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Scienza

Il massiccio del Monte Bianco e' arretrato circa 25-30 metri negli ultimi dieci anni

14.01.2007
 

"Sos clima". E' il messaggio che campeggia su tutti i titoli degli studi internazionali circa il grave surriscaldamento del pianeta. Un allarme lanciato anche dalla Commissione europea.

Principale vittima i ghiacciai, che si sciolgono a velocità doppie o triple rispetto a dieci anni fa. Principale imputato sono i gas serra che spingono ad un'accelerazione vertiginosa dei tempi di ritiro dei blocchi bianchi. Tanto per avere un'idea: il ghiacciaio di Kangerludssuaq Glacier, in Groenlandia, si ritira, secondo quanto rilevato da Greenpeace già nel 2005, ogni anno di 14 chilometri, ovvero ad una duplice velocità rispetto a dieci anni fa con il pericolo di scomparire per sempre.

Sempre al Polo Nord nel 2004 la calotta ha subito un arretramento di 260 chilometri a nord delle coste dell'Alaska mettendo a rischio la vita degli orsi polari. 131,4 chilometri quadrati all'anno è il calcolo della velocità con cui arretrano i ghiacciai del Tibet.

Ma senza spingersi oltre confine, anche gli scienziati italiani evidenziano una diminuzione delle nostre cime perennemente bianche. Il massiccio del Monte Bianco si è ritirato di circa 25-30 metri negli ultimi dieci anni.La previsione d i u n ' i nnalzamento delle temperature tra i 2- 3 gradi evidenziato nel rapporto Ue (confermato anche da un recente documento del Cnr) porterebbe già tra dieci anni (e nel giro di 70 anni) gravi conseguenze nel Sud Europa. E non solo.

Negli Stati Uniti, il rapporto del National Climatic Data Center ha evidenziato che il 2006 è stato l'anno più caldo negli ultimi 112 anni. Desertificazione (soprattutto nel Mezzogiorno), inondazioni, caldo, incendi, riduzione della fertilità, carenza di acqua potabile, scomparsa o migrazione di alcune specie animali, vita breve per alcune piante.

Questi i danni calcolati per l'emergenza clima, senza considerare i miliardi che potrebbero essere spesi a fronte dell'effetto serra. C'è già chi corre ai ripari con sofisticate tecnologie o mezzi curiosi. Come in Svizzera dove per proteggere la neve dalle alte temperature estive si sono posti dei grossi teloni di plastica su oltre tremila metri quadrati del ghiacciaio di Gurschen.

C'e' chi lancia periodicamente l'allarme attraverso reportage e pubblicazione di studi condotti da esperti come Greenpeace, WWF, Legambiente. Ma il fenemeno dello scioglimento dei ghiacciai va avanti dalla seconda metà del XIX secolo. I climatologi infatti hanno notato, ad esempio, una contrazione di circa il 40% della superficie dei ghiacciai italiani con un arretramento di 1-2 km. I blocchi bianchi minori sono scomparsi mentre quelli più grossi si sono suddivisi in tanti più piccoli. La fase di ritiro delle Alpi si è accentuata soprattutto negli anni '40 e '50. Poi è seguita una fase intermedia di avanzamento fino ai primi anni '80.

E di nuovo è ricominciato il ritiro dei ghiacciai. Nonostante l'allarme che pone l'Italia (insieme alla Spagna) sullo scenario europeo come uno dei Paesi più minacciati dall'aumento delle temperature (dicembre 2006 è stato il più caldo da almeno 147 anni, secondo le rilevazioni meteorologiche dell'Osservatorio Geofisico dell'Università di Modena e Reggio Emilia) e quindi a rischio siccità, alcuni metereologi italiani frenano.

 "Il fatto che l'Unione europea continui a parlare di emergenza - ha spiegato il meteorologo Gaetano Brindisi in un'intervista in merito all'aumento delle medie climatiche registrate in Puglia e Basilicata - è un'esagerazione, soprattutto perché l'uomo cerca di adottare provvedimenti per ridurre i rischi legati al fenomeno della desertificazione''.

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