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Scienza

L'esplosione che ha distrutto la teoria solare

30.12.2006
 
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L'esplosione che ha distrutto la teoria solare

Nel gennaio 2005 sul Sole sono successe cose notevoli e gli esiti si stanno ancora ripercuotendo all'interno della comunità scientifica. Tra il 15 e il 19 gennaio vi sono state quattro potenti eruzioni con conseguenti getti solari dal gruppo di macchie 720. Poi, il 20 gennaio, la quinta esplosione ha prodotto un'eiezione di massa coronale (CME) che ha raggiunto delle velocità incomparabilmente maggiori a quelle mai registrate dagli astronomi per simili fenomeni.

Mentre di solito le particelle cariche emesse da queste eruzioni ci mettono più di 24 ore per raggiungere la Terra, in questo caso c'è stata una eccezione incredibile. Sono bastati trenta minuti dall'esplosione perché la Terra (distante circa 144 milioni di km dal Sole) fosse immersa in quella che gli scienziati NASA hanno definito “la più intensa tempesta protonica da decenni”. Le tempeste protoniche prendono il loro nome dalla “pioggia” di particelle di carica positiva che ci arriva quando l'eiezione di massa raggiunge la Terra.

Una delle ragioni per cui le tempeste protoniche sono tenute sotto controllo è che esse interferiscono pesantemente con le comunicazioni satellitari e possono persino penetrare l'esterno degli scafandri e dei vestiti spaziali facendo seriamente ammalare gli astronauti. Ma per i sostenitori delle più popolari teorie sul Sole, questa “tempesta” è stata ancor più irritante. Secondo un comunicato NASA, l'evento “ha scosso le fondamenta della teoria “meteorologica spaziale””.

Gli astronomi come spiegavano, prima di questo evento, le tempeste protoniche? La storia delle “Headline News” della NASA ci racconta che l'eiezione di massa “comincia con un'esplosione, solitamente al di sopra di un gruppo di macchie. Le macchie sono posti in cui campi magnetici di forte intensità attraversano la superficie del Sole. Per ragioni che ancora nessuno comprende completamente, questi campi possono divenire instabili ed esplodere, rilasciando l'energia equivalente a quella di 10 miliardi di bombe all'idrogeno”.

Eiezioni potenti possono emettere un miliardo di tonnellate di materiale solare. In genere questo materiale viaggia relativamente lento. “Anche le più veloci, viaggiano alla velocità di 1000/2000 km/s e impiegano un giorno o due per raggiungere la Terra. Si capisce che una CME è appena arrivata quando si vedono le aurore nei cieli”.

Ma come fa il materiale emesso a raggiungere la sua velocità? Anche le eiezioni comuni viaggiano sempre più veloci allontanandosi dal Sole, raggiungendo velocità di migliaia di chilometri al secondo o più. La teoria ipotizza che tale accelerazione si spieghi con l'”onda d'urto” che la CME produce. “Le onde d'urto davanti alla CME possono accelerare questi protoni nella nostra direzione – e da qui la tempesta protonica”.

Ma la storia ci insegna che questa teoria dovrà “presto essere rivista”. Il perché è presto detto: sebbene le velocità delle ordinarie CME siano già impressionanti e abbiano costituito un profondo mistero per decenni, non sono nemmeno confrontabili con la velocità raggiunta dalla CME del 20 gennaio. La luce che giunge dal Sole, o da un “flare” solare, raggiunge la Terra in 8 minuti. Un'eiezione che raggiunga la Terra in 30 minuti deve essere rapidamente accelerata fino ad una velocità superiore a un quarto di quella della luce. Da un punto di vista tradizionale ciò non è nemmeno pensabile. Eppure è proprio quello che è successo.

Come vedono tutto ciò i non tradizionali teorici dell'Universo Elettrico? Per lo più sono divertiti dal trambusto. In questo universo, ora osservato con strumenti migliori e più versatili, si possono osservare spesso getti di plasma e materiale eiettato raggiungere velocità prossime a quella della luce. In termini elettrici la spiegazione è diretta e ovvia: i campi elettrici presenti nello spazio accelerano le particelle cariche che vi sono immerse. Su questo principio di elettricità non c'è contendere.

Senonché, escludendo i campi elettrici dai loro modelli teorici, gli astrofisici e gli astronomi, sono rimasti senza nessun meccanismo che renda conto delle cose che ora vedono. Una dopo l'altra, le loro ipotesi introdotte ad hoc, devono essere abbandonate.

I teorici elettrici accettano i fatti osservati riguardanti le CME, e considerano il contesto teorico degli astronomi come un disastro decennale. Non è né sufficiente né accurato descrivere le macchie come “posti in cui campi magnetici di forte intensità attraversano la superficie del Sole”. Si tratta di un'affermazione che non rende conto completamente dei campi magnetici stessi e lascia le macchie associate senza spiegazione. Quando la storiella della NASA dice che i campi magnetici “diventano instabili ed esplodono, rilasciando l'energia equivalente a quella di 10 miliardi di bombe all'idrogeno”, aggiunge che “nessuno comprende completamente” come ciò succeda.

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