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Scienza

Riscaldamento globale: questione di energia

27.02.2007
 

Finalmente, dopo anni di sforzi da parte di scienziati e attivisti dediti alla causa come Al Gore, la questione del riscaldamento globale ha iniziato a ricevere l'attenzione internazionale che richiede disperatamente. Il 2 febbraio, la pubblicazione dell'ultimo studio dell'IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change, comitato intergovernativo sul cambiamento climatico, N.d.T.), che fornisce la prova finora più persuasiva della responsabilità umana nell'aumento delle temperature mondiali, ha generato titoli a tutta pagina nel mondo intero.

Ma, se da una parte c'è un crescente consenso sulla responsabilità dell'uomo nel riscaldamento globale, dall'altra i politicanti non hanno ancora accettato la sua causa principale: il nostro inesorabile consumo di combustibili fossili (soprattutto carbone, petrolio e gas naturale).

Quando si introduce nel discorso pubblico il tema del riscaldamento globale, come nel documentario di Al Gore “Una scomoda verità”, questo viene normalmente considerato un problema ambientale, accomunato all'inquinamento dell'acqua e dell'aria, all'abuso di pesticidi e via dicendo. Ciò significa che può essere affrontato, come questi altri problemi, con un sforzo mirato a “ripulire” il nostro comportamento nell'utilizzo delle risorse, sostituendo i prodotti ordinari con quelli “verdi”, limitando il rilascio di sostanze tossiche e così via.

Ma il riscaldamento globale non è un problema “ambientale” alla stessa stregua degli altri: è un problema energetico, in primo luogo. Quasi il 90% dell'energia mondiale deriva dai combustibili fossili e ogni volta che li bruciamo per generare energia rilasciamo diossido di carbonio nell'atmosfera; il diossido di carbonio, a sua volta, è il componente principale dei “gas serra”, i quali sono responsabili del riscaldamento del pianeta. L'utilizzo di energia e il cambiamento climatico sono due facce della stessa medaglia.

Pensate alla situazione degli Stati Uniti. Secondo il Dipartimento dell'Energia, le emissioni di diossido di carbonio costituiscono l'84% delle emissioni di gas serra del paese. Di tutte le emissioni di diossido di carbonio statunitense, la maggior parte (98%) è generata bruciando combustibili fossili, che attualmente forniscono circa l'86% dell'approvvigionamento energetico totale statunitense. Questo significa che l'utilizzo energetico e le emissioni di diossido di carbonio sono strettamente correlate: più energia consumiamo, più CO2 rilasciamo nell'atmosfera, e più contribuiamo alla creazione di gas serra.

Dato che gli statunitensi non mostrano alcuna propensione a ridurre il consumo di combustibili fossili (ma, al contrario, ne usano sempre più), è facile presumere che in futuro non ci sarà nessuna riduzione delle emissioni USA di gas serra. Il Dipartimento dell'Energia prevede per gli Stati Uniti un aumento del 35% nel consumo di petrolio, carbone e gas naturale tra il 2004 e il 2030; non sorprende la previsione che vede le emissioni di diossido di carbonio del paese crescere quasi della stessa percentuale nello stesso arco di tempo.

Se queste proiezioni si rivelano corrette, le emissioni totali di diossido di carbonio negli USA per il 2030 raggiungeranno l'incredibile cifra di 8,1 miliardi di tonnellate: il 42% sarà generato dal consumo di petrolio (soprattutto per automobili, furgoni, camion e pullman), il 40% dalla combustione di carbone (in particolare per produrre elettricità) e il resto dalla combustione di gas naturale (principalmente per il riscaldamento domestico e la produzione di elettricità). Nessuna altra attività negli USA si avvicinerà a queste cifre in termini di emissione di gas serra.

Ciò che vale per gli Stati Uniti vale anche per altre nazioni industrializzate e in via di sviluppo, comprese la Cina e l'India. Benché alcune possano contare sull'energia nucleare o rinnovabile in maniera maggiore degli Stati Uniti, continuano tutte a consumare combustibili fossili e a emettere grandi quantità di diossido di carbonio, quindi stanno tutte contribuendo ad accelerare il cambiamento climatico globale. Il Dipartimento dell'Energia prevede un aumento delle emissioni globali di diossido di carbonio di uno spaventoso 75% tra il 2003 e il 2030, passando da 25 a 43,7 miliardi di tonnellate. Si può parlare di rallentare il cambiamento climatico, ma se queste cifre si rivelano corrette il clima sarà molto più caldo nei decenni a venire e questo porterà ai più devastanti effetti previsti dall'IPCC.

