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Scienza

Marte: dopo il ghiaccio il pianeta si svela…

14.06.2006
 
Marte: dopo il ghiaccio il pianeta si svela…

Nei giorni scorsi un’eccezionale notizia ha messo in agitazione il mondo della scienza.
La sonda Mars Express dell’ESA (l’Agenzia Spaziale Europea) in orbita intorno al pianeta rosso ha fatto un’emozionante scoperta: il radar italiano “Marsis”, ha individuato sotto la superficie del pianeta stesso, a circa 700 metri di profondità, del ghiaccio.
Abbiamo intervistato Aurelio Monoliti, consulente informatico che ha partecipato, da terra, alla missione quasi interamente gestita da ricercatori italiani.

Minolti è stato chiamato come consulente dal Consorzio CO.RI.S.T.A. - che ha avuto l’incarico di preparare il Ground Segment della missione spaziale che consiste in una serie di tools software che servono a pianificare la missione e tutti i comandi necessari, in particolare quelli da inviare al satellite e al radar dello stesso e di ricevere ed elaborare tutti i dati di ritorno - come responsabile ed esecutore appunto di uno dei tools del ground segment. La missione iniziata nel giugno del 2002 con la partenza della sonda da Baikonur (Kazakistan, nda) è oggi terminata con la sorprendente notizia che sotto la superficie del pianeta rosso c’è ghiaccio.
I dati ricevuti sono stati esaminati dal responsabile scientifico della missione, il prof. Giovanni Picardi dell’Università “La Sapienza” di Roma, che ha intermente progettato il radar “Marsis” costruito dall’Alenia Spazio.

Aurelio Monoliti puoi dirci quali sono i prossimi obiettivi del radar italiano Marsis e come verranno utilizzati i suoi dati?
“Innanzitutto l’obiettivo, quello della ricerca d’acqua su Marte, è stato raggiunto, anche se come abbiamo appreso, non si tratta di acqua, ma di ghiaccio. C’è un’altra missione che è appena partita, stavolta in collaborazione con la NASA che ha inviato la sonda “Sharad” con a bordo strumentazione italiana sempre progettata dal prof. Picardi.
In questa missione però non vi prenderò parte, semplicemente per scelta personale, in quanto credo che siccome è stato raggiunto già un grosso risultato, sarà difficile ottenerne un altro; preferisco quindi cambiare squadra.”

Quali sono o quali potrebbero essere le prossime tappe della ricerca di vita su Marte?
“Per la ricerca di vita propriamente detta, non servono i radar, ma sarebbe opportuno seguire la strada già intrapresa dalla Nasa per quanto riguarda l’utilizzo dei robot, il radar non ha la risoluzione sufficiente in quanto orbita a 700 km dalla superficie del pianeta.
Per individuare micro organismi o composti organici simili sul suolo o sotto la superficie del pianeta stesso occorre quindi una sorta di strumentazione “sul campo”.

Data questa importantissima scoperta, è possibile che forme di vita elementare siano presenti nel sottosuolo del pianeta?
“Effettivamente è impossibile oggi, escludere che un tempo ci siano state forme di vita, almeno elementare, sul pianeta Marte e quindi un domani è possibile che vengano scoperti fossili di organismi viventi, questo non si può escludere, ma non siamo nemmeno in grado di dire che è così.
Oggi non risulta niente in merito, almeno per quanto mi riguarda, so però che studi americani hanno scoperto che c’è questa possibilità, ma io non sono in grado di esprimere un’opinione precisa in merito.”

Lo spettrometro francese Omega ha rilevato la presenza di due tipi di minerali e questo fa presupporre che miliardi di anni fa c’era acqua sul pianeta e che il clima era tale da permettere la vita, cosa pensi in proposito?
“La temperatura su Marte non è così critica perché oscilla dai 20° ai 160-170 sottozero.
Quindi questo dato (20° è una temperatura primaverile) può far pensare che potrebbe esserci stata vita, in passato, sul pianeta o che in futuro c’è ne sarà.
È prevista per il 2030 una missione umana su Marte, il progetto è ancora sulla carta, in quanto è allo studio un motore, con un nuovo propulsore, progettato dal prof. Rubbia, che sarà in grado di far accorciare i tempi di andata e ritorno, attualmente ci vogliono circa sei mesi per il solo viaggio di andata, quindi ci auguriamo che se sarà portata a termine tale missione (per la metà di questo secolo, nda) qualcosa in più riusciremo a capire.”

Dopo Marte, secondo te, c’è la possibilità di sondare qualche altro pianeta e quindi di trovare quello che è stato trovato su Marte?
“È difficile rispondere… sondare sicuramente, in quanto sono già previste diverse missioni: su Venere e su Mercurio. Inoltre è da ricordare la Missione della sonda Cassini su Saturno e Titano (una sua luna, nda). Di missioni c’è ne sono, ma in ogni caso sarà impossibile trovare le stesse condizioni climatiche che abbiamo trovato su Marte, sappiamo già che non ci sono.”

Quali saranno i tuoi prossimi impegni?
“Attualmente c’è un progetto, ancora allo stato embrionale, con L’Università di Salerno (facoltà di scienza) per l’applicazione di un particolare tipo di trasformata, che si chiama “Trasformata Wavelet”(1), che può essere usata per l’analisi delle discontinuità.
Ma non posso dirti di più per il momento, in quanto il progetto non è ancora partito, quindi è bene avere un po’ di riserbo sulla faccenda.”

Giuseppe Nardoianni con la collaborazione di Barbara Ferrara

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