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Scienza

Gli scienziati avvicinano la comparsa dell' "inverno nucleare"

17.12.2006
 
Gli scienziati avvicinano la comparsa dell' "inverno nucleare"

In seguito alle tragedie di Hiroshima e Nagasaki e a quella piu' recente di Chernobyl, l'umanita' ha iniziato a cambiare atteggiamento nei confronti della possibilita', seppur teorica, dello scoppio di una guerra nucleare. Nel corso degli anni '80 del secolo scorso, molte furono le ricerche dedicate in particolare agli effetti climatici che avrebbero provocato conflitti atomici.

Il termine "inverno nucleare" sta ad indicare un considerevole abbassamento della temperatura dell'aria nella parte continentale del nostro pianeta. In caso di guerra atomica, milioni di nuvole formate da particelle di polvere si alzerebbero nell'atmosfera, fattore che comporterebbe un raffreddamento climatico globale, dal momento che i raggi solari sarebbero in questo caso impossibilitati a raggiungere la superficie terrestre.

Nell'arco di quasi un quarto di secolo si e' ritenuto che "l'inverno nucleare" avrebbe fatto la propria comparsa solamente a seguito di una guerra nucleare tra le superpotenze su vasta scala, e in quest'ottica le piu' recenti ricerche condotte da un gruppo di scienziati americani hanno fatto sensazione.

Grazie all'impiego di potentissimi computer e nuovi modelli e metodi di analisi comparative di cataclismi naturali sull'esempio dell'eruzione dei vulcani, gli esperti sono giunti alla conclusione che anche un conflitto locale di dimensioni medie sarebbe piu' che sufficente a causare una catastrofe climatica globale.

Gli autori della ricerca, lasciando tra parentesi i potenziali milioni di vite umane che andrebbero in questo caso inevitabilmente perse, si sono concentrati esclusivamente sulle conseguenze a lungo termine che tale situazione comporterebbe nei confornti dell'umanita' nel suo intero.

In caso di impiego di un arsenale bellico di 100 volte superiore per potenza distruttiva a quello della tragicamente famosa bomba atomica sganciata dall'Enola Gay nel 1945 su Hiroshima pari a 15 kiloton, il clima globale e la natura circostante subirebbero danni irreparabili. In questo caso si alzerebbero nell'atmosfera ad un'altezza minima di 12 chilometri milioni di tonnellate di fuliggine che andrebbero a ricoprire completamente il sole nel giro di un solo mese.

Gli scienziati avvicinano la comparsa dell' "inverno nucleare"
Il risultato di tale "eclissi solare" sarebbe rappresentato da un brusco abbassamento della temperatura dell'aria sul continente, che gli scienziati hanno calcolato dai 15 ai 40 gradi, fenomeno che provocherebbe la scomparsa della maggior parte di tipi di piante ed animali non in grado di adattarsi ad un brusco raffreddamento globale di tale dimensioni, nonche' l'assenza di luce, sostanze nutritive ed acqua.

Solamente alcuni organismi risulterebbero in grado di sopravvivere, ma non si tratterebbe d'altro che di miseri residui di cio' che rappresenteva la precedente magnificenza della natura. Gli scienziati americani ritengono che in questo caso solamente gli organismi evoluti dei rettili ed anfibi in grado di adattarsi all'anabiosi riuscirebbero a sopravvivere al cosiddetto "inverno nucleare".

"Un cambiamento globale del clima rappresenterebbe un fenomeno senza precedenti in tutta la storia dell'umanita', - ha dichiarato a proposito lo scienziato Alan Robbock dell'universita' Rutgers del New Jersey. - E per dare il via ad una nuova ancor piu' fredda era glaciale, e' sufficente che l'umanita' utilizzi solamente lo 0,03 delle riserve mondiali degli arsenali nucleari".

In quest'ottica anche solo un attacco nucleare di dimensioni locali equivarrebbe alla condanna a morte dell'umanita' intera per fame, dal momento che andrebbero per sempre perduti i raccolti, e un pericolo ancor maggiore verrebbe rappresentato dal buco nell'ozono che verrebbe immancabilmente a crearsi sulla zona teatro del conflitto nucleare.

Nonostante il calo di tensioni nei rapporti nucleari fra le superpotenze in seguito al crollo dell'Unione Sovietica, gli esperti mettono in guardia dal fatto che la possibilita' di conflitti nucleari a livello regionale aumenta di giorno in giorno.

"Ci troviamo di fronte ad una prospettiva assai pericolosa", - sostiene Brian Toon, membro del gruppo misto di ricercatori dell'universita' del Colorado.

Secondo l'opinione degli specialisti, in quest'ottica i pericoli maggiori provengono da alcuni regimi del Medio Oriente, dalla penisola coreana e dall'Asia centrale, i quali cercano in tutti i modi, leciti e non, di entrare a far parte del "club nucleare".

L'intera umanita' puo' diventare ostaggio di una sola azione sconsiderata e gli scienziati americani esortano i politici di tutto il mondo a prestare la massima attenzione possibile a questo delicatissimo problema.

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