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Scienza

Cambia il clima, arriva la malaria

18.01.2007
 

Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, nel 2000 i cambiamenti climatici - considerando solo malaria, inondazioni, aggravamento della malnutrizione dovuta a siccità e inondazioni e dengue - hanno causato 150mila morti in più rispetto alle medie (1961-1990).

Centocinquantamila morti in un anno sembrano un'enormità. Ma basta pensare che con l'innalzamento di soli 0,6° della temperatura - verificatosi il secolo scorso - si è registrata una crescita del 2% dei casi di malaria e del 2,4% di quelli di diarrea per capire che specie nei Paesi in via di sviluppo il conto già oggi salatissimo si annuncia ancor peggiore.

La cifra fatta dall'Oms potrebbe però, per ammissione dei ricercatori stessi, raddoppiare al 2030. E sarà probabilmente presto rivista verso l'alto, considerando anche i decessi per malattie cardiovascolari causate dalle ondate di calore e dalle altre patologie che possono essere influenzate dal cambiamento climatico. In tal caso i morti, osservano all'Oms, potrebbero toccare i 450mila.

Catastrofismo da parte del massimo organismo sanitario mondiale? Niente autorizza a crederlo. «Più l'atmosfera si riscalda - osserva Bettina Menne dell'Oms - più il rischio dell'aumento di alcune patologie è certo. E il Mediterraneo, assieme, per diversi motivi, all'Artico, è una delle regioni più a rischio». Non a caso il recente studio commissionato dall'Unione europea parla di un aumento di decessi nel vecchio continente - a seconda degli scenari - fra le 36 e le 81mila unità l'anno al 2017. E solo per effetto delle ondate di calore. Come dire che avremmo ogni anno più o meno lo stesso numero di morti che abbiamo avuto nella torrida estate del 2003.

Certo è che i cambiamenti climatici chiederanno un pesante pedaggio, soprattutto agli anziani e a chi è affetto da patologie gravi. Sono loro i soggetti a maggiore rischio in caso di ondate di calore ed è a loro che verranno destinate nei prossimi anni le campagne informative che possano insegnare a fare i conti con un clima più caldo. E a rispondere in maniera più appropriata. «In estate, per un aumento di un grado della temperatura - osserva ancora Bettina Menne - parliamo di un rischio relativo maggiore che oscilla tra l'1,7 e il 3,2% della mortalità totale. Relativamente alle ondate di calore ci aspettiamo almeno un raddoppio dei morti entro il 2030».

Un dato che secondo l'Oms, nello scenario peggiore, può a sua volta raddoppiare nel 2050, raggiungendo, ad esempio, in un Paese come la Gran Bretagna i 3.300 morti l'anno dagli 800 del periodo '76-'96. «Per quanto riguarda le infezioni da salmonella - prosegue la Menne - stimiamo un aumento del 5-10% a ogni grado di aumento della temperatura. Mentre prevediamo un aumento delle infezioni da leshmaniosi e dell'encefalite trasmessa dalle zecche. Effetti negativi si registreranno anche per quanto riguarda le malattie allergiche».

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