Questo ci dice che il problema del riscaldamento globale non può essere separato dal problema dell'energia. Se la comunità umana continua a consumare combustibili fossili per generare altra energia, accrescerà inevitabilmente l'emissione di diossido di carbonio e quindi velocizzerà l'aumento di gas serra nell'atmosfera, causando così cambiamenti climatici irreversibili. Qualunque cosa si faccia ai margini per mitigare il processo (come piantare alberi per assorbire parte delle emissioni di carbonio o rallentare la deforestazione) avrà solo un effetto irrisorio finché non si pone rimedio al problema centrale del consumo di combustibili fossili.

Molti leader della politica e dell'economia vorrebbero negare questa realtà fondamentale. Potrebbero sostenere di accettare le conclusioni dello studio dell'IPCC. Ammetteranno che serve un'azione vigorosa per fermare la crescita dei gas serra. Ma cercheranno comunque di preservare la politica energetica da un cambiamento fondamentale.

Un esempio di questo atteggiamento è il discorso reso da Rex W. Tillerson, amministratore delegato della Exxon Mobil, ad una conferenza organizzata dalla Cambridge Energy Research Associates il 13 febbraio. In quanto dirigente della società energetica quotata in borsa più grande del mondo, Tillerson riceve un'attenzione speciale quando parla. Il fatto che il suo predecessore Lee Raymond sminuisse spesso la scienza del riscaldamento globale ha dato ai suoi commenti un'importanza particolare. Sì, ha ammesso Tillerson, i livelli di diossido di carbonio nell'atmosfera stavano aumentando, contribuendo così al graduale riscaldamento del pianeta.

Poi però, con un linguaggio tipico dell'industria, ha aggiunto: “I vantaggi di scala delle applicazioni di petrolio e gas naturale in un ampio settore forniscono un valore economico ineguagliato da nessuna alternativa”. Ha aggiunto che perciò sarebbe un terribile errore buttarsi nello sviluppo di energie alternative adesso che le conseguenze del riscaldamento globale non sono ancora state comprese a fondo.

La logica di questo pensiero non dà via di scampo. La produzione continua di combustibili fossili per sostenere il nostro attuale sistema economico è troppo importante per permettere che la salute del pianeta le blocchi la strada. Fate acquisti con questo pensiero in testa e potete dire addio ad ogni speranza di rallentare, per non parlare di invertire, l'accumulo di gas serra nell'atmosfera.

Se, in ogni caso, cerchiamo di proteggere il clima finché siamo in tempo per farlo, dobbiamo abbracciare una trasformazione fondamentale del nostro comportamento energetico: non c'è nient'altro che possa fare una qualche differenza significativa. In pratica, da questo derivano due postulati fondamentali. Dobbiamo ridurre in maniera sostanziale il consumo di combustibili fossili e dobbiamo trovare il modo di bloccare e sotterrare i sottoprodotti carbonici dei combustibili fossili che consumiamo.

Sono state proposte diverse strategie per raggiungere questi obiettivi. Quelle che offrono le migliori speranze dovrebbero essere utilizzati il più possibile. Non è questo il luogo per valutare queste strategie in dettaglio, se non per fare qualche commento generale.
Per prima cosa, come abbiamo visto, dato che il 42% delle emissioni di diossido di carbonio degli USA (la fetta più grande) è prodotto bruciando petrolio, qualunque cosa che ne riduca il consumo (standard di efficienza più alti per i motoveicoli, maggiori incentivi per gli ibridi, un uso più ampio di etanolo, miglioramenti al trasporto pubblico, auto in multiproprietà, ecc.) dovrebbe diventare una priorità.

Secondo poi, essendo la combustione di carbone nelle centrali elettriche la seconda maggiore fonte di CO2, migliorare l'efficienza di questi impianti e filtrare le emissioni dannose deve essere un'altra priorità.

Infine, dovremmo spingere la ricerca verso nuove tecniche promettenti per la cattura e il “sequestro” del carbonio durante la combustione dei combustibili fossili nella produzione di elettricità. Alcuni di questi progetti richiedono il sotterramento del carbonio in eccesso in miniere e pozzi petroliferi vuoti; un uso pratico per questi ruderi abbandonati, ma solo se si dimostra che il carbonio non filtrerà nell'atmosfera, andando a incrementare l'accumulo di gas serra.

Il riscaldamento globale è un problema energetico e non possiamo avere un aumento nell'utilizzo dei combustibili fossili convenzionali e un pianeta abitabile allo stesso tempo. O l'uno o l'altro. Dobbiamo individuare un percorso energetico per il futuro che soddisfi i nostri bisogni energetici fondamentali (non sregolati) e salvi il clima finché siamo in tempo. La tecnologia per farlo è potenzialmente disponibile, ma soltanto se ci decidiamo a svilupparla rapidamente e su larghissima scala.

Fonte: Foreign Policy in Focus - www.fpif.org

Traduzione di Elia Riciputi per www.canisciolti.info

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