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Scienza

Aids: ricercatore italiano trova un nuovo anticorpo anti-virus

26.07.2006
 
Aids: ricercatore italiano trova un nuovo anticorpo anti-virus

C'é una nuova possibilità di bloccare l'ingresso del virus dell'Aids nelle cellule: un anticorpo messo a punto in laboratorio riesce a bloccare una delle proteine più importanti che il virus HIV-1 (il ceppo del virus dell'Aids più diffuso in Europa, America e Africa centrale) utilizza per penetrare nelle cellule e infettarle. La scoperta, italiana, è pubblicata nel numero di agosto della rivista internazionale Nature Structural and Molecular Biology e getta le basi per mettere a punto nuovi farmaci.

Oltre ad un vaccino contro l'Aids.Capire il modo in cui l'anticorpo, chiamato D5, interagisce con la molecola "può aiutare a sviluppare anticorpi ancora più potenti capaci di neutralizzare il virus HIV-1 e potrebbe aprire la strada anche a nuovi agenti terapeutici", ha osservato il responsabile della ricerca, il biologo strutturale Andrea Carfì, dell'Istituto di Ricerca in Biologia Molecolare (IRBM) "P. Angeletti", di Pomezia. Poiché il meccanismo riguarda il modo in cui il virus si fonde con la membrana della cellula da infettare, andare in cerca delle proteine che permettono al virus questa fusione potrebbe essere il primo passo per mettere a punto una strategia più generale, facilmente applicabile per ottenere una nuova generazione di farmaci antivirali e vaccini. L'anticorpo, nato negli stessi laboratori di Pomezia, riesce a riconoscere la proteina gp41, fondamentale per controllare il meccanismo con il quale il virus HIV-1 si fonde con la membrana della cellula da infettare.

Per riuscire a moltiplicarsi all'interno dell'organismo, il virus deve penetrare all'interno delle cellule: prima si aggancia ad esse e poi comincia a fondere la sua membrana con quella della cellula, fino a diventare un tutt'uno. Una volta padrone della cellula, la utilizza per moltiplicarsi e riprodurre numerose copie di sé pronte a infettare nuove cellule. Nel caso del virus HIVa permettere la fusione con la cellula é la proteina gp41. "Ogni volta che questa entra in azione, è costretta ad esporre per un tempo relativamente breve (una quindicina di minuti) una delle sue regioni più conservate", ha detto Carfì. Vale a dire questa regione della proteina è uno degli strumenti più preziosi del virus dell'Aids perché indispensabile alla sua replicazione e per questo meno soggetti a mutazioni. Proprio queste componenti del virus sono il bersaglio ideale di farmaci antivirali e vaccini. In un virus che facilmente si trasforma per sfuggire al sistema immunitario, le componenti più conservate e meno soggette ai cambiamenti sono i bersagli ideali dei nuovi farmaci. E' così che l'anticorpo D5 riesce a riconoscere la proteina gp41 e a bloccarla. In questo modo l'anticorpo interrompe anche il processo di fusione del virus HIVcon la cellula ospite e quindi l'infezione.

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