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Piu' alti, piu'sani, piu' intelligenti: come sono cambiati gli esseri umani nello spazio di appena un secolo

02.08.2006
 
Pagine: 12
Piu' alti, piu'sani, piu' intelligenti: come sono cambiati gli esseri umani nello spazio di appena un secolo

"Più alti, più intelligenti, più sani. In 100 anni, grazie ai progressi compiuti dalla medicina ma anche agli stili di vita, il genere umano è migliorato in modo sorprendente. Prima le malattie croniche si contraevano intorno ai 40-50 anni, ora a 70; l'altezza media è cresciuta di 10 centimetri ed il peso è aumentato di 25 chili; nel '900 solo il 13% di chi aveva compiuto 65 anni poteva sperare di arrivare a 85, oggi la percentuale è superiore al 50%". È quanto si legge in un articolo del New York Times, riportato dal quotidiano La Repubblica a firma di Gina Kolata, grazie alla traduzione di Anna Bissanti.

"Nel 1862 Valentin Keller si arruolò a Hamilton, in Ohio, - prosegue l’articolo - in un'unità di soldati dell'Esercito dell'Unione. Aveva 26 anni, era un uomo esile, era alto poco più di un metro e 60, e aveva appena preso la cittadinanza americana. Sulle carte per l'arruolamento scrisse che di professione faceva il sarto. L'anno seguente Keller fu congedato con onore, malato e a pezzi. Aveva un disturbo polmonare ed era talmente bloccato dall'artrite all'anca da camminare a stento. Morì all'età di 41 anni di idropisia, il che significa che probabilmente ebbe un arresto di cuore congestizio, qualcosa di non direttamente collegabile al servizio prestato sotto l'esercito. Sua moglie Otilia, 39 anni, morì un mese prima di lui e sul suo certificato di morte si scrisse che venne a mancare per "esaurimento".

Ai tempi di Valentin Keller, le persone si aspettavano di contrarre qualche malattia cronica verso i 40 o i 50 anni di età. I discendenti di Keller ebbero problemi polmonari, cardiaci e al fegato. Morirono tra i 50 e i 60 anni di età. Adesso, però, le cose sono cambiate: i baby boomer della sua famiglia stanno raggiungendo la mezza età, alcuni l'hanno già superata e nel complesso stanno bene. "Mi sento bene", afferma il bis-bis-bis-bisnipote Craig Keller che ha 45 anni e dice di non avere alcun problema di salute, al pari della moglie Sandy anch'ella 45enne.

La famiglia Keller esemplifica assai chiaramente quella che potrebbe rivelarsi come una delle più straordinarie svolte nell'esistenza degli uomini: la trasformazione da esseri bassi, relativamente deboli e malaticci a esseri umani così grandi, grossi e robusti che i loro antenati paiono al confronto quasi irriconoscibili. Nuove ricerche in corso in tutto il mondo stanno iniziando a rivelare il quadro di un'umanità talmente diversa da quella di un passato ancora abbastanza recente che gli scienziati affermano di esserne sbalorditi. Nel corso degli ultimi cento anni, spiega il ricercatore Robert W. Fogel dell'Università di Chicago, nel mondo industrializzato gli esseri umani hanno subito una "forma di evoluzione unica, non soltanto per il genere umano, ma unica per le 7.000 generazioni circa di esseri umani che hanno abitato la Terra".

Da quanto si sa al momento la differenza non comporta mutamenti a livello dei geni, bensì cambiamenti nel corpo umano: si rivela in molti modi, da quelli ben noti e dati quasi per scontati - come una maggiore altezza e una vita più lunga - a quelli meno evidenti, che emergono soltanto mettendo a confronto le schede sanitarie. Dagli studi più recenti emerge che il dato più sorprendente è che molte malattie croniche, come quelle cardiache, quelle polmonari e l'artrite compaiono in media da 10 a 25 anni più tardi rispetto al passato. Inoltre, tra gli anziani oggi ci sono minori disabilità.

Tutto ciò non dipende soltanto dal fatto che le cure mediche, per esempio l'intervento chirurgico per la rimozione della cataratta, funzionano. I corpi degli esseri umani semplicemente non cedono più come in passato. Anche il cervello umano pare aver fatto progressi: l'indice di intelligenza medio è andato crescendo per decenni, e da almeno uno studio è emerso che per un essere umano le possibilità di essere affetto da demenza senile in tarda età sono sensibilmente diminuite negli ultimi anni.

Le ragioni finora addotte per questo cambiamento sono tanto inattese quanto il cambiamento stesso. Parte della spiegazione è da cercarsi nelle migliorate cure mediche: alcuni studi dimostrano che questi meccanismi paiono essere messi in moto da eventi che accadono molto presto nel corso della vita, addirittura ancora nel ventre materno, e si manifestano durante la mezza età o anche nella vecchiaia. Meno malattie cardiovascolari, inoltre, portano a una minor demenza senile. Si ipotizza anche che le malattie cardiovascolari possano costituire un fattore di rischio per l'Alzheimer.

Tutti questi risultati non valgono soltanto per gli Stati Uniti: ampi e meticolosi studi condotti in Finlandia, Gran Bretagna, Francia, Svezia e Paesi Bassi confermano tutti che queste stesse cose sono riscontrabili anche in quei Paesi. Si sta anche iniziando a riscontrarli nel mondo sottosviluppato.

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