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Scienza

A caccia dei Potenti Spiriti

17.12.2006
 
Pagine: 1234

Nelle aspettative del team, l’approccio strumentale e distaccato avrebbe permesso di ridurre il più possibile le eventualità di suggestione da parte del testimone, e presentare dei dati “incontrovertibili” per la comunità di ricerca. D’altro canto, Kelleher e colleghi sapevano che, affrontando fenomenologie complesse e sconosciute, i mezzi tecnici e il tipo di approccio al fenomeno potevano risultare inadeguati.

Un fenomeno “intelligente”, riconducibile ad una o più fonti di origine, che sembrava consapevole della presenza umana (e animale), avrebbe reagito al mutare della situazione in cui il cacciatore diventava la preda? E se lo avesse fatto, in che modo? Meglio un approccio asettico e distaccato, che poco lasci all’emotività e alla partecipazione umana e che da un lato non infici la “scientificità” dei dati acquisiti, ma dall’altro stimoli un’interazione o ne testi l’esistenza?

Rispetto ai fenomeni vissuti dai Gorman, i fenomeni rilevati e osservati dal team sono meno frequenti, ma molto simili. Ne menzioniamo alcuni, riferiti ad eventi che si sono verificati in un ranch, in Colorado – altra “zona calda” degli Stati Uniti - e ampiamente descritti dal noto ufologo Timothy Good in “Alien Contact”[5]. Una sera, durante un “night watching” scende uno strano, innaturale silenzio. D’ improvviso compare una sfera luminosa che si muove dolcemente e svanisce. Con gli strumenti all’infrarosso Kelleher e il fisico del team scansionano l’intero perimetro, finché notano la presenza di una “enorme cosa nera tra gli alberi di fronte a loro che si muove verso nord”. Kelleher scatta numerose foto ma con la videocamera non riprende alcunché. Il collega, invece, che può scorgerne i movimenti, d’un tratto esclama “quella cosa” si è impadronita della sua mente: “We are watching you”, è il messaggio, ovvero “ti (o vi) stiamo guardano” Poi tutto finisce.

Fantasie? Suggestione? O un avvistamento seguito da un contatto selettivo? Kelleher crede al collega, accademico di tutto rispetto, assolutamente poco avvezzo a lasciarsi dominare dall’immaginazione. Nulla purtroppo viene ripreso dalle telecamere a infrarosso. Nulla viene rilevato dalle successive perlustrazioni.

Tom Gorman aveva raccontato di avvistamenti frequenti di fenomeni simili all’apertura di “stargate” nel cielo, con fuoriuscita di UFO, spesso triangoli neri. Fenomeni ottici o addirittura ologrammi, non sappiamo, ma il team vive un’esperienza simile.

25 Agosto 1997, la notte è limpida e calda, e i ricercatori del NIDS sono seduti in cima a un promontorio che sovrasta un bosco, muniti di tutta l’attrezzatura, quando uno di loro si accorge di una debole luce a circa 150 piedi sotto di loro, di colore giallastro. Osservata con visori a infrarosso la luce sembra ingrandirsi e intensificarsi. Non può essere un riflesso. E’ posizionata al di sopra del suolo e, secondo uno degli scienziati, assume pian piano la forma di un “tunnel tridimensionale”. Di nuovo, dei due ricercatori uno solo è in grado di vedere quanto sta accadendo. Perché?

Com’è possibile questa disparità, nonostante la sofisticata strumentazione? Jim, lo scienziato che percepisce la cosa, vede uscire dal tunnel “una creature nera che si arrampica fuori”. Ne vede la testa, non ha un volto. Il collega nota solamente una luce gialla di quattro piedi di diametro. La creatura, alta circa sei piedi,esce dal tunnel e se ne va. La luce gialla pian piano scompare.

Resta solo un silenzio irreale e un intenso odore di zolfo, che spesso accompagnerebbe, secondo le testimonianze del team, simili apparizioni. Nessun segno di radiazione, nessuna impronta visibile. Le foto, ancora una volta, sono deludenti: solo una debole luce, a prova dell’esistenza del fenomeno, ma non della sua natura. Ancora una volta la ricerca strumentale deve confrontarsi con il valore testimoniale e dunque potenzialmente soggettivo, che si voleva scongiurare.

Una fenomenologia intelligente (e multiforme) che, a modo suo interagisce con l’ambiente e le sue forme di vita, manifestandosi ma vanificando ogni tentativo di decifrazione e che nonostante sembrasse aver diminuito la propria attività, non l’ha mutata nella natura: Tom Gorman, che accudisce per il NIDS il bestiame, trova ancora animali mutilati, dissanguati, e in un’occasione vede sfere rossastre che sfrecciano fra gli animali, ferendone mortalmente alcuni.

Non manca persino il ritrovamento di un “ice circle”, un cerchio nel ghiaccio, nel febbraio 2002, un periodo in cui l’attività “paranormale” al ranch era drasticamente diminuita. Il cerchio, di sei piedi di diametro, perfettamente circolare compare di notte, sulla superficie, estremamente sottile, di un laghetto ghiacciato nei pressi della fattoria. Nessuna impronta tutto intorno eccetto quelle del bestiame. Cerchi simili sono stati segnalati altrove, soprattutto in Russia. Chi, o cosa li produce e a quale scopo?

Il report delle rilevazioni del NIDS sul al cerchio nel ghiaccio e sulle mutilazioni animali, disponibili sul loro sito [2], evidenzierà solo la metodologia d’indagine e i limiti delle strumentazioni di fronte ad una fenomenologia che, secondo Kelleher, potrebbe richiedere una coraggiosa, ma equilibrata, messa in discussione del nostro concetto di “realtà”.

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