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La lettera di Olavo Fontes e il problema dei dischi volanti

04.12.2006
 
Pagine: 123
La lettera di Olavo Fontes e il problema dei dischi volanti

Attorno al 10 settembre 1957 un oggetto volante non identificato a forma di disco, viene visto precipitare ed esplodere nei pressi della città brasiliana di Ubatuba, da diversi testimoni. Pochi giorni dopo uno di questi, rimasto anonimo, scrive una lettera al giornale “O Globo”, raccontando ciò che aveva visto, e includendovi tre frammenti del misterioso oggetto, da lui raccolti sulla spiaggia.

Il giornalista brasiliano di “O Globo”, Ibrahim Sued a sua volta, interpella un giovane ma già noto ufologo dell'epoca, il dottor Olavo T. Fontes, medico stimato. Ha così inizio la saga dei frammenti di Ubatuba, fra analisi diversamente interpretate, frammenti andati "incredibilmente" persi o distrutti ed ingerenze ufficiali e militari [1].

Proprio a questo riguardo, Olavo Fontes avrebbe scritto una lettera assolutamente riservata e dal contenuto sensazionale, a due collaboratori americani: Coral e Jim Lorenzen, figure ormai storiche che hanno dato un grande contributo all'avvio della ricerca ufologica "privata" con la fondazione dell'APRO (Aerial Phenomena Research Organization) a partire dal 1952.

La lettera, scritta nel 1958 e pubblicata per la prima volta nel 1986 nel libro UFO Crash at Aztec di William S. Steinman e Wendelle C. Stevens, viene riportata anche nel libro Above Top Secret di Timothy Good e per quanto non si tratti di un documento rilasciato ufficialmente dall'archivio dell'APRO, - e dunque "trapelato" in via del tutto ufficiosa, in forma di microfilm - merita di essere seriamente presa in considerazione, considerata l'importanza delle informazioni in essa contenute.

Nella lettera, il medico riporta dettagliatamente, le informazioni rivelategli da due ufficiali dell'Intelligence della Marina, in visita non ufficiale, sul "problema dei dischi volanti". I due agenti, racconta Fontes, erano interessati, naturalmente, ai frammenti dell'oggetto schiantatosi ad Ubatuba, in suo possesso. Da principio, l'atteggiamento è quello "intimidatorio": "lei sa troppe cose che non è autorizzato a sapere" e ancora "le sue ricerche riguardo quei frammenti sono del tutto indesiderabili e potrebbero risultare pericolose per lei. Vorremmo consigliarla di interrompere tutte le sue indagini relative a quei frammenti. Chiediamo inoltre che tutti i campioni in suo possesso ci vengano consegnati il prima possibile…".

Fontes, che non è uno sprovveduto, non si lascia intimidire, e questi cambiano tattica, offrendo una sorta di scambio: l'ufologo sarebbe stato sulla giusta strada nella sua ricerca sugli UFO, ma non poteva conoscere il quadro completo della situazione. In cambio di un frammento, e del suo silenzio riguardo a quella visita ufficiosa, avrebbe conosciuto la verità sulla questione dei dischi volanti, o almeno gli sarebbero state rivelate le conoscenza militari e governative d'allora, in merito.

Se Fontes avesse reso pubblico quell'incontro e quelle rivelazioni, ne sarebbero seguiti una decisa smentita ufficiale e discredito verso la sua persona, che avrebbe perso ogni credibilità. Una tecnica molto sfruttata, a quanto pare, nell'ambito della ricerca "scomoda alle autorità".

Olavo Fontes muore nel 1968 di una forma particolarmente aggressiva di cancro, che gli lascia solo pochi mesi di vita. La sua fine prematura, nel bel mezzo delle sue ricerche e, si mormora, poco prima della pubblicazione di importanti risultati, ha portato alcuni a sospettare che la malattia sia stata provocata artificialmente per mantenere la segretezza su determinati argomenti. Mancano comunque prove o elementi a sostegno di questa tesi, e l'unica cosa certa fu la grave perdita, per la comunità ufologica, rappresentata dalla scomparsa di un ricercatore della sua competenza e del suo coraggio.

Di seguito un estratto della lettera, in cui vengono elencati i punti fondamentali del problema UFO, raccontati a Fontes.

1) Mi hanno detto che tutti i governi del mondo, e le autorità militari sanno che i dischi volanti esistono, e che non sono velivoli di questo mondo, e hanno le prove di entrambe le cose.

2) Sulla Terra si sono schiantati sei dischi volanti, e sono stati catturati e portati via dalle forze militari, e dagli scienziati dei paesi coinvolti - sotto le più rigide ed inflessibili misure di sicurezza, per mantenere la faccenda assolutamente segreta.
Uno dei velivoli si è schiantato nel deserto del Sahara, ma era troppo danneggiato per essere utilizzato in qualsiasi modo.
Altri tre si sono schiantati negli Stati Uniti, due dei quali in condizioni molto buone. Un quinto si è schiantato nelle Isole Britanniche, ed un sesto in Scandinavia, entrambi in buone condizioni.
Tutti questo 6 dischi erano piccoli, di 32, 72, o 99 piedi di diametro.

In tutto sono stati trovati corpi dell'equipaggio, alti 32 - 46 pollici, e in tutti i casi, morti. Esami dei corpi hanno mostrato che erano umanoidi, ma non della Terra.
In alcuni casi le cause degli schianti sono state determinate con certezza, ma in altri queste non erano evidenti.
Tutte le navi presentavano la forma generica di piatto, con la cabina in cima; Tutte erano assemblate con segmenti di metallo molto leggero, disposte in un intrico e fissati insieme attorno alla base.
Non vi erano segni di questo sulla superficie esterna della nave. Alcuni avevano degli oblò fatti con un tipo di vetro sconosciuto, e molti materiali sconosciuti sono stati trovati dentro la nave.

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