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Scienza

Verso il mondo nanotecnologico

25.02.2007
 
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Le nanoparticelle possono danneggiare la salute umana? Già nel 2001 scienziati del Centro di Nanotecnologia Biologica e Ambientale dell’Università di Rice, Stati Uniti, avvertirono che le nanoparticelle si accumulano nel fegato degli animali da laboratorio. Questo significa che queste particelle possono percorrere la catena alimentare e accumularsi così nei tessuti animali e umani. Due anni dopo, uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Nature ha dimostrato che le nanoparticelle possono essere assorbite dai lombrichi e altri organismi del suolo.

Ricerche effettuate dall’immunologa francese Silvana Fiorito dimostrano che le cellule reagiscono all’ingresso di particelle estranee se sono in scala micrometrica (un micrometro sono mille nanometri o un millesimo di millimetro), ma non reagiscono a particelle nanometriche anche se composte della stessa sostanza. “La capacità di eludere il sistema immunitario può essere auspicabile per somministrare medicine, ma, avverte il Gruppo ETC, che succede quando bussano alla porta nanoparticelle non invitate?” Saranno le nanoparticelle ‘l’incontrollabile’ del XXI secolo?

Nel 2005 sono emerse diverse informazioni preoccupanti sugli impatti delle nanoparticelle:
* Il National Institute of Occupational Safety and Health degli Stati Uniti ha dichiarato che sono stati trovati danni rilevanti nel DNA di cuore e arterie di topi esposti a nanotubi di carbonio.
* A marzo il Comitato Consultivo su Scienza e Tecnologia del Presidente Bush ha pubblicato un esteso rapporto sulla nanotecnologia che pone dei seri interrogativi. Il documento avverte che i consumatori sono già esposti alle nanoparticelle con prodotti come creme solari e lozioni per neonati, ma che non viene eseguita nessuna indagine per verificarne il grado di sicurezza e che la nanotecnologia è in pratica senza controllo e priva di qualsiasi regolamentazione.
* Uno studio della NASA ha dimostrato che iniettare nanotubi di carbonio provoca danni importanti ai polmoni dei topi. I ricercatori hanno detto che la dose iniettata era equivalente a 17 giorni di esposizione di un lavoratore in una nano fabbrica.
* Scienziati dell’Università di Rochester hanno riportato che nei conigli che hanno inalato nanosfere di carbonio si è verificato un aumento della predisposizione a sviluppare coaguli di sangue.
* Nella riunione dell’Associazione Chimica degli Stati Uniti è stata presentata una relazione che dimostra che le nanoparticelle di carbonio si dissolvono nell’acqua, contrariamente a quanto si credeva, e che anche in minime concentrazioni sono tossiche per i batteri del suolo.

Secondo il Gruppo ETC “nei prossimi anni gli scienziati creeranno nuove materie, probabilmente riorganizzeranno e combineranno elementi in un modo che oggi non riusciamo a immaginare. È impossibile calcolare le possibili implicazioni socioeconomiche e ambientali di nuove forme di materia-materiali mai viste prima sulla terra”.

"I governi e l’industria hanno permesso l’entrata incontrastata dei nano-prodotti nel mercato, senza la supervisione di autorità preposte alla regolamentazione” ha affermato Hope Shand, del gruppo ETC, in un’intervista concessa al quotidiano portoricano El Nuevo Dia. “Oltre 475 prodotti con invisibili particelle in nanoscala, non controllati e senza etichetta, sono già in commercio, ma nessun governo ha adottato una regolamentazione in merito”.

”Esistono solo pochi studi tossicologici sulle nanoparticelle artificiali, ha aggiunto Shand, ma sembra che queste siano più tossiche della versione più grande dello stesso composto a causa della loro aumentata mobilità e reattività”.

Il Foresight Institute (www.foresight.org/), che è a favore della nanotecnología, non condivide i timori del gruppo ETC e di altri settori. La sua vicepresidente Christine Peterson dichiara che le nanoparticelle non sono state ancora definite con precisione e di conseguenza è prematuro imporre regolamentazioni e protocolli di sicurezza”. “Cos’è esattamente una nanoparticella? Dipende da come lei la definisce -continua la Peterson nell’intervista- “ molti prodotti naturali, così come sostanze chimiche e additivi nei nostri alimenti, che vengono usati già da molto tempo contengono nanoparticelle”.

E’ suo parere che fino a quando le nanoparticelle non saranno definite in maniera appropriata, qualunque regolamentazione sarà inadeguata. Afferma che ci sono diverse istituzioni, americane e internazionali, che si occupano di questo problema, incluse l’American National Standards Institute, l’American Standards Organization e l’International Accreditation Forum.

Che cosa succederebbe se dei nanobot autoreplicanti si riproducessero senza controllo? In questo caso dovremmo affrontare pericoli e forme d’inquinamento ambientale impossibili da immaginare oggi. Fin dal 1991 lo scrittore Jerry Mander, il preferito dai lettori ecologisti e dagli oppositori della globalizzazione neoliberale, mise in guardia sui rischi della nanotecnologia nel suo libro “In the Absence of the Sacred”. Bill Joy, il più importante scienziato della Sun Microsystems Corporation, ha manifestato preoccupazione sui potenziali pericoli di questa tecnologia nel suo saggio dal tetro titolo “Why the Future Doesn’t Need Us”, pubblicato, nel 2000, sulla rivista scientifica Wired.
Secondo Joy “Le tecnologie del XXI secolo - genetica, nanotecnologia e robotica (GNR) - sono talmente potenti che possono provocare nuovi tipi di abusi e d’incidenti”.

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