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Scienza

Gli apprendisti stregoni del clima

20.02.2007
 

Certe idee sanno di zolfo. In tutti i sensi. A luglio 2006, l'eminente chimico olandese Paul Crutzen ricompensato con un premio Nobel per i lavori sullo strato dell'ozono, ha proposto una soluzione per raffreddare l'aria: mollare un milione di tonnellate di solforoso d'idrogeno nell'alta atmosfera.

Queste polveri, distribuite attorno al pianeta a mo' di schermo, frenerebbero il surriscaldamento climatico, riflettendo i raggi solari. Lo scopo è riprodurre l'effetto raffreddante delle eruzioni vulcaniche, come quella di Pinatubo (Filippine) nel 1991. Di fatto, all'epoca, la Terra aveva perso in media 0,5 gradi nel corso di un anno.

Questa idea è stata ripresa nell'ottobre 2006, nella rivista Science , dal climatologo americano Tom Wigley. Secondo lui, il fatto di provocare una "Pinatubo artificiale" ogni due anni - il tempo che le polveri ricadano al suolo - sarebbe sufficiente a contrastare il surriscaldamento. Inquinare l'atmosfera per raffreddare il pianeta: il suggerimento ha scioccato tutta la comunità scientifica. Tutta? Non completamente. Poiché, nel segreto dei laboratori, qualche irriducibile lavora seguendo un'utopia: manipolare il clima, retrocedendo ad una situazione di pre - allarme, ma con conseguenze azzardate.

Questo immenso gioco di "meccanica climatica" su scala planetaria ha un nome: la geo-ingegneria. In realtà, l'idea non è nuova. E', anche, un vecchia fantasmagoria cara al dottor Stranamore. Del resto, uno dei primi zelanti della geo-ingegneria non è altro che Edward Teller, padre della bomba H, l'uomo che ha inspirato al regista Stanley Kubrick il personaggio del famoso dottore. Dal 1945, all'inizio della guerra fredda, ci si interroga sulla maniera di trarre profitto dalle enormi masse d'energia contenute nei fenomeni climatici, dalla loro potenza distruttrice per combattere il campo avverso.

Gli USA sognavano di provocare la siccità in URSS, allora che i Sovietici immaginavano di aumentare la salinità dell'Oceano artico o consideravano di diminuire la capacità di riflesso solare della banchisa, cospargendola di fuliggine, per aprire il passaggio di Nord - Ovest alla navigazione. Negli anni '70, gli apprendisti stregoni sognavano di far piovere su comando: si trattava di "seminare" le nuvole, iniettandogli particelle di ioduro d'argento capaci di condensare il vapore d'acqua in precipitazioni. Nel 1976, le Nazioni unite hanno segnato ufficialmente una battuta d'arresto alle ricerche destinate a modificare l'ambiente, con fini ostili.

Oggi nessuno sogna più di provocare cicloni su ordinazione. Tornata in auge per la questione del surriscaldamento del clima, la geo-ingegneria continua, malgrado tutto, a solleticare la fantasia di alcuni studiosi. Come l'oceanografo Victor Smetacek, del rispettabilissimo Istituto Alfred Wegener, che parla d'inseminare gli oceani: distribuendo una soluzione di solfato di ferro liquido nei mari australi, poveri in clorofilla, si aumenterebbe la crescita di plancton, consumatore di anidride carbonica atmosferica. Tutto ciò augurandosi che, alla sua morte, questo plancton si depositi sul fondo dell'oceano, senza disperdere il carbonio che contiene. Il rischio è che, contro ogni previsione, l'anidride carbonica sia ridistribuita nell'aria in grandi quantità.

L'astronomo americano Robert Angel mira ancora più in alto. Questo eminente professore di ottica propone niente meno d'inviare un ombrello nello spazio per farci un po' d'ombra. Miliardi di schermi filtranti sarebbero così installati in orbita, per qualche migliaio di miliardi di dollari…

"Allucinazioni"! replica quasi all'unanimità la comunità scientifica. "Ad un problema assoluto, alcuni cercano delle risposte assolute, tuona Hervé Le Treut, direttore di ricerca del Laboratorio di meteorologia dinamica (Cnrs, Parigi) e specialista di elaborazione del clima. Si tende all'apocalittico, quando bisognerebbe riflettere con clima a soluzioni d' adattamento, poiché l'inerzia del sistema climatico fa sì che il surriscaldamento sia già in atto. La questione non è più evitarlo, ma limitarlo."

Per Edouard Bard, professore al Collegio di Francia " il controllo di un sistema complesso come il clima va ben al di là delle nostre attuali conoscenze. Non ci si può permettere di modificarlo, col rischio di far nascere effetti collaterali impossibili da controllare; è come nel gioco del domino."

Nel caso della fertilizzazione degli oceani, per esempio:"gli effetti potrebbero essere nefasti, peggiori del male stesso, e la loro ampiezza è difficile da prevedere. Certi gas possono essere creati e diffusi di nuovo nell'atmosfera; il protossido di azoto, per esempio, è un potente gas a effetto serra (Ges). Pertanto, il professore preconizza di studiare questi pretesi rimedi "complessi, cari e in pratica impossibili da realizzare, da dissuaderci di utilizzarli, in tutta conoscenza di causa."

Meglio prevenire che curare, pensa dal canto suo il climatologo Jean Jouzel, medaglia d'oro del Cnrs: " Si gioca col fuoco. Soprattutto i costi di realizzazione di questi progetti sono talmente considerevoli, che sarebbe meglio investire nel finanziamento delle energie pulite, in modo da ridurre le nostre emissioni di gas a effetto serra."

La sola maniera certa di evitare la catastrofe.


di Marion Festraëts
da

www.levif.be/default.asp
tradotto da Cristina Falzone per www.altrenotizie.org
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