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Violenza negli stadi: scaricabile?

13.02.2007
 
Pagine: 1234
Violenza negli stadi: scaricabile?

Ragazzi di 16, 18 o venti anni, gettano bulloni, pietre e bombe carta fuori dallo stadio a Catania. Alcuni sono armati di spranghe e nelle tasche hanno dosi di stupefacenti. La presenza di 1.350 uomini delle forze dell'ordine non ha evitato la morte dell'ispettore Filippo Raciti e il ferimento di 147 persone, di cui 118 appartenenti alle forze dell'ordine. Su 34 le persone arrestate nei giorni successivi, 11 sono minorenni.

Come capire tutto questo? Siamo sicuri che vada considerato un fenomeno a se stante, dovuto a pochi giovani squilibrati? Siamo sicuri che si tratta soltanto di tifoseria eccessiva e il fenomeno non vada esteso alla generale crescita di violenza nei giovani?

Eppure le cronache non lasciano dubbi sul dilagare della violenza nei giovani, in particolare nella fascia d'età che va dai 14 ai 25 anni. Stupri, bullismo e altre forme di violenza sono in aumento nelle scuole. In una classe di un istituto alberghiero di Milano, cinque ragazze venivano regolarmente stuprate da altri studenti sedicenni, e le violenze venivano filmate dai telefonini. I giovani si sono difesi dicendo: "era solo un gioco".

Non si tratta di un episodio isolato, in altri casi le ragazzine venivano violentate e ricattate con i filmati dei cellulari: "O fai quello che vogliamo o mandiamo il filmato ai tuoi genitori". Gli episodi di bullismo non si contano più (le vittime preferite sono le ragazze e i disabili), a tal punto che il ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni ha dovuto prendere "misure" per contrastarlo con sanzioni disciplinari "eque tempestive e proporzionate alla gravità delle azioni compiute".E' stato persino istituito un osservatorio permanente in ogni regione per monitorare il fenomeno del teppismo e del bullismo.

Ma controllare e punire è tutto quello che si può fare? Non sarebbe indispensabile interrogarci su come le nuove generazioni stanno crescendo e sull'origine di tutta questa violenza? Perché i giovani si comportano in questo modo? L'azione violenta ha acquisito una certa "normalità" per molti di loro, e questo non può non indurci a cercare di capire il sistema in cui questi giovani vivono.

In questi giorni è stato posto l'accento sulla vittima della violenza, Filippo Raciti, e i telegiornali facevano a gara per suscitare commozione. L'attenzione è stata anche posta sulla necessità di rendere il calcio uno sport "normale", da seguire senza correre rischi. Per quanto si possa, ovviamente, essere vicini alla sofferenza delle famiglie delle vittime e capire l'esigenza di eliminare il problema della violenza dagli stadi, occorre ricordare che per evitare che un problema si ripeta bisogna capire le cause che l'hanno provocato.

Il capitano della Lazio Luciano Zauri ha dichiarato:

L'agguato di Catania conferma, nel modo in cui è avvenuto, che la violenza è intorno al calcio ma non proviene solo dal calcio; è violenza comune che non ha nulla a che vedere con i valori dello sport. I miei compagni ed io aderiamo con convinzione alla decisione dei nostri dirigenti di fermare il calcio non solo per la doverosa solidarietà alla famiglia della vittima ma anche perché tutti si possa ritornare a riflettere su quanto sta avvenendo nella nostra società e in particolare nel nostro mondo, quello del calcio, e tutti - istituzioni, calciatori, dirigenti, media e tifosi - dobbiamo impegnarci affinché torni ad essere momento di piacere, di festa e non di violenza, di guerriglia e di lutto.

Ma se questa violenza non ha nulla a che vedere con lo sport, a cosa è dovuta? E perché le nostre istituzioni e i nostri media informativi non cercano di capirla in maniera più approfondita, al di là delle punizioni e della commozione per le vittime?

Angelo Peruzzi ritiene che le responsabilità siano molteplici:

E' triste per tutti ma consentitemi di dire che per un uomo come me che ha dedicato la sua vita al calcio e che dal calcio ha avuto tutto, gloria e benessere, è ancora più doloroso dover assistere, proprio quando la carriera volge alla fine, a questo tragico e inglorioso epilogo. Siamo tutti colpevoli, a cominciare da noi giocatori che spesso con i nostri atteggiamenti in campo e con le parole fuori campo abbiamo dato esempi di non sportività e abbiamo alimentato polemiche e contrasti.

Sono colpevoli i media che spesso, per inseguire l'audience hanno dato alle partite di calcio significati che non hanno e non possono avere. Sono colpevoli le società ed i dirigenti perché hanno tollerato e spesso alimentato tutto questo. Sono colpevoli i tifosi, quella frangia di tifosi intolleranti che si alimentano con l'odio e che vanno allo stadio in assetto di guerra ed anche con slogan e bandiere che incitano alla violenza. Sono colpevoli coloro che hanno permesso e tollerato che la politica entrasse negli stadi. Speriamo che il provvedimento drastico che ha preso il Commissario Straordinario Luca Pancalli porti a soluzioni definitive.

E noi tutti, "uomini di buona volontà" dobbiamo dare il nostro contributo perché il calcio torni soltanto un bel gioco e soprattutto un momento di piacere, di festa e non lo sfogo dello stress e dei problemi accumulati durante la settimana.

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