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Scienza

UFO ed ipotesi Parafisica

24.03.2007
 
Pagine: 12345

Secondo Keel, le affermazioni, spesso assurde e contraddittorie rese ai contattisti, non sarebbero altro che l'espressione dell'inganno teso da queste entità ai danni dell'umanità. Nacque così la teoria del “superspettro”, un area di “energie” dalle quali proverrebbero gli UFO, e al cui gioco l'uomo era destinato ad essere una semplice pedina. “Qualcuno oqualcosa ha realmente il potere di possedere la mente umana - affermava Keel. Si può supporre che il piano sia di sottoporre a questo processo milioni di persone e poi in qualche giorno futuro azionare tutte queste menti contemporaneamente.”

Un altro forte sostenitore dell'ipotesi parafisica fu Jacques Vallée il quale ha il merito di essere andato oltre le teorie di Layne e di Keel e di aver associato alla categoria degli avvistamenti ufologici quelli delle epoche passate degli elfi, folletti, fate, sirene, demoni e angeli. Tutte queste manifestazioni, secondo Vallée, fanno parte di unico mondo da lui ribattezzato Magonia. Il manifesto delle teorie di Vallée fu il libro "Passport to Magonia" dove catalogò le caratteristiche di queste entità e il loro rapporto con il nostro mondo: dietro il comportamento, per noi enigmatico, si cela un preciso progetto di queste entità che si estrinseca in contatti estremamente selezionati (che spesso avvengono in deserti e in zone generalmente isolate) ed infine nell'alterazione indotte nel soggetto prescelto, a seguito del contatto. E’ necessario sottolineare un aspetto fondamentale: i due autori pur collocandosi su di una direttrice comune mantengono alcune fondamentali differenze. Mentre Vallee si richiama, in maniera decisiva, al concetto di “mito”, Keel elabora quello di “ultraterrestrità” del fenomeno.

Negli anni settanta altri ricercatori furono attratti da questa teoria negli Stati Uniti. Jerome Clark e Loren Coleman proposero una interpretazione junghiana del fenomeno ufologico e ad essi si associò lo psicologo Scott Rogo che definì gli UFO come una materializzazione della psiche collettiva. L'esasperata attenzione per l'aspetto psicologico comportò, soprattutto in Europa, all'inizio di una nuova tendenza revisionista del fenomeno ufologico. Il fautore principale di questa nuova tendenza fu Michel Monnerie che portò agli estremi la teoria “dell'effetto riflessivo” del fenomeno ufologico elaborata da John Keel, cioè l'apparente capacità dei presunti alieni di modificare l'aspetto delle loro manifestazioni a seconda del momento storico e delle conoscenze umane.

Monnerie spostò la sua attenzione dall'oggetto osservato all'osservatore, pertanto l'esistenza reale degli UFO viene negata e l'unica spiegazione che rimane è quella socio-psicologica. I testimoni degli avvistamenti sarebbero, secondo gli ufologi monneristi, dei bugiardi, oppure persone in buona fede, ma incapaci di interpretare correttamente un fenomeno spiegabile in termini convenzionali. Monnerie parlerà poi di “sogni ad occhi aperti” e di condizionamento sociale messo in opera dai Mass-Media.

Il fenomeno UFO sarebbe null'altro che un mito, “la più grande leggenda metropolitana del nostro secolo”, alla cui base sarebbero malintesi, imbrogli o fenomeni naturali mal interpretati. Le teorie di Monnerie hanno diviso gli ufologi e secondo alcuni, pur essendo troppo limitative e incapaci di rispondere ad ogni caso, esse sono necessarie per rivisitare criticamente tutta la storia dell'ufologia. Il padre dell'ipotesi socio-psicologica è, però, senza dubbio Carl Gustav Jung, celebre psichiatra svizzero, che si interessò al fenomeno UFO sin dagli anni '40.

Nel suo libro Ein Moderner Mythus, tradotto in italiano nel 1960 con il titolo “Su cose che si vedono in cielo”, egli affermò che l'interpretazione psicologica del fenomeno UFO troverebbe giustificazione nel fatto che la gente vede in cielo cose che non si comportano come oggetti materiali e che hanno prevalentemente una forma rotonda. Il “rotondo” è un'espressione archetipica dell'inconscio che simboleggia la totalità, la perfezione; in ultima analisi Dio stesso.

L'umanità, quindi, “proietterebbe in cielo” le proprie frustrazioni per cercare inconsapevolmente una speranza di salvezza. Queste erano le idee di Jung sul fenomeno UFO, tuttavia, con il passare degli anni e l'aumentare dei casi segnalati dai radar, dalle foto e di quelli registrati su video, egli si accorse che la sua teoria non poteva spiegare globalmente il fenomeno e in una sua intervista dell'agosto del 1958 affermò che riteneva plausibile l'ipotesi extraterrestre.

Sia gli scettici sia i sostenitori dell'ipotesi extraterrestre hanno spesso speculato sulla posizione di Jung sul fenomeno UFO, dimenticando che egli si era avvicinato al fenomeno per studiarlo esclusivamente da un punto di vista psicologico, secondo alcuni però egli non era del tutto chiuso all'ipotesi extraterrestre ma per ragioni di convivenza con i vertici dell'ambiente accademico, notoriamente ostili a questa eventualità, smentì di aver mai dato per certo che gli UFO fossero di provenienza extraterrestre e smentì quell'intervista.

È certo però che, diversamente dai monneristi, egli non escludesse quest'ipotesi e ciò si deduce da quello che scrive nel capitolo finale del suo libro e cioè che non è escluso che “i dischi volanti siano vere apparizioni materiali, entità di natura sconosciuta provenienti dagli spazi e che erano già visibili, forse da lungo tempo, agli abitanti della Terra, ma per il resto non hanno rapporti di sorta col nostro mondo”.

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