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Scienza

Rapporto tra l'uomo, la sua evoluzione ed il progresso

23.02.2007
 

Nell’evoluzione della specie umana, l’uomo subisce continuamente, per quanto questo possa sembrare strano, modificazioni dei vari aspetti morfologici/somatici/psico/neurologici. Certamente nella parte iniziale della sua evoluzione queste modificazioni furono maggiori rispetto all’uomo dell’era moderna.

L’Uomo primordiale infatti dovette adattare il suo organismo alle situazioni ostili: pensiamo ad esempio all’alimentazione del periodo delle caverne, quando la fame non era altro che istinto primordiale di sopravvivenza e di conservazione della specie, circostanze di cui oggi l’uomo moderno non si accorge nemmeno… l’alimentazione era soltanto carnivora, e questo significava che l’organismo si adattava a quelle circostanze, con un preciso metabolismo, oltre alle modificazioni somatiche particolari come ad esempio la dentatura diversa, con l'aumento dei canini utili a lacerare le carni.
A poco a poco, con l’evoluzione, l’uomo scoprì l’agricoltura e il suo metabolismo si modificò, per adattarsi alle nuove esigenze.

L’uomo moderno di questi ultimi 100 anni ha vissuto processi di trasformazione biologica della sua specie, con maggiore velocità rispetto all’evoluzione degli ultimi 800-1000 anni. Queste modificazioni non sono avvenute solo sotto l’aspetto morfo-costituzionale, ma anche nell’aspetto della funzionalità degli apparati. Basta riflettere su come erano le nostre ragazze dei 13/17 anni di soli 70/90 anni fa, per rimanere impressionati dalle differenze enormi in termini di statura, bellezza, eleganza e maturità del corpo.

A queste modificazioni che chiameremo “macroscopiche”, in quanto facilmente visibili, si aggiungono le “microscopiche“ che sono tutte le modificazioni biologiche, biochimiche e fisiche che il nostro organismo ha registrato. Modificazioni che negli ultimi 60-80 anni sono state enormi. Oggi, si fa molta fatica a credere che l’uomo abbia avuto soltanto benefici, dal progresso medico e tecnologico: sono cambiate le capacità reattive dei nostri organismi alle malattie e sono modificate le reazioni che l’organismo e i singoli organi attivano nei confronti dell’ambiente.

L’uomo di oggi, è vero che vive più a lungo dell’uomo di soli 100 anni or sono, ma è anche vero che il suo organismo è molto più indebolito rispetto a quello dell’uomo di allora. Oggi è vero che i nostri bambini vivono con un tasso di mortalità inesistente, almeno in occidente, e vivono tuttavia anche più a lungo, ma è anche vero che questi nostri bambini vengono imbottiti di antibiotici, altrimenti una semplice infiammazione faringea o un otite, si potrebbero facilmente trasformare in bronco-polmonite.

Certo era molto più crudele la selezione che la natura effettuava: si salvavano, ad esempio nel 1850, tre bambini ogni dieci nati, e chi si salvava era sicuramente di forte costituzione. Oggi, quella stessa costituzione rappresenta il “terreno biologico” ricercato con estrema difficoltà, dai Terapisti Olisti.

Alla luce dei fatti, si può avere qualche riserva nel dire che questo cambiamento di rotta: l’inversione totale della mortalità, abbia necessariamente significato una maggiore salute dei Nostri Bambini. Non c’è occhio, esperto e non esperto, che non possa notare che esistono notevoli incongruenze su questa tematica, e cioè che una maggior salute del bambino, come dell’Uomo adulto, non và di pari passo con l’innovazione scientifica e tecnologica.

Certamente la verità sta nel fatto che l’avvento della chimica moderna di sintesi, ha modificato, e del tutto alterato, la capacità reattiva del nostro organismo, rendendoci incapaci e schiavi del prodotto farmacologico, che se non assunto, finisce per essere pericoloso per la stessa vita.

Anche l’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha più volte ha raccomandato un uso moderato di medicamenti della farmacopea moderna, e più volte ha addirittura puntato il dito sull’uso inappropriato - per loro, e paradossale per noi -, degli antibiotici ad esempio, tralasciando, per non creare forti ripercussioni sugli interessi internazionali delle multinazionali, i Fans, o antinfiammatori non-steroidei.

Quanto sta venendo fuori, poco per volta, è che non funziona lo sposalizio tra la clinica medica e la farmacopea chimica moderna, e soprattutto la visione settoriale della biologia cellulare, madre poi della stessa farmacopea, nonché delle reazioni chimiche di azione recettore/cellula, causa effetto/azione, che hanno fatto perdere quella visione d’insieme dell’essere vivente, saggezza di quella Medicina di una volta, messa al bando, da interessi enormi, e che adesso sta lentamente ritornando alla ribalta.

Si parla da diverso tempo di integrare gli studi clinici della formazione medica universitaria, nel contesto di una medicina biointegrata, cioè un incontro e investimento delle risorse della ricerca per una integrazione tra le conoscenze cliniche di tutte le medicine, occidentali e orientali; se ne parla, presidi di facoltà universitarie, studiosi, clinici, responsabili di cattedre, ecc., ma tutto resta fermo a queste timide prese di posizione, e si stenta a partire: sono certamente troppi, gli avversari, e non è difficilissimo comprenderne le motivazioni.

In definitiva, l’antibiotico, rimane davvero il male minore, il resto lo hanno completato con la catena alimentare industrializzata, l’uso delle risorse dell’ambiente, e il suo depauperamento energetico, l’inquinamento sistematico delle acque, dell’aria e della terra. Ad esempio sono decenni che l’OMS, consiglia l’uso di sostanze omeopatiche nella catena di allevamento dei bestiami, in sostituzione delle attuali molecole di sintesi chimica, come antibiotici e cortisonici, usati “come assetto preventivo” contro eventuali infezioni.

Ma questo non avviene, e anzi, il malcostume si è negli ultimi anni rinforzato, con l’uso dei cortisonici, in maniera massiccia, come anabolizzante, per far crescere più velocemente le carni e portarle quanto prima sul mercato. I risultati, per chi è un attento osservatore e tiene alla propria salute, si possono vedere nel colore non più roseo delle carni, nella perdita di consistenza, nel sapore e soprattutto nel calo ponderale della carne dopo la cottura.

I danni chiaramente sono evidenti, e non è bastato l’episodio mucca pazza, e l’ultima del virus della SARS, per fare inversione di rotta.

Perché non dire che sono enormi gli interessi economici nascosti, come pure numerose sono le complicità? Basti pensare a tutti quelli che si affannano a ripetere continuamente che l’uomo ha visto il progresso grazie alla medicina moderna e alla sua farmacopea, e che presto si sconfiggeranno tutte o quasi le patologie.


Possiamo crederci?

Fonte: www.disinformazione.it

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