrittore Yves Frémion:

Si presume che il consumatore acquisti l'eterna giovinezza, la potenza o l'energia, la salute... Come nel regime nazista, i devianti da questo modello vengono eliminati dal mondo trasmesso dalla pubblicità: quelli che non assomigliano agli ariani, non sono eterosessuali né in buona salute, non hanno la disinvoltura fornita dal denaro, non sono aggressivi di fronte al mondo, non hanno il fisico conforme; i non produttivi, i contestatori, i pacifisti, i malati, i poveri, i perdenti. Come in ogni propaganda totalitaria, forza e potenza si sprigionano dai muscoli dei bevitori di birra o dagli occhi di ghiaccio dei piloti.

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