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Scienza

Apocalisse 2025: dar da bere agli assetati

23.03.2007
 
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Emblematico è poi il caso del conflitto arabo-israeliano, indissolubilmente connesso alla conquista delle risorse idriche, e quello del Nilo, fiume condiviso da ben 10 paesi e causa di aspri conflitti, sia prima sia dopo la costruzione della diga di Assuan. A questo bisogna aggiungere il conflitto per i fiumi Tigri e Eufrate, due corsi d'acqua che da migliaia di anni alimentano l'agricoltura in Turchia, Siria e Iraq e che hanno provocato gravi e pesanti scontri tra i tre paesi. Motivo scatenante di questo conflitto è, come è accaduto in molti casi, l'urgenza di imbrigliare i fiumi con dighe o sbarramenti: il gigantesco progetto infrastrutturale in Kurdistan è, forse, l'esempio più rappresentativo di questo fenomeno, poiché dimostra come la costruzione di grandi dighe, oltre a servire per lo sviluppo industriale, sia anche strumento di controllo strategico di aree sotto conflitto e di pressione politica sugli Stati vicini.

Stesso problema si ripropone in molte zone dell'Asia, dove la costruzione di grandi dighe è stata la principale causa dei conflitti per le risorse idriche. È quanto accaduto tra India e Bangladesh per il controllo del Gange, sulle rive del Mekong e su quelle del fiume Saluen. Tutto questo per non parlare di quei fiumi africani sempre più spesso elementi di tensione tra gli Stati confinanti. Tutto questo porta a dure al climatologo Terry Root della Standford University che “viaggiamo davvero sul limite di una estinzione di massa”.

E questo potrebbe voler dire che il tanto amato “pianeta azzurro” dovrà affrontare la sua “hidrowar”. E sarà l’acqua a prendere il posto dell’oro nero.

di Liliana Adamo

Fonte: www.altrenotizie.org

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