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Il Grande Balzo del Partito comunista russo

08.03.2006
 
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Allora la dirigenza del DPNI decise di sostenere il meeting a livello nazionale contro la riformacomunale con lo slogan: "Svegliati russo! La primavera e' gia' arrivata!".

Per i comunisti si fa sempre piu' difficile organizzare meeting
Il DPNI invito' tutti, "indipendentemente dalle convinzioni politiche, a partecipare al meeting del 4 marzo e festeggiare il Carnevale protestando contro la sfacciata politica portata avanti in Russia dalle forze antinazionalistiche".

Di conseguenza, sotto lo sventolio delle bandiere del DPNI, in piazza Kaluzhkaja si sono radunate poco meno di mille persone. A dire il vero, o per una questione di rispetto nei confronti dei padroni del meeting o per qualche altra ragione, gli attivisti del movimento si tenevano in parte, su di un lato della piazza, senza rimpolpare le prime file. Pero' sulla tribuna venne invitato il leader del DNPI Aleksandr Belov, che la dirigenza comunista chissa' per quale ragione ha introdotto come "rappresentante della gioventu' internazionalistica".

Il discorso di Belov ha suscitato una grossa impressione nei confronti dei radunati. "Se non ci fosse Belov non si parlerebbe nemmeno dell'immigrazione clandestina" - ricorda uno dei simpatizzanti nazisti presente al meeting. - Si puo' parteggiare per il DPNI in qualcosa o non parteggiare affatto, ma al meeting Belov e' stato di una spanna superiore a tutti gli altri oratori, li ha semplicemente "fatti fuori". Parlava in modo stringato, a voce alta, in modo concreto e, cosa piu' importante, comunicava con la gente...".

Per una questione di correttezza, va detto che gli umori della piazza non e' che fossero univoci. Ad esempio, gli attivisti del "Fronte di sinistra" hanno accompagnato l'esibizione del combattente contro l'immigrazione clandestina scandendo gli slogan "Il fascismo non passera'!", e "Andatevene!" "Successivamente alle nostre delucidazioni, - scrive nel suo Internet-diario un rappresentante del "Fronte di sinistra", - i pensionati si sono messi a stracciare i volantini del DPNI e a buttarli in cassettine appositamente preparate. Sebbene va notato che c'erano anche quelli che, nonostante fossero antifascisti, ammettevano in fin dei conti che "i negri e gli ebrei vanno cacciati dalla Russia". Con questi ci aspetta ancora una lunga opera di delucidazione..."

Tuttavia i combattenti del "Fronte di sinistra", con i loro atteggiamenti favorevoli nei confronti dei nuovi alleati del DPNI, al meeting si sono ritrovati in chiara inferiorita' numerica, 400 contro piu' di 800. E per cio' che riguarda i volantini stracciati dai pensionati dopo "l'opera di delucidazione", qui hanno un attimo esagerato, dal momento che secondo neutrali partecipanti al meeting, "nonnine e nonnini" si mettevano in tasca i volantini dopo averli ripiegati accuratamente, sostenendo che e' una bella cosa vedere giovani che si danno tanato da fare.

Il fatto che gli slogan del DPNI siano stati favorevolmente accolti al meeting organizzato dal KPRF, la dice lunga innanzitutto sulla trasformazione qualitativa che sta attraversando il partito comunista. Per lungo tempo si e' avuta l'impressione che i comunisti fuoriuscissero dal comunismo di tipo ortodosso per passare ad un piu' rispettabile tipo di comunismo social-democratico di stampo prettamente europeo.

All'atto pratico, come e' divenuto lampante dopo gli avvenimenti del 23 febbraio e 4 marzo, il KPRF ha compiuto il Grande Balzo, superando in un colpo solo l'intero centro moderato per ritrovarsi all'estremita' di destra del quadro politico russo. Partendo da un ragionamento logico, Ivanov-Suharievskij e Aleksandr Belov rappresentano figure ancor piu' estranee al movimento comunista dei democratici del partito "Jabloko", i quali con alcune riserve possono essere aggregati al blocco social-democratico.

Il problema e' che i democratici sono in grado di far scendere in piazza alcune decine di studenti, mentre i leader del NNP e del DPNI alcune centinaia se non migliaia di combattenti disciplinati.

Inoltre va considerato che gli slogan di stampo nazionalistico, in forza di un'intera serie di cause obiettive, sono effettivamente molto popolari nelle grandi citta' russe. Non si puo' dire che la base elettorale del KPRF rappresenti l'ambiente ideale per la crescita di umori sciovinisti. Emblematica la reazione di alcuni anziani comunisti al discorso di Belov: su testimonianza di un giornalista del quotidiano "Kommersant", essi "hanno rivisto le loro posizioni" dicendo: "Che c'entra qui la Russia? Di che nazione state parlando? Figlioli, siamo in Unione Sovietica!"

I principi dell'internazionalismo comunista, sui quali era stata educata la vecchia generazione, rinnegano l'ideologia nazionalista dei movimenti di estrema destra. Tuttavia gli stessi capi del KPRF, a giudicare dalla situazione, sono pronti a "rivedere i principi" in nome del raggiungimento di interessi politici a breve scadenza. Li si puo' capire - senza alleati forti, giovani ed energici, il partito comunista rischia di trasformarsi definitivamente in un "club dei settantenni". Ma anche questa lugubre prospettiva fa fatica a giustificare lo spostamento vertiginoso del KPRF all'estrema destra del panorama politico russo.

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