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Scienza

Il pianeta incandescente

02.12.2006
 
Il pianeta incandescente

Il famoso climatologo inglese James Lovelock ha dichiarato in questi giorni che a causa dei mutamenti ai quali la Terra e' attualmente soggetta esiste il rischio di un brusco aumento della temperatura sul nostro pianeta di 46 gradi fattore che determinerebbe l'inabitabilita' di una buona parte della superficie terrestre mettendo di conseguenza a repentaglio la vita di miliardi di persone.

Lovelock e' altresi' convinto del fatto che il nostro pianeta non sara' piu' in grado di sopportare l'attuale popolazione composta da sei miliardi di persone; secondo lo scienziato inglese infatti, l'umanita' verra' costretta a ridursi di molte volte. "Cio' non significa che siamo tutti condannati. Anche se morira' un quantitativo spaventoso di persone, la razza umana sopravvivera'. Tuttavia la Terra incandescente sara' in grado di sopportare non piu' di mezzo miliardo di persone", ha affermato Lovelock.

"Quasi tutti i sistemi a noi noti dispongono di una reazione positiva e ben presto le conseguenze di tutto cio' saranno decisamente peggiori di qualsiasi effetto provocato dagli scarichi industriali di gas carbonio ed altri simili fenomeni in tutto il mondo", ha aggiunto lo scienziato inglese.

Da parte loro gli scienziati in genere, ritengono che in caso di mantenimento dell'attuale livello di emissione nell'atmosfera di scarichi di gas carbonico e di altre sostanze nocive, la temperatura media sul nostro pianeta potra' aumentare di 3-4 gradi tra 40 anni e di 6-7 verso la fine del secolo, fattore questo di per se' gia' in grado di scatenare inondazioni, carestie e terribili uragani.

Gli scienziati di tutto il mondo ritengono altresi' che se gia' sin d'ora verranno prese rigide contromisure atte a limitare lo scarico di sotanze nocive nell'atmosfera, sara' possibile limitare l'aumento medio dell temperatura solamente di 2 gradi rispetto al periodo preindustriale e di conseguenza sia la Terra che l'umanita' verranno salvati.

Tuttavia James Lovelock non e' d'accordo con tale tesi, profondamente convinto del fatto che il futuro del nostro pianeta sia gia' segnato, dal momento che tutti i tentativi finora intrapresi dall'uomo nel limitare gli scarichi nocivi si sono praticamente conclusi con un nulla di fatto.

"Si tratta di una situazione paragonabile a quando vi cedono i reni e voi ricorrete ai reni artificiali.

Il famoso climatologo James Lovelock
Nessuno rinuncia a niente quando l'alternativa e' rappresentata dalla morte e per cio' che riguarda il problema in questione bisogna parlarne proprio in questa chiave, sebbene sia indispensabile sottolineare che tutto cio' che stiamo facendo non rappresenta altro che un rallentamento degli effetti del problema che comunque resta", sostiene Lovelock.

Nel corso di una lezione personalmente tenuta nell'istituto di ingegneria chimica di Londra, Lovelock ha raccontato che la Terra si e' trovata di fronte a tale problema come minimo gia' sette volte. "L'ultima volta avvenimenti analoghi a quelli che si stanno verificando sono avvenuti all'epoca del periodo glaciale, quando intere regioni paragonabili per superficie all'attuale Africa sono sprofondate sott'acqua. Ed in un futuro non troppo lontano potremmo trovarci in una situazione del genere", ritiene Lovelock.

Nonostante tutto il climatologo inglese ritiene che l'umanita' avra' la possibilita' di non estinguersi completamente, dal momento che sul nostro pianeta rimmarranno i cosiddetti "rifugi", che non saranno pochi. "Ad esempio, 55 milioni di anni fa la vita sulla Terra "si e' trasferita" nei pressi dell'Artico per poi, una volta normalizzatisi i processi climatici, riprendere il suo corso in maniera normale. A giudicare dall'attuale situazione venutasi a creare, all'umanita' presto tocchera' vivere sulla propria pelle un'esperienza del genere", ha dichiarato Lovelock.

Lo scienziato inglese ha altresi' affermato che gli Stati Uniti, i quali non hanno firmato il protocollo di Kyoto, ritengono invano di poter risolvere tecnicamente il problema in questione. Nel frattempo la Cina, dove settimanalmente viene costruita una nuova stazione carbonifera e l'India non sono soggette a controlli e se entrambi questi Paesi non si decideranno a frenare lo sviluppo che comporta gli scarichi di gas carbonifero nell'atmosfera, allora avra' luogo una vera e propria catastrofe naturale che ridurra' miliardi di persone a vivere in condizioni di assoluta poverta'.

Nel frattempo "se i mutamenti climatici continueranno ai ritmi attuali, ad esempio la Cina gia' nel periodo che va dal 2050 al 2070 non si rivelera' piu' in grado di sfamare la propria popolazione. Allora la stragrande maggioranza dei cinesi si vedra' costretta a trasferirsi in zone piu' abitabili, come ad esempio la Siberia, dove non fara' cosi' caldo, ed i territori siberiani finora poco sfruttati saranno soggetti ad una nuova assimilazione", sostiene Lovelock.

Ricordiamo che negli anni '60, James Lovelock scandalizzo' gli scienziati-climatologi con la propria teoria relativa al pianeta vivo. Nella rivoluzionaria "teoria di Gaia", cosi' denominata in onore all'antica dea egiziana della Terra, si afferma che la Terra funziona come un unico organismo autosufficente, cioe' quando qualche fattore avverso inizia la propria attivita' sul pianeta, la Terra stessa cerca di neutralizzarne gli effetti. E tale teoria sino ai giorni nostri e' stata ampiamente diffusa.

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