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Scienza

Gli ecologisti? Risultano altri 6 gradi fuori rotta

28.12.2006
 
Gli ecologisti? Risultano altri 6 gradi fuori rotta

Dai campioni rilevati nelle rocce sul fondo dell’Oceano Pacifico, 1600 chilometri ad Est del Giappone, risulta che nel Cretaceo, ovvero 120 milioni di anni fa, le oscillazioni di temperatura sulla superficie dell’oceano arrivarono 6 gradi centigradi nella media annuale (tra i 30° ed i 36°), con due episodi di raffreddamento che raggiunsero i 4 gradi sulla superfici marine ai tropici. Al confronto, oggi le temperature della superficie marine ai tropici oscillano tra i 29 e 30 gradi. I risultati degli esperimenti sono pubblicati sul numero di ottobre di Geology.

Il nuovo studio è stato diretto da Simon Brassell, geologo dell’Università dell’Indiana, secondo il quale le prove sui cambiamenti climatici in un passato in cui gli esseri umani proprio non c’erano dovrebbe aiutare a capire il fenomeno del riscaldamento globale: “Se vi sono grandi fluttuazioni, che sono inerenti al sistema stesso, come mostrano gli studi sul paleoclima, ciò rende la determinazione del clima futuro della terra persino più difficile di quanto non lo sia già”. “Stiamo cominciando a capire come il nostro clima, negli archi lunghi del tempo, sia stato una bestiaccia selvatica” ha detto Brassell.

Anche in epoca più recente, diciamo nel periodo successivo all’anno mille, è noto che in Inghilterra e persino i Scozia si riuscisse a coltivare la vite, anche se a fatica. A questo periodo di temperatura estremamente mite, evidentemente maggiore rispetto a quello attuale, seguì una piccola glaciazione protrattasi fino al 1880, che coprì di giacci le regioni più settentrionali dell’Europa, a cominciare dalla Groenlandia, che prima, come dice il nome stesso, “verdeggiava”. Le colonie vichinghe groenlandesi furono costrette ad abbandonare quegli stanziamenti per il freddo eccessivo.

Come le temperature della terra siano decisamente influenzate da cicli solari, piuttosto che dalle emissioni di biossido di carbonio delle attività umane, è spiegato dal prof. Zbignew Jaworowski in un documento pubblicato da Solidarietà nel numero del giugno 2004 che mettiamo qui a disposizione dei nostri lettori insieme ad una documentazione del fatto che a sostenere la tesi delle emissioni industriali siano gli stessi ambienti che hanno messo a punto l’attuale strategia della “guerra perpetua”, nel Pentagono e dintorni.

Inoltre, chi è impegnato a dimostrare l’aumento del biossido di carbonio in epoca moderna ricorre a trucchi di questo tipo: si prende un campione di giaccio a pochi centimetri di profondità e un altro a profondità maggiore. Il primo di epoca recentissima e l’altro d’epoca precedente. Nel primo risulta una concentrazione di CO2 maggiore rispetto al secondo. Quindi il giaccio formatosi in epoca industriale “riflette” una maggiore concentrazione di CO2 nell’atmosfera rispetto a quello del passato, e questo a motivo delle emissioni industriali.

A ben guardare però, i ghiacci non sono omogenei: in superficie hanno una sottile crosta particolarmente dura duvuta al freddo esterno, mentre sotto sono soggetti ad assestamenti che liberano gas come il CO2, che tendono naturalmente ad andare in superficie, ma restano intrappolati sotto la crosta più dura di superficie, non possono scappare e sono catturati dai sostenitori dei protocolli di Kyoto che debbono “dimostrare” le proprie teorie.

Fonte: www.movisol.org

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